• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Deficit-Pil e altre disavventure

Deficit-Pil e altre disavventure

24 Aprile 2026 Paolo Barbieri  549

“Basta austerità: le politiche imposte dall’Unione europea sono state un fallimento in Italia e in Europa. Ci vuole subito un imponente piano nazionale ed europeo di investimenti pubblici in infrastrutture, trasporti, rete digitale, edilizia scolastica e messa in sicurezza del territorio. Facciamo ripartire la nostra Nazione, soprattutto il Sud Italia, e contestualmente la nostra economia”: questa dichiarazione così bellicosa nei confronti di Bruxelles, diffusa via social network, è di Giorgia Meloni. Risale però a qualche anno fa, per la precisione al 10 maggio del 2019, a due settimane dalle elezioni europee, in cui il suo partito raccolse il 6,44% dei voti. “Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha approvato il Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026. Il documento è principalmente incentrato sulla rendicontazione dei progressi compiuti nel corso del 2025 nell’attuazione del Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029, in ottemperanza alla normativa eurounitaria che prevede l’invio alla Commissione europea di una Relazione annuale sui progressi compiuti (Annual Progress Report)”. Questo secondo testo è assai più recente, del 22 aprile 2026: è la nota ufficiale di palazzo Chigi, diffusa al termine del Consiglio dei ministri. Difficile non notare la differenza di toni, linguaggio e obiettivi del governo Meloni rispetto a quello che l’attuale presidente del Consiglio adottava da leader di un partito di opposizione.

La notizia della settimana è il mancato raggiungimento dell’obiettivo dichiarato dal governo (e inserito negli obiettivi concordati con l’Unione europea attraverso la gabbia del Patto di stabilità, le cui conseguenze anticipammo a suo tempo qui) del rientro del rapporto deficit-Pil sotto il 3%, con conseguente uscita anticipata dell’Italia dalla procedura di infrazione e apertura di spazio fiscale per gli investimenti, riservato però agli obiettivi di riarmo da scomputare dai calcoli sul deficit. Siamo al 3,1% per il 2025, le previsioni per il 2026 e 2027 sono state ritoccate rispettivamente al 2,9 e 2,8; con il non piccolo inconveniente che l’anno che verrà è anche quello delle elezioni. Arrivarci con un’altra legge di bilancio strozzata come l’ultima (qui un riassunto della situazione che risale a qualche mese fa) potrebbe non giovare ai partiti del destra-centro, che già devono scontare un po’ di nervosismo post-referendario, alcune imbarazzanti disavventure giudiziarie di esponenti di spicco, e un certo scollamento dagli umori del Paese, soprattutto dall’elettorato giovanile per l’allineamento ferreo agli ardori genocidi di qualche alleato.

L’allarme risuona ad alto volume nelle stanze governative, al punto che Giorgetti, nel rilanciare la sua speranza di una sospensione delle regole del Patto, o almeno di un loro provvisorio allentamento, si è descritto come il “medico di un ospedale da campo”, travolto dal continuo afflusso di feriti di guerra, che nel suo caso sono i dati economici e della finanza pubblica. E si è spinto apertamente a ipotizzare il ricorso a un’iniziativa solitaria, come lo scostamento di bilancio da adottare, se l’Unione non si mostra sensibile alle richieste di Roma. Insomma, mentre dalla Commissione europea e dalla Bce rimbalzano bizzarre tesi rigoriste, che negano la gravità della crisi continentale, dai dati Eurostat emerge come irrimediabilmente persa, per Giorgia Meloni, la scommessa della “presentabilità”, dell’obbedienza ai vecchi riti dell’austerità. Le ha aperto le porte di Bruxelles, l’ha legittimata con le principali capitali europee, le ha consentito di tenere in vita almeno la retorica antiecologista contro il Green Deal continentale e, insieme con la disciplina atlantica, le ha regalato una visibilità internazionale che da underdog, come si definiva, forse nemmeno lei stessa preventivava.

Ma il fatto che, dopo quasi quattro anni di governo, l’unica strategia comunicativa del destra-centro sembra essere quella di dare la colpa al superbonus edilizio voluto dal governo Conte 2, ma gestito anche dai governi successivi (e che portò il rapporto debito-Pil, cosa diversa da deficit-Pil, a un clamoroso miglioramento, dal 154,9% del 2020 al 137,3 del 2023), la dice lunga sull’affanno di Meloni e soci. E minaccia di produrre una campagna elettorale lunga almeno un anno di rara povertà nei contenuti politici. Alla fine, la domanda che resta centrale, per chi osserva la traiettoria stentata di questa legislatura, è questa: va bene il superbonus, le guerre, lo stretto di Hormuz… ma i 209 miliardi del Pnrr che fine hanno fatto (qui un’analisi)? Com’è possibile che questo stock enorme di contributi e prestiti europei per gli investimenti non abbia protetto il nostro Paese da una delle crisi economiche peggiori dell’intera Unione? Alle elezioni, che si svolgano nella primavera del 2027 o alla naturale scadenza quinquennale nell’autunno del prossimo anno, l’ardua sentenza.

543
Archiviato inEditoriale
Tagsdeficit-Pil 2026 governo meloni Paolo Barbieri Pnrr superbonus Unione europea

Articolo precedente

La sorte degli ex mercati generali di Ostiense

Articolo successivo

Guerra interna al Grande Oriente d’Italia

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Conte apre al centro, per fare cosa?

Electrolux, affari loro

L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale

Legge elettorale o legge di distrazione di massa?

Dello stesso autore

Conte apre al centro, per fare cosa?

Legge elettorale o legge di distrazione di massa?

Se Israele divide l’opposizione

Legge elettorale, verso un nuovo “porcellum”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ridiventeremo filocinesi?
Rino Genovese    15 Maggio 2026
Legge elettorale o legge di distrazione di massa?
Paolo Barbieri    13 Maggio 2026
Disfatta laburista o fine di un sistema politico?
Agostino Petrillo    11 Maggio 2026
Ultimi articoli
In Spagna la nuova sinistra andalusa
Vittorio Bonanni    20 Maggio 2026
Il Brasile di Lula e quello di Bolsonaro figlio
Claudio Madricardo    19 Maggio 2026
Conte apre al centro, per fare cosa?
Paolo Barbieri    18 Maggio 2026
L’Armenia alla ricerca di un’identità nella politica internazionale
Vittorio Bonanni    14 Maggio 2026
Quando il teatro è veramente politico
Katia Ippaso    14 Maggio 2026
Ultime opinioni
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Ultime analisi
Trentin e Ingrao: l’insospettabile attualità di due “sconfitti”
Paolo Andruccioli    11 Maggio 2026
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA