• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Lucia Annunziata resuscita Fini per parlare alla sinistra

Lucia Annunziata resuscita Fini per parlare alla sinistra

Il fondatore di Alleanza nazionale come possibile alternativa di cultura politica alla destra meloniana? Un’ipotesi che intende scompaginare i giochi. Anche dalle parti di un Pd che non riesce ad andare al di là di uno scontato antifascismo

26 Aprile 2023 Michele Mezza  2119

A volte ritornano, è vero. Ma questa volta sono accompagnati e non da soli. Ci riferiamo alla ricomparsa sulla scena politica di Gianfranco Fini, presentato e confezionato da Lucia Annunziata. L’ex presidente della Rai, oggi conduttrice di un fortunato programma di attualità politica e internazionale della domenica pomeriggio su Rai 3, sta sperimentando una nuova tecnica, che potremmo definire di king building, cioè di allestimento di una leadership politica. Un meticoloso restauro – di forma e contenuti – della figura del fondatore di Alleanza nazionale. E i titoli con cui i giornali di destra hanno reagito all’incursione nel loro campo di quello che considerano un pericoloso intruso, fanno intendere come il nervo sia scoperto e come la giornalista abbia colto nel segno.

Si tratta di un’operazione del tutto pubblica e trasparente: Annunziata procede per intuizioni giornalistiche. Innanzitutto, mettendo a fuoco la faticosa e impacciata emancipazione del partito di maggioranza, e in particolare della premier Meloni, dalle ombre del passato fascista. Un impaccio di cui la lettera al “Corriere”, con la quale l’attuale inquilina di palazzo Chigi ha inteso replicare alle accuse, è un vero monumento: di ipocrisia e contorsione psicopolitica. Siamo dinanzi a una vera inibizione, che intacca seriamente il possibile consolidamento di Fratelli d’Italia come reale forza moderata e di governo del Paese. Le barcollanti uscite identitarie di La Russa, con il suo spettacolare pasticcio di Praga, o l’aneddotica sparsa di parlamentari e amministratori locali del partito, colti con il braccio teso, sono la patologia di un fenomeno più serio e consistente: l’irrinunciabilità al richiamo missino come collante e cemento di un mondo disadattato al ruolo di centro del governo. Meloni sa bene quanto pesi nel suo mondo il richiamo della foresta fascista.

Lucia Annunziata ha inquadrato perfettamente questo punto di frequenza, come si dice per i cristalli, in cui si localizza la posizione di massima fragilità di una lastra. Il mosaico della maggioranza, al di là della robustezza dei numeri e soprattutto della debolezza delle opposizioni, sprigiona energia conflittuale, che tende a esporre la fragilità culturale e politica della presidente del Consiglio. Forza Italia e Salvini, ognuno per la propria parte, tendono a sfruttare ogni momento di imbarazzo e difficoltà del loro partner maggiore, premendo sulle contraddizioni. Ora da posizioni ancora più oltranziste, come la Lega sull’Europa o sugli immigrati, e a volte da posizioni più centriste, come i berlusconiani, appunto, sulla memoria o sul fisco.

Ma il vero buco nero riguarda la relazione con il mondo delle imprese e il tappeto delle professioni a cui la destra guarda con golosità, per accreditarsi come soluzione di lungo termine. Qui le sbandate nostalgiche stanno già creando scollamenti, soprattutto se combinate con le delusioni che ceti “radicali” – dai balneari ai pensionandi – già registrano rispetto a promesse e aspettative eccitate in campagna elettorale.

In questo scenario, la riesumazione di una figura che indubbiamente conserva i tratti di un uomo istituzionale – indiscutibile la sua interpretazione del ruolo di presidente della Camera, pronto a mutare seriamente bagaglio ideologico, capace di sorprendere le tradizionali vestali reazionarie, con impennate culturali che contendono alla sinistra temi forti, dalle questioni biologiche a quelle dell’immigrazione e delle relazioni europee – non è solo un gioco mediatico. Fini, nella fase finale del suo distacco da Berlusconi, prima dell’incidente immobiliare di Montecarlo, ebbe posizioni da destra sociale che recepiva temi forti del progressismo, come per i diritti civili, lo stesso ius soli, oppure riguardo alle differenze di genere, per non parlare della sua espressione finale sul fascismo male estremo, che pesa come un macigno su Fratelli d’Italia. Fini è stato, e potrebbe essere, esattamente quello che Meloni non riesce a essere: un ex fascista che si innamora della democrazia, anche a costo di pagare un prezzo elettorale.

E dunque rimetterlo in campo, dandogli un palcoscenico, un linguaggio e un ritmo di interlocuzione con l’attualità, significa porre a Palazzo Chigi un dilemma: o il fondatore di Alleanza nazionale viene cooptato, integrandolo in un inner circle che aggiorna e trasforma forma e contenuti dell’identità meloniana, oppure sarà lui che potrebbe cooptare una parte di Fratelli d’Italia, diventando un bonsai del “governo ombra”, un “come potremmo essere e come vinceremmo ancora” se diventiamo così.

Dalle prime reazioni delle testate di staff del governo, infatti, sembra prevalere il rigetto totale. In questa direzione, si riscopre la vocazione di confine di Annunziata, la sua origine di giornalista-politica del “manifesto”, in cui era stata uno dei quadri più vivaci e dinamici della seconda generazione del giornale-movimento, dopo il gruppo storico di Magri, Rossanda, Pintor. Il primo amore non è mai stato rimosso da Lucia nella sua lunga e prestigiosa carriera giornalistica, che l’ha imposta come inviata di vaglia su tutti gli scacchieri internazionali. Ovunque lei ha mostrato un valore aggiunto, che mancava ai colleghi anche più altisonanti: la visione politica. Una visione che trasformava in racconto e non in predica, rendendo più comprensibili e interpretabili i labirinti dei conflitti globali.

Ora, questo fiuto diventa oggettivamente regia politica. Certo la conduttrice di “Mezz’ora+” non ha programmato di fare la spin doctor di Fini; ma inevitabilmente si trova a un crocicchio dove sta aspettando il resto della politica italiana: chi dopo un eventuale afflosciarsi di Meloni? Una domanda che inevitabilmente carambola anche a sinistra. Una possibile metamorfosi della destra comporta inevitabilmente una trasformazione a sinistra, che non potrà a lungo rimanere accovacciata sulla rendita di posizione della denuncia delle pacchianerie proto-postfasciste della premier.

Si tratta di entrare in campo, contendendo pezzi di base sociale, investendo il ceto medio, e scomponendo quel blocco del Nord ancora raccolto attorno a una visione tardo-liberista. Il legame di Schlein con Meloni torna così reale, e non solo simbolico: due donne che capeggiano organizzazioni che non possono rimanere eguali a quelle che le hanno elette. Un rischio per tutti.

2.135
Archiviato inOpinioni
Tagsdestra Fini ex fascista Fratelli d'Italia Gianfranco Fini governo meloni Lucia Annunziata Mezz'ora in più Michele Mezza sinistra

Articolo precedente

L’opposizione a Putin si divide

Articolo successivo

C’era una volta il welfare

Michele Mezza

Articoli correlati

Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali

Legge elettorale, scontro nella destra

Ritorna il nucleare, con il trucco

Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
Ultimi articoli
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid
Luciano Ardesi    13 Luglio 2026
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ultime opinioni
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA