• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Sul risultato elettorale

Sul risultato elettorale

La vittoria della destra è certo il frutto di un cambiamento strutturale delle classi sociali, come si ricava da un articolo di Mezza. Ma la pluralità dei populismi – di destra, di centro, di sinistra – deriva dalla finale spettacolarizzazione della politica

30 Settembre 2022 Mario Pezzella  1493

L’analisi strutturale del risultato elettorale, che Michele Mezza ha pubblicato su “terzogiornale” (vedi qui), è ineccepibile e non richiede alcuna aggiunta. Lascerei tuttavia qualche spazio all’aspetto “soggettivo” della storia, che a posteriori appare irrilevante, ma che per chi è coinvolto in un evento non è del tutto trascurabile. Per fare un esempio, quanto giocò nell’ascesa di Hitler il “tradimento della socialdemocrazia” e l’ottusità dei comunisti tedeschi, incapaci di concepire una sia pur minima alleanza difensiva, quando nelle elezioni del 1932 avevano insieme ancora la maggioranza relativa? In quale misura ha contato, nella vittoria del fascismo, la divisione tra comunisti e socialisti, e poi quella sublime sciocchezza che fu l’Aventino? Ora, è certo che il mutamento della composizione sociale, osservato da Mezza, abbia avuto un ruolo decisivo nel successo della destra; ma considerando come le forze che, almeno a parole, avrebbero dovuto contrastarla siano sopra al 51% dei voti, viene il dubbio che una diversa scelta politica avrebbe potuto, se non evitarla, renderne meno devastanti gli effetti.

I nove punti che Conte aveva richiesto di discutere prima della caduta di Draghi avrebbero meritato più attenzione e meno isterie; erano solo lo scheletro di un moderato programma riformista, che avrebbe potuto benissimo essere sostenuto perfino dal gruppo dirigente del Pd, che di riformista ormai ha ben poco. E invece si è trattato Conte da pericoloso estremista, salvo poi allearsi con Sinistra italiana, che contro Draghi ha votato per l’intera durata del suo governo. C’è una logica minima in tutto questo? C’è una spinta strutturale all’idiozia? Forse sì, a giudicare dall’umiliante e risibile trattativa con Calenda.

Anni fa, scrissi per “Il Ponte” (nel numero speciale “Critica della ragione populista”, agosto-settembre 2016, Populismo, democrazia, insorgenze. Forme contemporanee del politico) una critica peraltro assai rispettosa delle tesi di Laclau sul populismo come possibile orizzonte unico e universale della politica: “Il dissesto delle forme politiche esistenti dopo la grande crisi del 2008, ha portato al comando diretto ed esplicito del capitale finanziario, che ha reso sempre più desueti i partiti e l’indipendenza degli Stati, e ogni forma precedente di mediazione politica. D’altra parte, la circolazione fantasmagorica delle merci ha perso molto del suo potere di coesione e di fascinazione; le sue immagini di sogno si sono indebolite e l’affluenza del consumo è impedita da una penuria reale, così come l’utopia capitalista della fine della storia si sta invertendo nell’incubo di una guerra planetaria. Secondo Laclau, il populismo – o meglio: la competizione per l’egemonia tra forme concorrenti di populismo – è la rappresentazione spettacolare di nuovo conio che sostituisce la contesa fantasmatica dei vecchi partiti. La sua estrema plasticità rimescola in modo inedito elementi che un tempo si sarebbero definiti di ‘destra’ e di ‘sinistra’ […]. Lo spostamento contingente da un polo all’altro o da un tema all’altro, all’interno dello stesso movimento, è l’essenza stessa della rappresentazione spettacolare populista. Essa dà voce al malcontento e alla critica contro il regime parlamentare e contro la durezza del nuovo potere bancario-finanziario internazionale; allo stesso tempo, non mette in questione il dominio del capitale e confina nell’immaginario i conflitti sociali potenzialmente esplosivi, che derivano dalle sue ‘distruzioni creatrici’. Da questo punto di vista, il moderno populismo europeo non possiede quella relativa autonomia del politico dall’economico, o la sia pur limitata capacità di contenerlo e influenzarlo, che si attribuiva ai populismi del Novecento: è bensì la messa in scena efficace di tale autonomia, in grado di esprimere il dissenso sociale in forme inquietanti, ma non tali da mettere in pericolo i centri decisionali del potere economico”.

Questo scrivevo, e osservavo che a mio parere Laclau aveva torto di considerare la scelta tra diverse forme di populismo come la politica tout court, senza possibilità di alternativa (come una vera democrazia o il socialismo). In parte, la penso così ancora oggi. Devo però riconoscere che come descrizione di uno stato di fatto – se non come prospettiva generale per ogni politica immaginabile – le tesi del filosofo argentino rispecchiano abbastanza fedelmente la situazione in cui ci troviamo: perché, in queste elezioni, effettivamente si doveva scegliere tra stili diversi di populismo (di sinistra, di centro e di destra), avendo ben chiaro che anche il fenomeno Draghi, come quello di Macron in Francia, è da intendere come una forma raffinata ma pur sempre ascrivibile al populismo e alla sospensione della dialettica democratica parlamentare. Devo però modificare la mia convinzione che fosse secondario preferire l’uno o l’altro di questi schieramenti; non è irrilevante per la qualità del quotidiano, per la possibile sopravvivenza di un pensiero critico, per l’assetto di organi importanti del vivere civile come la giustizia, la sanità e la scuola. E del resto anche in Argentina non era irrilevante scegliere tra il peronismo di sinistra e quello delle squadre assassine di López Rega.

Continuo a credere che il governo italiano abbia scarsa autonomia rispetto alle decisioni dei poteri economici nazionali e sovranazionali; dunque non penso che ci saranno grandi mutamenti nell’ottica del Pnrr, e forse anche i tanto paventati cambiamenti istituzionali procederanno con molta lentezza e cautela. Per la destra italiana è il momento della “rispettabilità”, della rassicurazione, dell’atlantismo, del compromesso col neoliberismo europeo.

Penso, invece, che la vittoria della destra porterà a una catastrofe sul piano culturale, psicologico e simbolico. Nel campo della scuola e della giustizia possiamo aspettarci il peggio. Nessuna riedizione letterale del fascismo, per carità: la destra di potere attuale non è così ingenua da credere possibile una ripetizione storica; ma una sua rivalutazione culturale e morale è facilmente prevedibile. Come saranno rivisti i programmi scolastici e i libri di testo in un’ottica revisionista? Quanto campo libero avranno i certo minoritari ma abbastanza rumorosi fascisti veri e propri, come i fedeli di Casa Pound? Quanto verrà riproposta, sul piano etico e valoriale, la triade “Dio, patria, famiglia”? Dobbiamo aspettarci una poderosa regressione culturale e censure “dolci” ma efficaci sull’informazione televisiva e giornalistica (del resto disponibilissima all’autocensura preventiva e alla servitù volontaria, di cui già si vedono le prime avvisaglie). E la giustizia: rimarrà davvero indipendente dal potere politico, quando si tratterà di affrontare il problema dei migranti e le prevedibili proteste contro l’abolizione del reddito di cittadinanza?

Avremo comunque ben presto una cartina di tornasole del mutamento in atto: tra il 27 e il 31 ottobre cade il centenario della marcia su Roma del 1922. Dal modo in cui avverranno le “celebrazioni” dell’evento, da come saranno commentate, dallo spazio che sarà lasciato a parole d’ordine e a gruppuscoli dichiaratamente fascisti, si potrà capire quali movimenti profondi scuotono l’inconscio del collettivo. E allora potremo ringraziare come merita il gruppo dirigente del Pd per la linea politica seguita in queste elezioni, che riempie di stupore: sarà certo un prodotto del mutamento della composizione di classe, ma mostra anche i sintomi di un inenarrabile farfugliamento.

1.546
Archiviato inOpinioni
Tagsdestra elezioni 2022 Ernesto Laclau giustizia marcia su roma Mario Pezzella Michele Mezza populismo scuola

Articolo precedente

La guerra contro i poveri di Liz Truss

Articolo successivo

Caso Omerovic, le indagini proseguono

Mario Pezzella

Articoli correlati

Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola

Quote, la scuola ridotta a un numero

Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti

Un male sottile: leggere senza comprendere

Dello stesso autore

Dopo la visione di “La voce di Hind Rajab”

Sul discorso di Vance a Monaco

Cronache di ordinaria oppressione in Cisgiordania

Cronache dal “secolo ombra”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante
Stefania Limiti    12 Ottobre 2026
Ancora Francia e Italia a confronto
Rino Genovese    7 Ottobre 2026
Legge elettorale, la destra compatta nel voto segreto
Stefania Limiti    5 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, una battaglia per il futuro
Guido Ruotolo    12 Ottobre 2026
Magistratura militare, uno strano concorso
Marianna Gatta    9 Ottobre 2026
In Nepal diluvia sul bagnato
Marco Santopadre    8 Ottobre 2026
Conflitto d’interessi nell’oro nero
Marianna Gatta    7 Ottobre 2026
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA