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Tag: sciopero

Scioperi all’inglese, lottare per recuperare il potere di acquisto

Scioperi dei lavoratori dei trasporti, macchinisti dei treni, autisti degli autobus e delle metropolitane, ma anche addetti ai porti e alle comunicazioni, dipendenti delle...

Ecuador, il movimento di protesta raggiunge un accordo con il governo

All’inizio delle proteste il ministro della Difesa, Luis Lara, aveva detto che le forze armate non avrebbero permesso “un altro ottobre 2019”, riferendosi alle...

Sindacato, uno sciopero fastidioso

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo sciopero generale. Ce la potremmo cavare così, citando una immagine famosa e per certi versi abusata, per...

Il 16 dicembre uno sciopero sacrosanto

La decisione di confermare lo sciopero generale del 16 dicembre, da parte della Cgil e della Uil, ha suscitato reazioni opposte. C’è chi ha applaudito: finalmente si torna a parlare del Paese reale, oltre le rappresentazioni della politica, lo sciopero è quasi “un vaccino sociale”. Ma c’è anche (ed è stato un coro molto rumoroso) chi ha fischiato e tirato patate e pomodori. Erano anni che non assistevamo a una frattura del mondo sindacale così palese, anche perché, dall’epoca degli accordi separati – Cgil da una parte, Cisl e Uil dall’altra –, molte cose sono cambiate, e il quadro di oggi non è paragonabile a quello degli anni del berlusconismo.

La rappresentazione mediatica mostra un’Italia spaccata, che stenta a capire le ragioni della mobilitazione dei lavoratori, perché questi non sono più da tempo quella classe generale che si può far carico dei destini del Paese. Anzi, sono considerati quasi dei privilegiati perché almeno hanno un’occupazione stabile. Ma è davvero così?

Tasse e pensioni. È sciopero, senza la Cisl

Alla fine, dopo mesi di battaglie unitarie, di manifestazioni e di piazze gestite insieme, di comizi pubblici a tre voci, alla fine – sulla...

La nuova tappa del rider

Questa volta non si è trattato della Milano-Sanremo, né di una tappa del Giro d’Italia. In sella alle loro biciclette giovani e meno giovani sono scesi nelle strade di trenta città italiane per ricordare a tutti che, grazie a loro, possiamo avere la pizza a casa o il pranzo dal cinese. O possiamo farci recapitare a domicilio i prodotti acquistati online. “Noi scioperiamo, voi non acquistate!” è stato lo slogan della mobilitazione del 26 marzo scorso che potrebbe essere la prima di una lunga serie di agitazioni. Se non otterranno i diritti che chiedono, hanno detto i rappresentanti del movimento a due ruote, sono disposti a fermarsi una volta al mese. E non è un caso che i ciclofattorini abbiano chiesto la solidarietà dei clienti delle società per le quali lavorano. Nella nuova stagione di lotte dei lavoratori della gig economy, delle consegne a domicilio e del precariato generalizzato delle piattaforme l’appello alla solidarietà ai clienti è la cifra.

Il punto non è solo teorico. "Essendo altamente ricattabili, e non potendo esercitare diritti sindacali – ha spiegato bene un comunicato del Nidil Cgil (il sindacato dei lavori precari e intermittenti) – i rider non possono scioperare: per questo hanno indetto la giornata di mobilitazione chiedendo la collaborazione dei cittadini e dei consumatori. Hanno fatto appello alla sensibilità dei clienti affinché non fosse effettuata nessuna ordinazione online per tutto il giorno. Occorre dare un segnale concreto di protesta affinché le piattaforme riconoscano i diritti dei rider al pari di tutti gli altri lavoratori".

Pacchi che (non) sorridono

È stato un battesimo. La prima volta dei lavoratori italiani di Amazon, la multinazionale di Seattle delle consegne a domicilio che sbarcò in Italia undici...

La prima volta di Amazon in Italia

Jeff Bezos e i suoi non sono abituati agli scioperi. In generale non amano i sindacati e hanno qualche difficoltà di relazione con chi, come sta accadendo in queste settimane in Alabama, vuole iscriversi al sindacato e darsi una rappresentanza. Ovviamente in Italia il gruppo capitanato dal magnate della Silicon Valley è costretto spesso a fare buon viso a cattivo gioco. Ma il buon viso non basta davanti a ritmi di lavoro spesso intollerabili e a una catena d'appalti legata al mondo delle consegne e della logistica che rasenta lo sfruttamento.

È per questo motivo che per la prima volta in Italia, e sicuramente in Europa, lunedì 22 marzo i dipendenti diretti dei magazzini Amazon cui è applicato il contratto nazionale della logistica e tutti i lavoratori e le lavoratrici delle aziende di fornitura in appalto di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci della filiera Amazon in Italia, si fermeranno per 24 ore.