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Mangione e l’elogio dell’anti-sistema

Il suo gesto estremo è una denuncia della sanità statunitense, basata sulle assicurazioni private. La mancanza di una sinistra capace di individuare una vera strategia di cambiamento

13 Dicembre 2024 Marianna Gatta  1229

Negli ultimi giorni il sorriso di un ragazzo incappucciato è rimbalzato sulla rete, passando, a seconda delle interpretazioni, dal ghigno di un presunto assassino al sorriso fiero di un idolo delle folle. Da quando, la mattina del 4 dicembre, Luigi Nicholas Mangione, 26 anni, ha ucciso – fino a prova contraria – il ceo di United Healthcare, Brian Thompson, magnate di una delle più importanti aziende assicurative statunitensi, sono molte le persone che ne hanno elogiato il gesto. Meme, video, illustrazioni che celebrano il giovane italoamericano hanno iniziato a fioccare sui social media, trasformando l’omicidio in un fenomeno culturale e politico che solleva questioni profonde, proprie della società americana, e non solo.

Richiamando gli stessi termini usati dalle compagnie assicurative, i bossoli ritrovati sulla scena del crimine riportavano le parole: deny, delay, depose (“negare”, “ritardare”, “deporre”). Il giurista Jay Feinman, nel libro del 2010, Delay, Deny, Defend: Why Insurance Companies Don’t Pay Claims and What you Can Do About it, denunciava una strategia comune alle aziende statunitensi: ritardare i risarcimenti, negare le richieste e difendersi in tribunale per evitare i pagamenti. Il gesto del giovane italoamericano, violento ed estremo, riporta quindi l’attenzione sul sistema sanitario statunitense. Come sappiamo, i cittadini devono ricorrere all’acquisto di assicurazioni sanitarie per potersi permettere l’accesso alle cure, a ogni livello. In media, un viaggio in ambulanza costa duemila dollari, una visita al pronto soccorso circa millequattrocento e una prescrizione tra i sessanta e i settanta.

I prezzi elevati delle assicurazioni le rendono inaccessibili alle fasce di reddito più basse: ogni anno muoiono 45.000 persone a causa della mancanza di un’assicurazione sanitaria. “Un promemoria” – scrive Mangione nei fogli ritrovati tra i suoi effetti personali –, “gli Stati Uniti hanno il sistema sanitario più costoso al mondo, ma siamo circa al 42° posto per aspettativa di vita”. Anche la diffusione del fentanyl, e degli altri farmaci a base di oppioidi, è dovuta in parte alla ricerca di una soluzione a basso costo di fronte al dolore.

In un sistema che fa del corpo e della salute una questione di classe, uniformandoli agli altri beni di consumo, più di ventotto milioni di americani non possono permettersi un’assicurazione, contraendo debiti che possono concludersi col pignoramento dello stipendio o l’ipoteca sui beni. Le compagnie come United Healthcare, che domina il settore con un tasso di diniego di richieste del 32%, sono percepite come simboli di una disuguaglianza crescente. Secondo i dati della Federal Reserve, il divario tra ricchi e poveri è aumentato drasticamente negli ultimi decenni. Oggi, l’1% più ricco della popolazione detiene il 31,4% della ricchezza totale del Paese, mentre il 50% più povero possiede solo il 2,6%. Questa concentrazione del benessere in poche mani alimenta un senso di rabbia tra coloro che si sentono esclusi da un capitalismo sempre più ingiusto. 

Alla notorietà di Mangione ha contribuito anche la pubblicazione di una sorta di manifesto, trovato tra i suoi effetti personali. Frasi come “continuano a sfruttare il nostro Paese per enormi profitti” e “francamente, questi parassiti lo meritavano” rappresentano una critica condivisa da una parte della società statunitense. Il testo colpisce anche per la sua intimità: nelle due pagine, infatti, è contenuta un’invettiva contro le compagnie assicurative nella forma di uno sfogo personale, che lascia intravedere un’umanità di fondo. Al contrario di molte lettere lasciate da assassini, la sua inizia con “Mi scuso per qualsiasi sofferenza o trauma causato”. Non si presenta semplicemente come una dichiarazione di guerra contro il sistema, ma anche come una disperata richiesta di giustizia da parte di qualcuno che si sente tradito da chi avrebbe dovuto proteggerlo.

Mangione soffre di dolori cronici alla schiena, per i quali è già stato operato: lo dimostra la radiografia, usata come immagine di copertina sul suo profilo X e, secondo alcuni ex coinquilini, i problemi di salute lo facevano sentire precario, sia dal punto di vista fisico sia da quello psicologico. Le sue parole hanno generato empatia diffusa, soprattutto nelle persone toccate in prima persona dalle politiche brutali della sanità statunitense.

Detto ciò, osannare un presunto assassino dimostra la carenza di senso della realtà che permea la società contemporanea. A Manhattan, sono stati affissi inquietanti poster in stile wanted, con i volti di dirigenti delle mutue private, in cui quello di Thompson risulta già “spuntato”. Il 7 dicembre, si è addirittura svolta una gara di sosia – a Washington Square Park, a New York – dopo la quale il vincitore ha spiegato che appoggia Mangione perché è importante far capire all’opinione pubblica l’iniquità del sistema sanitario statunitense.

Nonostante sia radicato il sentimento di sfiducia verso le istituzioni e i meccanismi del potere, la furia omicida è una risposta non solo condannabile ma anche controproducente, capace di oscurare interi movimenti. La violenza fine a se stessa, che sfocia nella morte di una persona, di fatto non ha un impatto concreto sul sistema, e non può certo essere assunta a modello. Dovrebbero preoccupare diversi aspetti di questa vicenda: per esempio la facilità con cui un individuo può assemblare in casa un’arma letale, come quella usata da Mangione. Prive di numero di serie, le cosiddette “pistole fantasma” sono realizzate con stampanti 3D, e stanno diventando una realtà sempre più inquietante, non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Nel 2021 a Tenerife, nelle Canarie, è stato smantellato un intero laboratorio che ne produceva in serie.

Inoltre, si rischia di glorificare personaggi dal profilo instabile e controverso. I social media restituiscono di Mangione un quadro ideologico frammentato, confuso. Le sue dichiarazioni contro il capitalismo e le compagnie assicurative lo avvicinano a discorsi di giustizia sociale; ma il giovane seguiva figure pubbliche di estrema destra, come Tucker Carlson e Jordan Peterson; condivideva i discorsi del magnate reazionario Peter Thiel, e aveva recensito positivamente il manifesto di Ted Kaczynski, meglio conosciuto come Unabomber, il killer che aveva terrorizzato gli Stati Uniti con i suoi pacchi esplosivi. Questa combinazione di influenze rende difficile incasellarlo in un’unica categoria politica; suggerisce piuttosto una confusione che riflette il clima di polarizzazione e disorientamento in cui molti vivono oggi. Non pochi giovani, frustrati dall’estrema invadenza del mercato e dalla mancanza di punti di riferimento, si trovano a cercare risposte in una miscela confusa di idee radicali, sia di destra sia di sinistra.

Infine, l’appoggio a gesti del genere da parte di un numero non piccolo di persone dimostra anche un grande isolamento sociale. Nel contesto dei social network, dove l’anonimato e la polarizzazione politica creano un fertile terreno per l’esaltazione della violenza, spesso le figure anti-sistema vengono identificate come nuovi idoli, e neanche l’efferatezza del crimine spegne l’entusiasmo nei loro confronti. Un fenomeno che non riflette solo una fascinazione morbosa, ma anche una disperata ricerca di soluzioni in una società che non sembra più in grado di offrirne.

Per quanto si possa idealizzare l’estremo gesto di denuncia contro un miliardario che lucra sulla pelle delle persone, non è il singolo ma il sistema a dover essere bersaglio delle critiche e oggetto delle strategie di cambiamento. La mancanza di una sinistra capace di incanalare queste energie verso qualcosa di costruttivo apre un vuoto colmato da una miscela pericolosa, alimentando solo il risentimento.

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