• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Addio al diritto: l’Italia, la Libia, il caso Almasri

Addio al diritto: l’Italia, la Libia, il caso Almasri

La liberazione del comandante libico, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, è uno schiaffo alla Corte penale internazionale e un modo per sottrarre il nostro Paese alle sue responsabilità

24 Gennaio 2025 Luciano Ardesi  1584

Il comandante della polizia giudiziaria libica, Njeem Osama Almasry, detto Almasri, il 19 gennaio è stato arrestato a Torino, su mandato di arresto della Corte penale internazionale, poi in tutta fretta liberato sulla base di un mancato atto da parte del ministro della Giustizia, messo su un volo di Stato e riportato a Tripoli, dove il suo arrivo è stato calorosamente festeggiato. Poiché era entrato legalmente in Italia, non fa parte degli espulsi e – speriamo – non alimenterà le statistiche dei rimpatri (per la gloria del ministro dell’Interno e del suo invidioso fan, Salvini). Ma le domande si susseguono insistenti. Perché un cittadino libico, prima arrestato, è stato rimpatriato con un volo di Stato? Perché la procedura prevista per l’esecuzione di un ordine di arresto da parte della Corte penale internazionale non è stata seguita correttamente?

Il trattamento speciale è da mettere in relazione agli accordi tra l’Italia e la Libia in tema di migrazioni, per i quali il nostro Paese fornisce finanziamenti alla guardia costiera libica al fine di respingere i tentativi di chi vuole raggiungere le coste italiane. A ciò si aggiungono gli interessi economici, come gli impianti Eni nel sud della Libia, e il piano Mattei. La conclusione ovvia è che la giustizia italiana, per quello che riguarda gli adempimenti del governo, è al servizio di interessi particolari che, in quanto tali, nazionali non possono certo dirsi: infatti la violazione dei diritti fondamentali provoca le migrazioni, non le ferma. La salvaguardia dei diritti non è una guida per la politica estera del governo. Che così si sottrae agli obblighi derivanti dall’avere l’Italia sottoscritto lo Statuto della Corte penale internazionale che, ironia della sorte, proprio a Roma venne istituita nel 1998. Il mandato di arresto della Corte nei confronti di Almasri è accuratamente motivato, e non equivale a una condanna: Almasri avrebbe avuto diritto a un processo equo, con il rispetto di tutte le prerogative della difesa.

Nel caso Almasri abbiamo assistito, del resto, solo all’ultimo dei colpi che l’attuale governo sta dando al diritto, inteso come regolatore della vita di un Paese civile, e trasformato piuttosto nello strumento di legittimazione di un potere che si presume basato su una delega come investitura assoluta, in virtù della volontà del popolo o di Dio (il primo Trump docet, il secondo conferma e raddoppia). Tendono a scomparire così il diritto all’informazione, il diritto al dissenso e alle sue manifestazioni, il diritto alla salute, il diritto a un’educazione che non sia indottrinamento, e in generale tutte le libertà fondamentali per chi non è miliardario.

Ma chi è Almasri? È dal 2021 direttore di riforma e riabilitazione (sic!) della polizia giudiziaria di Tripoli; in questa posizione supervisiona alcune carceri, tra cui quella tristemente famosa di Mitiga a Tripoli. La Corte penale internazionale ha emesso il mandato d’arresto il 18 gennaio, definendolo come “responsabile delle carceri di Tripoli, dove migliaia di persone sono state detenute per lunghi periodi, sospettato di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, violenze sessuali, che sarebbero state commesse in Libia a partire da febbraio 2015”.

L’istanza della Corte, che ha esaminato il suo caso, “ha concluso che i crimini menzionati nel mandato d’arresto sarebbero stati commessi dal signor Njeem personalmente, su suo ordine, o con il suo aiuto, da membri delle Forze speciali di deterrenza, note anche come Rada. I crimini sono stati commessi nella prigione di Mitiga contro persone detenute per motivi religiosi (perché cristiani o atei), per le loro presunte violazioni dell’ideologia religiosa dei Rada (per esempio, perché sospettate di ‘comportamento immorale’ e omosessualità), per il loro presunto sostegno o affiliazione ad altri gruppi armati, a fini coercitivi, o una combinazione di entrambi”. Il 18 gennaio la cancelleria della Corte “ha presentato una richiesta di arresto dell’indagato a sei Stati parti, tra cui la Repubblica italiana. La richiesta della Corte è stata trasmessa attraverso i canali designati da ciascuno Stato ed è stata preceduta da una consultazione e un coordinamento preliminari con ogni Stato per garantire l’adeguata ricezione della richiesta della Corte. La Corte ha anche trasmesso informazioni in tempo reale che indicano la posizione e i possibili spostamenti dell’indagato nello spazio Schengen europeo. Allo stesso tempo, come previsto dallo Statuto, la Corte ha chiesto a Interpol di pubblicare un avviso rosso”.

Insomma, non si tratta di una richiesta di arresto improvvisata, immotivata e all’insaputa delle autorità italiane competenti. Chi ha omesso di fare cosa? Chi ha voluto il rilascio del presunto criminale?

Dopo il rimpatrio di Almasri, la Corte ha precisato: “Su richiesta delle autorità italiane e per rispetto nei loro confronti, la Corte si è deliberatamente astenuta dal commentare pubblicamente l’arresto dell’indagato. Nel contempo, la Corte ha continuato a impegnarsi con le autorità italiane per garantire l’effettiva attuazione di tutte le misure richieste dallo Statuto di Roma per dare esecuzione alla richiesta della Corte. In tale contesto, la cancelleria ha anche ricordato alle autorità italiane che, qualora si riscontrassero problemi tali da ostacolare o impedire l’esecuzione della sua richiesta di cooperazione, esse dovrebbero consultare senza indugio la Corte al fine di risolvere la questione. Il 21 gennaio 2025, senza preavviso né consultazione preliminare con la Corte, il signor Osama Elmasry Njeem sarebbe stato rilasciato e ricondotto in Libia. La Corte cerca di ottenere, e non ha ancora ottenuto, una verifica da parte delle autorità sulle misure che sarebbero state adottate. La Corte ricorda il dovere di tutti gli Stati parti di cooperare pienamente con essa nelle sue indagini e nel perseguimento dei crimini”.

È evidente che, da parte del ministero della Giustizia, non c’è stata la collaborazione richiesta. La verifica ci sarà mai? Quale coniglio dal cappello si tirerà fuori per l’occasione? Sicuramente uno ben addestrato ad arrampicarsi sugli specchi. La situazione in Libia è sotto inchiesta della Corte penale internazionale, fin dal marzo 2011, su invito del Consiglio di sicurezza dell’Onu, al momento della violenta repressione scatenata da Gheddafi contro la rivolta popolare. Oltre a quello nei confronti di Almasri, la Corte aveva già spiccato sette mandati di arresto, tutti in attesa di esecuzione.

1.599
Archiviato inArticoli
TagsAlmasri corte penale internazionale Italia Libia Luciano Ardesi

Articolo precedente

Trump e l’America latina

Articolo successivo

In Iran una repressione senza fine

Luciano Ardesi

Articoli correlati

Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi

I super-ricchi distruggono la democrazia

Primavere sì, ma non chiamatele arabe

Somalia: i giochi pericolosi di Trump e Netanyahu

Dello stesso autore

Primavere sì, ma non chiamatele arabe

Somalia: i giochi pericolosi di Trump e Netanyahu

In Tunisia si chiudono gli spazi di libertà

Sudan, un orrore che viene da lontano

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA