• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Stupro: “no” è “no”, ma non dappertutto in Europa

Stupro: “no” è “no”, ma non dappertutto in Europa

Una dozzina di Stati tra i Ventisette, tra cui la Francia e la Germania, si sono opposti alla definizione comune del reato come costrizione, non necessariamente violenta, a un atto sessuale

9 Febbraio 2024 Lorenzo Consoli  1147

I negoziatori del parlamento europeo, della Commissione europea e del Consiglio dell’Unione hanno raggiunto un accordo “storico”, il 6 febbraio a Strasburgo, dopo cinque round negoziali, a partire dal luglio scorso, sul testo della prima direttiva Ue sulla lotta alla violenza di genere. Ma l’accordo rappresenta anche una delusione storica, perché una dozzina di Stati membri (tra cui Francia, Germania, Olanda, Austria e Ungheria) si sono opposti alla definizione comune europea del reato di stupro come costrizione, non necessariamente violenta, a un atto sessuale non consensuale.   

La direttiva, proposta dalla Commissione simbolicamente nella giornata internazionale delle donne, l’8 marzo 2022, mira a prevenire e punire la violenza di genere, armonizzando con norme minime o misure coordinate sia le definizioni e le pene irrogabili per determinati reati, sia i diritti, la protezione e l’assistenza alle vittime in relazione ai procedimenti penali. E questo al fine di garantire, in tutti gli Stati membri, l’applicazione della Convenzione di Istanbul, ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, dell’11 maggio 2011.

A parte la questione spinosa della definizione di stupro, l’accordo ha mantenuto le disposizioni proposte dalla Commissione e sostenute dal parlamento europeo riguardo alla criminalizzazione, a livello di tutta l’Unione, di alcune forme di violenza di genere e a un migliore accesso alla giustizia, alla prevenzione e alla protezione delle vittime. La direttiva includerà un elenco più lungo di circostanze aggravanti per i reati, tra cui i crimini contro una figura pubblica, un giornalista o un difensore dei diritti umani, comportamenti intesi a punire le vittime per il loro orientamento sessuale, il sesso, il colore della pelle, la religione, l’origine sociale o le convinzioni politiche. 

Significativamente, verrà punito come aggravante anche il comportamento inteso a preservare o ripristinare “l’onore”, che in tanti Paesi, Italia compresa, in anni ormai fortunatamente passati, veniva considerato come circostanza attenuante anche per gravi delitti.  

Saranno introdotte nuove misure e definizioni di reati contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni forzati, e norme specifiche per i reati online (“reati informatici”): la condivisione non consensuale di materiale intimo o manipolato (articolo 7), lo stalking online (articolo 8), le molestie online (articolo 9) e l’istigazione alla violenza o all’odio online (articolo 10), più disposizioni riguardanti l’istigazione, il favoreggiamento, il concorso e il tentativo di commettere tali reati (articolo 11), il livello minimo della sanzione massima applicabile a questi (articolo 12) e le circostanze aggravanti (articolo 13). 
 
Ma veniamo al nodo della mancata definizione comune del reato di stupro. L’accordo raggiunto tra co-legislatori non ha accettato il testo dell’articolo 5 della proposta di direttiva: “Gli Stati membri – disponeva il testo dell’articolo – provvedono affinché per ‘atto non consensuale’ sia inteso l’atto compiuto senza il consenso volontario della donna o senza che la donna sia in grado di esprimere una libera volontà a causa delle sue condizioni fisiche o mentali, sfruttandone l’incapacità di esprimere una libera volontà in quanto incosciente, ebbra, addormentata, malata, fisicamente lesa o disabile”.

Le due europarlamentari relatrici per la direttiva, l’irlandese Frances Fitzgerald (Ppe) e la svedese Evin Incir (socialdemocratica), pur riconoscendo gli importanti passi avanti fatti nell’accordo rispetto alla situazione attuale, hanno comunque espresso la loro “grande delusione”. “Non capisco – ha osservato in particolare Incir – come la lotta alla violenza di genere possa essere così controversa da incontrare tanti ostacoli da parte degli Stati membri, al punto di impedirci di includere una definizione del reato di stupro basato sul mancato consenso” da parte delle vittime (consent-based rape legislation). Questa definizione, in effetti, è stabilita in modo chiarissimo e circostanziato dall’articolo 36 della Convenzione di Istanbul. 

L’articolo 36 della Convenzione, intitolato “Violenza sessuale, compreso lo stupro”, impegna i Paesi aderenti ad adottare “misure legislative o di altro tipo necessarie per perseguire penalmente i responsabili” dei comportamenti intenzionali di atti sessuali non consensuali. Da notare che la Convenzione di Istanbul è stata firmata dalla Unione europea e da tutti gli Stati membri, ed è già stata ratificata dalla stessa Ue il 28 giugno 2023, mentre mancano ancora le ratifiche di cinque Paesi dei Ventisette: Bulgaria, Repubblica ceca, Ungheria, Lituania e Slovacchia.  

La stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva menzionato la necessità di criminalizzare il sesso non consensuale nel suo discorso annuale sullo stato dell’Unione, davanti alla plenaria di Strasburgo del settembre 2023. “Vorrei che diventasse legge un altro principio fondamentale: ‘no significa no’”, aveva affermato, sottolineando che “non può esserci vera uguaglianza senza libertà dalla violenza”.

Nelle sue motivazioni, la proposta di direttiva spiega (considerando 13) che “lo stupro è uno dei reati più gravi in quanto viola l’integrità sessuale della vittima” e “implica uno squilibrio di potere tra stupratore e vittima che permette all’uno di sfruttare sessualmente l’altra a fini di gratificazione personale, affermazione del proprio dominio, ottenimento di un riconoscimento sociale, di un avanzamento di carriera o anche di un guadagno economico. In molti Stati membri – si puntualizza – la condizione perché si configuri uno stupro è ancora l’uso della forza, della minaccia o della costrizione. In altri, invece, basta la sola condizione che la vittima non abbia acconsentito all’atto sessuale. È questo – sottolineava la Commissione nella sua proposta – l’unico approccio che garantisce la piena protezione dell’integrità sessuale della vittima. È quindi necessario garantire un uguale livello di protezione in tutta l’Unione precisando gli elementi costitutivi del reato di stupro nei confronti di una donna”.

Al considerando 14, la proposta della Commissione spiegava ancora che “per definirsi tale, lo stupro dovrebbe includere esplicitamente tutti i tipi di penetrazione sessuale, con qualsiasi parte del corpo o con un oggetto. L’assenza di consenso dovrebbe essere un elemento centrale e costitutivo della definizione di stupro, dato che spesso esso non implica violenza fisica o uso della forza. Il consenso iniziale dovrebbe poter essere ritrattato in qualsiasi momento durante l’atto, nel rispetto dell’autonomia sessuale della vittima, e non dovrebbe implicare automaticamente un consenso per atti futuri. La penetrazione sessuale non consensuale dovrebbe configurare stupro anche se commessa nei confronti di un coniuge o partner”.

Purtroppo, a nulla sono valsi gli sforzi di una dozzina di Paesi (compresi Italia, Belgio, Lussemburgo e Grecia), favorevoli a questa posizione della Commissione, condivisa dal parlamento europeo, perché non si è raggiunta la maggioranza qualificata necessaria in Consiglio per poter adottare la definizione comune del reato di stupro. Comunque, secondo quanto riferisce una nota del parlamento europeo, l’accordo ha inserito, nell’articolo 36 della direttiva dedicato alla prevenzione, una disposizione secondo cui gli Stati membri si impegneranno a rafforzare nell’opinione pubblica “la consapevolezza del fatto che il sesso non consensuale è un reato”. Inoltre, è stata accettata la richiesta del parlamento di affidare alla Commissione l’elaborazione di rapporti, ogni cinque anni, sull’applicazione della direttiva, con la possibilità di una sua revisione (sperando di arrivare finalmente in futuro, sulla base dell’evidenza, a ristabilire la definizione comune del reato di stupro).  

Da notare, infine, un’altra criticità nell’accordo sulla nuova direttiva: il Forum europeo sulla disabilità (Edf) ha sottolineato che la sterilizzazione forzata non è stata inclusa tra le definizioni armonizzate di reato nell’Unione, ricordando che dodici Stati membri (tra cui Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica ceca e Danimarca) consentono ancora, in certi casi, questa pratica nei confronti delle persone disabili, soprattutto donne. 

1.167
Archiviato inArticoli
Tagsaccordo lotta violenza di genere Convenzione di Istanbul donne Evin Incir Lorenzo Consoli reato di stupro sesso non consensuale sterilizzazione forzata stupro Unione europea violenza di genere violenza sessuale

Articolo precedente

“Sugli agricoltori il governo fa carte false”

Articolo successivo

In ricordo di Ousmane, che veniva dalla Guinea

Lorenzo Consoli

Articoli correlati

Sul declino industriale dell’Occidente (2)

Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati

Dello stesso autore

Ue, la finzione giuridica dei nuovi Ogm deregolamentati

Attuazione del Patto Ue su immigrazione e asilo: come cambiano le condizioni

Abuso di ufficio: vittoria ai punti per il governo italiano

Unione europea-Mercosur, a che punto siamo

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA