• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Escissione amore mio

Escissione amore mio

Nel Mali un “influencer” fa propaganda a favore delle mutilazioni sessuali femminili. Ma si tratta soltanto di un’usanza africana, o non è qualcosa che ha a che fare con lo stesso maschilismo occidentale?

22 Settembre 2026 Rino Genovese  614

La cosa non fa una piega, almeno per un qualsiasi Tajani africano: privare le bambine dell’organo del piacere sessuale le renderà, da grandi, delle mogli più probabilmente fedeli e sottomesse, senza grilli per il capo. La pratica ha origini millenarie, con radici nell’Egitto dei faraoni, e si calcola che, nell’Egitto contemporaneo, circa il 90% delle donne abbia subìto l’escissione, nonostante le mutilazioni sessuali femminili siano illegali dal 2008. Naturalmente le Ong e le organizzazioni femministe in loco si battono contro questa pratica, ma le donne collaborazioniste, che sottopongono le figlie all’ablazione della clitoride alla vigilia della pubertà, quasi si trattasse di un rito di passaggio, restano in netta maggioranza rispetto a quelle che si ribellano all’atavico costume. E i nuovi media non aiutano: come si apprende da “Le Monde” del 19 settembre scorso, nel Mali un influencer vicino alla giunta militare dell’“uomo forte” Assimi Goïta – arrivato al potere a seguito di un doppio golpe, nel 2020 e nel 2021 – plaude su Facebook a un presunto “diritto di escissione”. A riprova del fatto che le odierne tecnologie della comunicazione servono anche ad amplificare e diffondere contenuti del tipo più retrogrado, contribuendo così a dare nuova vita alle vecchie tradizioni, per quanto assurde possano essere.

Se poi, come nel caso del Mali e della sua attuale posizione antifrancese e antioccidentale, si fa leva sui caratteri autoctoni di un’identità culturale, contro il neocolonialismo e le ingerenze esterne, ciò che – a un’osservazione improntata anche soltanto a un sentimento di empatia nei confronti di ragazzine sottoposte a una lesione così intima – appare mostruoso, diventa un tema immediatamente politico, come se la preservazione di qualsiasi tradizione fosse di per sé qualcosa di sacro, sebbene vada sempre sottolineato che non esiste alcuna prescrizione religiosa in merito alla soppressione del piacere sessuale femminile.

Tutta la faccenda si presta a una lettura di destra, la stessa che potrebbero fare i componenti dell’attuale governo italiano, che – diventati sostenitori di posizioni che loro non hanno fatto nulla per affermare, come quelle circa l’autodeterminazione della donna e la sua indipendenza rispetto a qualsivoglia costume patriarcale – sono pronti a far scattare l’hic sunt leones nei confronti delle popolazioni africane. Per noi di sinistra, invece, la questione è di quelle che ci interrogano profondamente. Se si rimane fermi alle tradizioni, infatti, zero possibilità per un discorso di emancipazione. Ma se si pretende di sbarazzarsi di un’usanza semplicemente sostenendo che è assurda, oltre che “barbarica”, si resta presi in un atteggiamento illuministico completamente privo di capacità autocritica, che pretenderebbe di cancellare, magari anche solo con il soft power, ciò che i movimenti progressisti locali non riescono a modificare con il loro intervento sul campo.

La questione, del resto, coinvolge inevitabilmente anche noi occidentali. Non tutti, ovviamente, ma i consumatori di sesso nero, se così vogliamo chiamarli evitando espressioni più forti (come quelle peraltro da me usate nel mettere in scena la vicenda grottesca di un turista sessuale in Chi scriverà questo romanzo? Il Puttaniere nero, edito da Castelvecchi), sono proprio direttamente implicati nella faccenda. E pur non disponendo di dati certi, non stentiamo a credere che il successo che riscuotono sulle strade delle nostre città e campagne le ragazze africane – al livello, quindi, di una prostituzione del tipo più povero – provenga anche, sia pure non soltanto, dalla circostanza che, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano escisse.

Alla base dell’interesse che hanno le donne africane per l’ablazione della clitoride delle figlie, c’è il fatto che, prive di questa mutilazione, troverebbero più difficilmente marito: e questo in Africa significa parecchio in termini strettamente economici, perché sposare una ragazza, per lo più in giovanissima età, è un affare non di poco conto. C’è poi dell’altro, che sottilmente si insinua in modo tacito. Se una ragazza emigra in Europa, attraverso tutte le vicissitudini immaginabili, arrivando a destinazione sotto il dominio di un racket e di una maman, come farà a vendersi e a inviare a casa i pochi spiccioli che le resteranno, se non ha da offrire sul mercato quella preziosa merce esotica?

613
Archiviato inOpinioni
TagsAfrica Mali mutilazioni genitali femminili Rino Genovese

Articolo precedente

L’estrema destra vince di misura in Meclemburgo, mentre a Berlino trionfa la Linke

Articolo successivo

I due volti di Conte

Rino Genovese

Articoli correlati

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Odio l’estate… poi la Svezia

La nuova “corsa all’Africa”: il corridoio di Lobito

Dello stesso autore

La Francia di nuovo in fiamme

No alle primarie, in Francia come in Italia

Odio l’estate… poi la Svezia

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA