• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Dossier » Città visibili » Inferno padano

Inferno padano

Milano terza metropoli più inquinata al mondo. Ma la destra persevera nel dire che l’ecologismo è pura ideologia, mentre il sindaco Sala si dichiara soddisfatto di se stesso

23 Agosto 2024 Agostino Petrillo  1047

(Questo articolo è stato pubblicato il 1 marzo 2024)

È una camera a gas, si potrebbe dire della pianura padana oggi, riprendendo una vecchia canzone. Gli allarmi si susseguono da tempo, per lo più ignorati. Nemmeno un anno fa – era il maggio del 2023 – il “blocco padano” nel parlamento europeo protestò con veemenza contro la condanna inflitta dalla Corte di giustizia europea a diverse regioni italiane, tra cui proprio la Lombardia, l’Emilia e il Veneto, per il superamento dei limiti ammissibili di inquinamento atmosferico, e si mobilitò contro le nuove misure approvate in sede di Unione europea, riguardanti la qualità dell’aria e le soglie da non superare. “Così si ferma la Lombardia!” – gridò il solito Attilio Fontana. Erano con lui, all’europarlamento, anche i presidenti del Consiglio regionale del Veneto e della Regione Piemonte, Roberto Ciambetti e Alberto Cirio, secondo cui le modifiche proposte nella nuova direttiva dalla Commissione europea sarebbero state “assolutamente irraggiungibili”. L’eurodeputato di Forza Italia, Massimiliano Salini, inoltre, sostenne che la Commissione avrebbe dovuto “abbandonare l’ideologia” visto che era “incomprensibile ostinarsi su nuove soglie di emissioni che, per essere raggiunte, implicherebbero una sostanziale desertificazione industriale, per di più nel cuore della manifattura italiana ed europea”. Per l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, la proposta della Commissione di riduzione ragionata delle emissioni, nel giro di otto anni, avrebbe rappresentato una “eurofollia”.

E ora Milano soffoca nelle polveri sottili. I dati della società di ricerca ambientale IQAir mostrano che l’aria della città è tra le peggiori al mondo. Il 18 febbraio, Milano è stata addirittura classificata come la terza tra le metropoli planetarie più inquinate. Solo inferni paleoindustriali, come Dacca in Bangladesh e Lahore in Pakistan, sono messe ancora peggio. Secondo l’autorità ambientale Arpa, nelle ultime settimane, sono stati superati di gran lunga molti valori limite. Beppe Sala, il sindaco, fa lo scettico sui dati, che ritiene in buona parte “inattendibili”; ma sono state introdotte delle misure per fare fronte all’emergenza: tra cui il divieto parziale di circolazione per i diesel, l’impostazione degli impianti di riscaldamento a un massimo di 19 gradi, e il divieto all’impiego di riscaldamento a legna. Misure che peraltro vengono adottate pressoché ogni inverno. Perché lo smog è un problema annoso in alcune grandi città italiane. La pianura padana ne è particolarmente colpita per la sua morfologia, com’è noto, a causa della mancanza di circolazione dell’aria. Inoltre, l’alta densità di popolazione significa che ci sono molti veicoli e case che producono emissioni. La mancanza di vento e di pioggia, caratteristiche degli ultimi inverni sorprendentemente miti, contribuisce a peggiorare la situazione. D’altro canto, non è certo la prima volta che Milano brilla nelle classifiche internazionali dell’inquinamento dell’aria: già a marzo 2023, il particolato vorticante indisturbato nella sua atmosfera l’aveva portata al vertice delle città irrespirabili.

Sono dunque ricorrenti le misurazioni in cui il capoluogo lombardo non si comporta benissimo. Ma non è solo la condanna di una geografia sfavorevole – il famigerato “effetto conca” – a rendere la situazione drammatica, e neppure l’alta densità di popolazione, di case e di automobili. Un contributo importante lo danno il modello di produzione industriale, il settore delle costruzioni, la cementificazione, unitamente alla presenza di allevamenti intensivi e di coltivazioni agricole.

Insomma, una macchina produttiva importantissima per il Paese, ma tanto “preziosa quanto velenosa” per prendere a prestito le parole del vecchio ambientalista Bernard Charbonneau. Le conseguenze sono note, una ricerca dell’autorità sanitaria milanese ha mostrato che oltre il 12% dei decessi che avvengono in città è attribuibile all’inquinamento, per non parlare della diffusione di malattie croniche dell’apparato respiratorio. Durante la pandemia, diversi studi hanno dimostrato che il virus ha colpito in particolare persone che erano già affette da malattie respiratorie, tipicamente indotte dall’aria malsana. Il livello di inquinamento a Milano è strutturalmente alto da tempo e, nonostante piccole riduzioni ottenute negli anni, si mantiene stabilmente oltre le soglie ammissibili, con occasionali puntate altissime.

L’amministrazione della città reagisce: “Credo che il mio governo abbia dimostrato, nonostante le decisioni controverse, di voler fare qualcosa per l’ambiente”, afferma il sindaco. E in alcune zone di Milano sono stati intensificati i controlli sul traffico, mentre l’assessora all’Ambiente, Elena Grandi, ha avanzato la proposta di una drastica riduzione della circolazione di automobili e di domeniche solo a piedi. Ma perché contestare i dati sulla concentrazione di particolato, nei giorni scorsi venti volte superiore alle linee guida annuali dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla qualità dell’aria? I limiti di emissione non sono “una follia”, si applicano in tutta Europa, anche se l’Italia non li rispetta. Mancano sistemi di riscaldamento più efficienti, un adeguamento degli edifici e una rete di trasporti pubblici più fitta e articolata. Se si vuole cambiare la situazione, è necessario intraprendere azioni a lungo termine. È un processo che richiede anni e, soprattutto, è molto costoso.

Certo, a livello regionale, esiste un “tavolo istituzionale aperto” con i Comuni per concordare gli interventi contro lo smog, e l’assessore all’Ambiente della Lombardia, Giorgio Maione, ha replicato in questo modo alla proposta lanciata da Elena Grandi: “Siamo ovviamente a disposizione del Comune di Milano per un dialogo ulteriore, ma se l’assessore Grandi chiede nuove misure significa che quelle adottate finora dal Comune hanno fallito (…). Regione Lombardia sta adottando una politica di incentivi legati al rinnovo dei veicoli inquinanti, alla sostituzione degli impianti di riscaldamento obsoleti e agli investimenti in innovazione del sistema produttivo”.

Al di là di queste perorazioni, evidentemente, gli interventi attivati dal Comune non sono sufficienti, e le nuove proposte appaiono di effetto limitato. Ma ricorrere alla contestazione dei dati raccolti rappresenta un mezzuccio e, in fondo, potrebbe addirittura diventare un boomerang per le autorità di una grande città, che devono preoccuparsi, prima di tutto, di difenderne l’immagine. Andrebbe sempre tenuto presente che una metropoli, che si vuole “attrattiva”, deve tenere la qualità dell’aria tra gli obiettivi prioritari da perseguire. Un fattore certo soft dell’attrattività, ma non certo di secondo piano.

I “nomadi internazionali” delle tecnologie avanzate e dei saperi che contano non amano respirare schifezze. L’inquinamento dell’aria non andrebbe perciò letto separatamente da un modello di sviluppo arretrato e ormai inadeguato, di cui in fondo è il prodotto: un sistema basato su produzioni tecnologicamente superate, cultura del mattone e sistemi di trasporto arcaici. Ma in un Paese in cui la direttiva europea sulle “case green” ha suscitato reazioni isteriche, e una levata di scudi bipartisan, sempre più arroccato su un meschino conservatorismo provinciale e autoreferenziale, purificare l’aria di Milano e della pianura padana non sarà impresa facile.

1.055
Archiviato inArticoli Città visibili Dossier Zzz-ripubb
TagsAgostino Petrillo contestazione dati inquinamento Giuseppe Sala inquinamento Lombardia Milano pianura padana

Articolo precedente

“Libertà è partecipazione”

Articolo successivo

Stellantis, fine dell’automotive in Italia?

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

La crisi delle città creative

San Salvador, la questione della casa

San Salvador, una realtà in bilico

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Dello stesso autore

La crisi delle città creative

San Salvador, la questione della casa

San Salvador, una realtà in bilico

Una teologia per l’età delle macchine. Su Peter Thiel

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La crisi delle città creative
Agostino Petrillo    15 Aprile 2026
Tajani cameriere di casa Berlusconi
Rino Genovese    13 Aprile 2026
Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua
Rino Genovese    8 Aprile 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, il ministro Urso contro il sindaco di Taranto
Guido Ruotolo    17 Aprile 2026
La nuova centralità diplomatica del Pakistan
Marco Santopadre    14 Aprile 2026
Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”
Vittorio Bonanni    13 Aprile 2026
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
Ultime opinioni
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA