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Home » Articoli » Il governo va allo scontro con il Colle

Il governo va allo scontro con il Colle

Per imporre il “buttafuori” dei migranti nel decreto “sicurezza”

22 Aprile 2026 Stefania Limiti  751

La destra meloniana è riuscita a rompere il suo idillio con l’avvocatura, che pure l’aveva massicciamente sostenuta nell’aggressione referendaria alla Costituzione, e ad alzare, contemporaneamente, lo scontro con il Quirinale, fin qui padre buono e vigile, non cieco ma tollerante, un po’ con lo sguardo altrove. Un capolavoro di idiozia, arroganza e ignoranza giuridica, mischiate con una subcultura fascistoide, che vede nello Stato di diritto un inutile intralcio nella propria cavalcata del potere.

Il casus belli è stato l’art. 30-bis dell’ennesimo decreto “sicurezza”, in cui si prevede una nuova idea di difensore: quello che cerca di convincere il proprio cliente-migrante a tornarsene al suo Paese, dietro un compenso economico di circa 615 euro cadauno (“ad esito partenza dello straniero”), un’aberrazione etica, oltre che giuridica, che distorce e piega il senso dell’avvocatura: la difesa di una persona dev’essere libera da ogni vincolo, non può esistere lo Stato erogatore di somme, o di qualsiasi altra utilità, che possa intervenire per orientare il rapporto esclusivo di fiducia tra l’avvocato e il proprio assistito.

L’avvocatura non poteva accettare questa distorsione, anche se c’è da dire che le proteste del Consiglio nazionale forense e dell’Organismo congressuale forense sono arrivate solo lo scorso sabato: perché, prima di allora, per un mistero della politica, né loro né l’alto Colle, mentre il decreto era in sosta in Senato, avevano fatto ancora sentire la propria voce contro questa oscenità, benché le agenzie di stampa avessero diffuso l’intenzione del governo già dal 18 marzo. Ciò detto, alle richieste di stralcio del mondo forense si è unito, nel corso della giornata di lunedì 20 aprile, durante l’esame nelle commissioni congiunte I e II della Camera (Affari costituzionali e Giustizia), il disappunto fatto filtrare dal Quirinale, soprattutto con un articolo del “Fatto” online, firmato da Liana Milella: a quel punto le opposizioni sono insorte e il (pio) sottosegretario Alfredo Mantovano (vedi qui) è dovuto “salire al Colle”, come suol dirsi.

L’esito dell’incontro pareva, in serata, annunciare una soluzione: o lo stralcio dell’intero art. 30-bis e il ritorno in terza lettura al Senato – ipotesi subito gelata da Ignazio La Russa, il quale ha fatto sapere di non essere in grado di garantire l’esito della faccenda (l’orrido decreto scade il 25 aprile: non si sa se a palazzo Chigi abbiano fatto i calcoli per una perfetta provocazione o se ha deciso il caso) – oppure un nuovo decreto che avrebbe abolito lo stesso articolo, ipotesi che costringerà Mattarella a firmare un decreto palesemente incostituzionale e a fidarsi delle promesse di Mantovano.

Nella giornata di ieri, martedì 21, invece, la sottosegretaria ai Rapporti con il parlamento, Matilde Siracusano, nella Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, ha detto che il nuovo decreto non cancellerebbe proprio un bel niente: piuttosto allargherebbe la platea dei soggetti che ricevono il compenso, includendo, accanto agli avvocati, anche imprecisati enti del volontariato. Si preannuncia così un nuovo mostro giuridico, che delinea un’inedita figura sociale: quella del “buttafuori dei migranti”, che riassume l’orizzonte umano e culturale di questa destra.

Mentre attendiamo l’esito della partita (di cui vi daremo conto), se lo scontro si accentuerà o se soccomberà il padre buono che è in Mattarella, vediamo in sintesi il resto del decreto che interviene su sicurezza urbana, ordine pubblico, forze di polizia e immigrazione, e contiene criticità di straordinaria portata. Vediamo i punti principali: coltelli vietati ai minori: le lame non possono essere superiori agli otto centimetri, e chi le porta con sé deve avere un giustificato motivo, pena da sei mesi a tre anni, aggravata nelle vicinanze di scuole, stazioni e parchi. Vietata anche la vendita di coltelli ai minorenni, online e offline; se è un minore a essere trovato con un’arma da taglio, la sanzione amministrativa ricade sui genitori (su questa norma il governo si è incartato al Senato, perché scontenta mezzo mondo: alcune professioni, gli scout e i loro amici cacciatori, che risultano incavolati neri).  Più poteri ai prefetti nelle zone a rischio dove potranno designare “zone a vigilanza rafforzata” – piazze di spaccio, aree di movida, quartieri degradati – e ordinare l’allontanamento di soggetti con precedenti che tengano comportamenti violenti o molesti: è l’allargamento delle “zone rosse” (facile immaginare come bersaglio tutti i luoghi delle marginalità metropolitane), che potranno durare fino a diciotto mesi. Durante le manifestazioni pubbliche, le forze dell’ordine potranno trattenere persone ritenute pericolose fino a dodici ore, con comunicazione immediata al pm, ma senza l’obbligo di scrivere un rapporto: se stai antipatico all’agente di turno, finisci dentro senza che nessuno possa venirti a tirare fuori, considerando che nelle dodici ore il pm, verosimilmente, non avrà tempo di occuparsi della “pratica”. Nuovi reati e aggravanti: fattispecie autonoma per il furto con destrezza di telefoni, carte di credito e documenti, aggravante speciale per le rapine commesse da gruppi organizzati, che operano armati o con metodi paramilitari; diventa reato penale anche la fuga all’alt della polizia stradale, con modalità pericolose: fino a cinque anni e confisca del veicolo. Tutele per insegnanti e controllori ferroviari: chi aggredisce fisicamente un docente, un dirigente scolastico o il personale di controllo sui treni, nell’esercizio delle proprie funzioni, rischia da due a cinque anni di reclusione. Previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Forze dell’ordine protette in caso di legittima difesa: cioè, se il pm ritiene evidente la presenza di una causa di giustificazione – legittima difesa o stato di necessità –, non iscriverà formalmente l’agente nel registro degli indagati, avviando invece una procedura semplificata con tempi certi per l’archiviazione, un doppio binario vergognoso. Infine, la polizia penitenziaria potrà condurre operazioni sotto copertura all’interno degli istituti e il procuratore nazionale antimafia potrà intervenire sulle decisioni relative ai permessi dei detenuti al 41-bis; semplificate anche le procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della polizia di Stato.

Un insieme di norme che segna una tappa della corsa della destra a ridefinire i contorni e il senso dello Stato, non più espressione di una comunità, ma centro propulsore di un autoritarismo con cui si spera di azzerare la conflittualità sociale e i movimenti di massa.  

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