• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Reddito di cittadinanza, scene di caccia al povero

Reddito di cittadinanza, scene di caccia al povero

24 Novembre 2022 Paolo Andruccioli  1234

In un momento così particolare per la storia del nostro Paese, l’unica cosa che cresce è la confusione. I sentimenti di ansia e paura per il futuro, amplificati dalla pandemia, vengono ora sapientemente indirizzati dalla destra contro i nemici interni. L’untore è sempre dietro l’angolo. E questo sembra uno schema funzionale anche nella sfera economico-sociale. I soldi per sostenere una finanziaria postelettorale non ci sono, e nessuno pensa di rompere il tabù di cristallo del tetto al debito pubblico. Così, per dare qualche contentino agli elettori, si devono “redistribuire” le poste in gioco: prendere dai poveri per dare qualche briciola ai più poveri. L’idea geniale – che potrebbe suscitare l’invidia dello stesso ex ministro Tremonti, mago della finanza creativa – viene applicata in tutti i settori del welfare e delle politiche sociali. Insieme con un’altra idea, che si fa strada nel dibattito politico e nell’opinione pubblica sempre più populista: sei povero? È colpa tua. Anzi, dobbiamo cercare di metterti da parte, perché rischi di essere un freno al progresso economico. Sul reddito di cittadinanza precipita un dibattito etico-politico vecchio di tre secoli.

L’avevano promesso e lo stanno facendo, anche se in modo per ora soft, o meglio mimetico. Il reddito di cittadinanza va abolito – e cosa ci sarà dopo, come provvedimento di welfare per sostenere le famiglie povere, nessuno è in grado di dirlo. Il governo Meloni si basa su una propaganda politica che, pur essendo parzialmente camuffata, raggiunge picchi ideologici mai sentiti: e questo si capisce più da cosa scrivono e filmano i politici sui social, che dalle dichiarazioni ufficiali spesso imbarazzate o, peggio, dilettantesche. Il fastidio della premier Meloni, nei confronti dei giornalisti che sarebbero troppo incalzanti nelle domande (con Draghi erano molto più “rispettosi”), è esemplare dello spirito dei tempi. Ci sono perfino cronisti politici ed economici che rimpiangono appunto il ministro più maleducato, quel Tremonti che ti bacchettava pubblicamente dicendoti, “lei non capisce niente…”.

Alle domande sul futuro delle famiglie povere – e su quello che pensa di fare il governo per combattere una povertà che diventa sempre più “assoluta” – la premier non ha mai risposto, e temiamo che se lo avesse fatto avrebbe usato le parole di Albanese nei panni di Cetto La Qualunque: “una beata minchia”. “La mia sensazione è che si voglia abituare il Paese al fatto che non ci sarà più. Questo nel contesto di una operazione di pura colpevolizzazione dei poveri” – lo ha detto l’ex segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, in una intervista nella quale la senatrice Pd spiega che si tratta di un processo che va avanti da tempo: quello di indicare i percettori del reddito come fannulloni. “Qui c’è proprio il disprezzo, ancora di più che la paura. Un disprezzo molto diffuso a destra, a sinistra e al centro. Pensiamo alla filosofia del ‘divano’ che ci ha tormentato in questi anni”. E per citare un’altra intervista a una donna, che di scienza della povertà se ne intende molto, la sociologa Chiara Saraceno: nei confronti di chi prende il reddito di cittadinanza, “c’è prima di tutto una mancanza di conoscenza da cui nasce il disprezzo; è impressionante il modo in cui vengono viste queste persone, dai media e dalla popolazione”.

Nell’epoca dell’ideologia autoritaria, non contano i dati e le statistiche. I numeri e le percentuali contano solo quando ti danno ragione nei sondaggi elettorali. I dati pesanti, i “big data” sociali non fregano niente a nessuno. Così ci riduciamo a dibattere sulle dichiarazioni surreali del ministro Valditara, che ha scoperto il fenomeno dell’abbandono scolastico per usarlo contro il reddito di cittadinanza; mentre i rapporti Istat, Caritas, Banca d’Italia, Credit Swiss, e via nominando, sull’aumento esponenziale della povertà, interessano meno delle scommesse ai mondiali di calcio. Eppure i dati sono pesanti: cinque milioni e 571mila le persone senza mezzi sufficienti per condurre una vita dignitosa. È il bilancio del “21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale”, realizzato da Caritas italiana.

Nel 2021 sono in povertà assoluta 1,9 milioni di famiglie (7,5% del totale da 7,7% nel 2020) e circa 5,6 milioni di individui (9,4% come nel 2020). Pertanto, la povertà assoluta conferma i massimi storici toccati nel 2020, anno d’inizio del Covid-19. 1,4 i minori in povertà. Ma con un consistente aumento dei prezzi quest’anno, superiore al 6%, questi numeri possono dilatarsi, e di molto. E c’è poi il fenomeno nuovo e sconcertante della povertà che non è più “curata” neppure con il lavoro. L’ultimo report Istat mostra come in Italia la condizione di povertà permanga – anche in presenza di un lavoro. Quasi un terzo dei dipendenti, infatti, è a bassa retribuzione oraria o annuale, sotto la soglia dei dodicimila euro. Questo vuol dire che circa un lavoratore su tre, ovvero il 29,5%, guadagna in un anno meno di dodicimila euro lordi. Per quanto riguarda la paga oraria, sono 1,3 milioni i lavoratori che guadagnano meno di 8,41 euro all’ora, il 9,4% del totale

Con riferimento alla classe di età, l’incidenza della povertà assoluta si attesta al 14,2% (poco meno di 1,4 milioni) fra i minori. All’11,1% fra i giovani di 18-34 anni (un milione e 86mila), e rimane su un livello elevato al 9,1% anche per la classe di età 35-64 anni (2 milioni 361mila), mentre si mantiene su valori inferiori alla media nazionale per gli over 65 (5,3%, interessando circa 743mila persone). La platea delle persone che percepiscono il reddito e la pensione di cittadinanza, secondo i dati Inps pubblicati ad agosto 2022, è così composta: 2,17 milioni di cittadini italiani; 226mila cittadini extracomunitari, con permesso di soggiorno Ue; 88mila cittadini europei; cinquemila familiari delle precedenti categorie, o titolari di protezione internazionale. A luglio 2022, inoltre, i nuclei beneficiari, al cui interno sono presenti minori, sono stati 365mila con 1,3 milioni di persone coinvolte. Mentre le famiglie con disabili sono quasi 197mila, con 442 mila persone coinvolte. Che fine farà tutta questa gente? Chiedetelo ai “furbetti del divano”. O a Cetto La Qualunque.

1.249
Archiviato inEditoriale
TagsChiara Saraceno dati Inps governo meloni Paolo Andruccioli povertà Rapporto Caritas reddito di cittadinanza Susanna Camusso

Articolo precedente

Legge di Bilancio: che cos’è una manovra di destra

Articolo successivo

I curdi sotto assedio, l’Occidente in amnesia

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale

Una casa per il circolo Gianni Bosio?

Le nozze con i fichi secchi, ovvero la guerra senza i soldi

“La Russia? Non è più un nostro nemico”

Dello stesso autore

Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale

Una casa per il circolo Gianni Bosio?

Le nozze con i fichi secchi, ovvero la guerra senza i soldi

“La Russia? Non è più un nostro nemico”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
L’“estremista” Merz e la patrimoniale
Agostino Petrillo    6 Luglio 2026
Meloni, il Colle nel mirino
Paolo Barbieri    2 Luglio 2026
Ultimi articoli
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ex Ilva, nuove iniziative di lotta
Guido Ruotolo    6 Luglio 2026
L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea
Vittorio Bonanni    6 Luglio 2026
Legge elettorale, scontro nella destra
Stefania Limiti    3 Luglio 2026
Il tribunale di Peter Thiel
Marianna Gatta    3 Luglio 2026
Ultime opinioni
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Diverso parere sull’archiviazione fiorentina
Guido Ruotolo    11 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA