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Israele perde a Lubiana

In Slovenia le elezioni sono state vinte dal liberale Robert Golob, malgrado le interferenze di Tel Aviv a favore dell’estrema destra

24 Marzo 2026 Vittorio Bonanni  549

L’incubo sionista, che ha agitato i sonni della politica slovena, si è dissolto. Nelle elezioni di domenica 22 marzo, ha vinto il partito liberale uscente (Movimento per la libertà – in sigla Gs) di Robert Golob contro il leader dell’opposizione, il trumpiano Janez Janša (già premier dal 2004 al 2008, dal 2012 al 2013 e dal 2020 al 2022), apparso favorito in un primo momento, a capo del Partito democratico sloveno (Sds). Avrebbero ottenuto, rispettivamente, tra il 28,5% e il 29,9%, e tra il 27,5% e il 28,1% dei consensi. Un distacco minimo, che obbligherà il vincitore a costruire una coalizione con i partiti minori, in un parlamento composto da novanta deputati. Tra questi, i socialdemocratici e la sinistra radicale. Un’alleanza tuttavia insufficiente, oltre che fragile per le differenti posizioni delle forze in campo, al fine di raggiungere la soglia decisiva dei quarantasei voti. Servirà perciò il supporto del Movimento Verità, guidato dal populista Zoran Stevanovič.

I più si chiederanno che cosa c’entri Israele nelle vicende politiche di una piccola repubblica dell’Unione europea, il cui ruolo non appare certo centrale nel complesso scenario geopolitico. Ma per il governo criminale di Tel Aviv, presieduto da Benjanim Netanyahu, tutto fa brodo, soprattutto se il governo sloveno uscente si è caratterizzato per una politica solidale nei confronti dei palestinesi, con il riconoscimento dello Stato di Palestina e con il blocco della vendita di armi allo Stato ebraico; mentre al contrario Janša, quando era al governo, aveva esposto la bandiera israeliana all’ingresso del palazzo del governo.

Non è stato difficile, per uno degli Stati militarmente più potenti al mondo, intrufolarsi nella politica di un piccolo Stato (già parte, fino al 1991, della ex Repubblica federale di Jugoslavia). Così il governo di Lubiana e le locali associazioni democratiche per i diritti umani sono finiti nel mirino della società di spionaggio israeliana Black Cube, i cui inviati avrebbero avuto dei contatti con esponenti dell’opposizione di destra. A dimostrarlo, alcuni video registrati clandestinamente, che mostrano lobbisti e dirigenti vicini al governo israeliano dare istruzioni su come condizionare l’opinione pubblica slovena, favorendo inoltre la ricerca di interlocutori nella gestione degli appalti pubblici, dimostrando un’incredibile capacità di penetrazione all’interno del piccolo Paese.

“Black Cube – dice Emanuel Pietrobon, collaboratore di alcuni think tanks, come InsideOver, Vision&Global Trends e dell’Osservatorio Globalizzazione, oltre che della Commissione europea – è un’abbreviazione di Black Cube Strategy Ltd, una compagnia di intelligence privata la cui sede centrale si trova a Tel Aviv, con degli uffici a Londra e Madrid. Costituita nel 2010, dagli ex agenti segreti israeliani Dan Zorella e Avi Yanus, l’agenzia è composta da spie formate nel Mossad e nello Shin Bet, ed è specializzata nella conduzione di indagini su casi di corruzione, riciclaggio di denaro sporco e crimini dei colletti bianchi. Il Cubo nero nasce con un obiettivo: rivoluzionare il modo di fare intelligence, mettendo i cervelli più dotati del pianeta al servizio di tutti quei privati che sono in grado di pagarne i servizi”.

L’operato di questa agenzia non è dunque certo tra i più specchiati. Nel 2017, difese il potente ex produttore cinematografico, Harvey Weinstein, screditando alcune donne che lo avevano denunciato per violenza sessuale: il che però non impedì la condanna dell’uomo. L’anno successivo, la stessa agenzia fu accusata di avere realizzato dei video falsi contro delle Ong ungheresi. E ancora, nel 2022, in Romania furono condannati per avere cercato di intimidire dei magistrati. Nello stesso anno, costruirono una “macchina del fango” contro giornalisti e attivisti ungheresi prima delle elezioni.

Tornando alla Slovenia, il Cubo nero aveva realizzato dei video che mostravano quattro collaboratori del primo ministro mentre conversavano con imprenditori stranieri in merito ad alcuni investimenti con modalità illegali: video che poi si sono poi rivelati falsi. Penetrare all’interno di un mondo come quello sloveno, non attrezzato per respingere interferenze, non è stata un’impresa difficile. E tuttavia l’obiettivo di far vincere l’esponente politico trumpiano non è stato raggiunto, così come sono fallite le altre azioni criminali di cui abbiamo detto. Il leader dell’opposizione slovena, naturalmente, ha respinto ogni addebito, negando contatti con il Cubo nero, ma ha anche apprezzato il lavoro svolto da questi mestatori, perché avrebbe dimostrato gli illeciti – rivelatisi in realtà inesistenti – messi in atto dall’attuale esecutivo. La vittoria, sia pure di misura, di Golob – che ha comunque pagato, in termini di consenso, l’emergere di alcuni scandali, oltre che una crescita economica ferma all’uno per cento – è importante: evita infatti alla Slovenia (con una popolazione di 2,1 milioni di abitanti su poco più di ventimila km²) di entrare nella compagnia degli altri Paesi europei governati da uomini di estrema destra, come l’Ungheria di Viktor Orbán, che però al voto del prossimo 12 aprile appare sfavorito (vedi qui), la Repubblica ceca di Andrej Babiš e la Slovacchia di Robert Fico.

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