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Il “no” del governo Meloni alle persone Lgbtqia+

21 Maggio 2024 Marianna Gatta  2626

Mentre l’Italia si conferma all’ultimo posto in Europa occidentale per i diritti delle persone Lgbtqia+, nella Giornata mondiale contro l’omobilesbotransfobia, la pagina social Atreju di Fratelli d’Italia posta un’immagine a sfondo arcobaleno: “Non importa il tuo orientamento sessuale, l’8 e il 9 scrivi Giorgia”. Una richiesta ipocrita da un partito che ha da sempre ostacolato i diritti di gay, lesbiche e transessuali.

Nel marzo scorso, una circolare del ministero dell’Interno ha invitato i comuni a interrompere il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali, e il presidente del Lazio, Francesco Rocca, ha revocato lo storico appoggio della Regione al gay pride di Roma, accusando la manifestazione di promuovere la gestazione per altri. Le dichiarazioni degli esponenti del partito, poi, hanno rafforzato la discriminazione sistemica verso le persone Lgbtqia+. Per Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia, l’omosessualità è un abominio (2022), e, solo pochi giorni fa, Matteo Delle Vergini, candidato dello stesso partito in provincia di Foggia, si è detto “contro i ricchioni e i negri”. Sembra quindi paradossale che Meloni, il 17 maggio, e addirittura La Russa, abbiano condannato a gran voce la “discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale”. Il governo non ha certo cambiato rotta. Lo dimostra il fatto che, nella stessa giornata, l’Italia non abbia firmato la “Dichiarazione sul continuo avanzamento dei diritti umani delle persone Lgbtqia+ in Europa” proposta dalla presidenza belga al Consiglio dell’Unione.

Il testo, dal carattere simbolico, rappresenta l’ennesimo tentativo di uniformare la condizione di gay, trans e lesbiche in tutti i Paesi europei, nient’altro che un impegno a garantire e rispettare misure in gran parte già concordate. A non siglare la dichiarazione sono stati nove Paesi su ventisette: oltre al nostro, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica ceca e Slovacchia. “L’Italia non ha firmato perché la dichiarazione ricalca la legge Zan” – spiega in una nota il ministero della Famiglia –, “è sbilanciata sull’identità di genere”. Parole che ricordano le risate di un gruppo di deputati del centrodestra, nell’ottobre 2021 (vedi qui), dopo il parere negativo del Senato sul disegno di legge Zan, la tanto discussa legge contro l’omobilesbotransfobia, l’abilismo e la misoginia – che, ricordiamolo, esiste in quasi tutti gli altri Paesi europei. “Quegli applausi sono come crimini d’odio”, aveva commentato all’epoca Pietro Turano, attore e attivista: “Sapremo da oggi, da ieri, che dietro ogni discriminazione a scuola, sul lavoro, in strada, ci sono e ci saranno quelle risate e quegli applausi. Non li dimenticheremo”.

Per opporsi al semplice riconoscimento dei diritti fondamentali, le destre si appellano spesso alla famosa “ideologia gender”, come alla locuzione “genitore 1 e genitore 2”, che ha spopolato durante un discorso di qualche anno fa dell’attuale presidente del Consiglio. Si fanno fautori di un ritorno all’originale, all’antico e al tradizionale, al sistema sociale di anni fa: una facciata malsana dietro cui gay, trans e lesbiche, costretti a nascondersi e sempre in pericolo, erano coperti da un velo di ipocrisia e di sotterfugi. Ora, per fortuna, la situazione è cambiata. Sabato scorso, nelle piazze di tutta Europa, si muovevano file di bandiere rosa, nere e arcobaleno; anche a Roma il corteo ha sfilato per le vie del quartiere ostiense, portando un messaggio di solidarietà verso la crescente minaccia globale ai diritti umani.

“Gli sforzi per dividerci da parte dei regimi autoritari consolidati si stanno ulteriormente diffondendo in altri Paesi, in un momento in cui le elezioni potrebbero spingere l’Europa nelle mani di leader che vogliono l’Unione come un polo antidemocratico di destra radicale” – ha commentato A. Chaber, direttore esecutivo dell’Ilga (International Lesbian and Gay Association), fondata nel 1996.

La mancata firma dell’Italia alla dichiarazione europea sui diritti, oltre a essere l’ennesimo atto violento del governo, che ha ripercussioni sulla vita delle persone Lgbtqia+, lancia un messaggio politico chiaro. Se la preoccupazione per l’ondata di consenso verso i partiti di destra, all’alba delle elezioni del parlamento europeo, riguarda molti Paesi, di sicuro Meloni si pone come faro del movimento sovranista e, allo stesso tempo, come un ponte verso una corrente conservatrice più moderata. In questa ottica, la premier è intervenuta al raduno di Vox, partito dell’estrema destra spagnola, insieme con il presidente argentino Javier Milei.

Usare l’omobilesbotransfobia come strumento di propaganda, urlare da un palco quanto i diritti di alcune persone valgano meno di altre, come fa l’estrema destra, significa legittimare i comportamenti discriminatori. A risentirne sono italiane e italiani. Pochi giorni fa, il Rainbow Europe – l’analisi della situazione delle persone Lgbtqia+ in Europa, pubblicata ogni anno dall’Ilga – ha posto l’Italia al 35esimo posto su 49, per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani della comunità. Il nostro Paese, con un punteggio di 25.41% (vedi qui), contro la media europea di 50.60%, è sceso negli ultimi anni addirittura al di sotto dell’Ungheria di Orbán. I punteggi valutano le violazioni dei diritti umani, le discriminazioni sul lavoro e in famiglia, basandosi sulle leggi e sulle politiche che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone.

Il sito “Cronache di ordinaria omofobia”, che raccoglie le denunce di discriminazioni su base nazionale, da maggio 2023 a marzo 2024, ha rilevato un incremento degli abusi fisici (vedi qui). “Dopo alcuni anni in cui si registrava una sostanziale parità tra gli episodi di violenza fisica e quelli non fisicamente aggressivi, tornano a prevalere le botte” – si legge nel loro report. Non bastano bandiere arcobaleno e sfilate colorate per cambiare le cose. Cosa possiamo fare perché non ci siano più persone giudicate, perseguitate, in alcuni casi uccise, per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere? Se l’ignoranza è l’anticamera dell’odio, l’educazione di adulti e ragazzi può aiutare a sviluppare l’empatia in ognuno di noi. Nel 2016, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un’analisi da cui emerge chiaramente l’efficacia dell’educazione sessuale e affettiva fin da piccoli, nel prevenire abusi e discriminazioni legate al genere. Nel nostro Paese, purtroppo, la povertà educativa concorre ad alimentare un clima di pregiudizio e a legittimare comportamenti razzisti e omofobi.

Abbiamo bisogno di fermare questo fenomeno di radicalizzazione a destra, che va ben oltre i confini italiani. I partiti fanno leva sulla paura dei bianchi cisgender di perdere il loro privilegio, o semplicemente la bussola, in un mondo che stentano a riconoscere. In molti casi, chi si fa paladino di un “ritorno all’ordine” identificando l’omosessualità, la bisessualità e la disforia di genere come concetti nuovi, mode, contrapposti alla “tradizione”, di fatto ignora che ogni aspetto della nostra sessualità e identità sessuale fa parte della storia umana sin dall’antichità.

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TagsDichiarazione Ue diritti Lgbtqia+ diritti lgbt governo meloni Lgbtqia+ Marianna Gatta Unione europea

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