• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Toti, la sfera pubblica ridotta a mercato

Toti, la sfera pubblica ridotta a mercato

8 Maggio 2024 Agostino Petrillo  2161

Vada come vada, sotto il profilo giuridico e penale, l’arresto del presidente della Regione, Giovanni Toti, con l’accusa di corruzione, pone probabilmente fine a un sistema di potere che ha governato la Liguria per quasi un decennio. Oltre a Toti, nella retata sono finite altre personalità di spicco del vertice decisionale politico-affaristico che ha contraddistinto un’epoca: Paolo Emilio Signorini, già presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mediterraneo occidentale, oggi direttore di Iren, Aldo Spinelli, potente immobiliarista e imprenditore della logistica, con annesso figlio. Coinvolti anche Francesco Moncada, consigliere di amministrazione di Esselunga, e altre figure minori. Nel mirino degli inquirenti, in particolare, la vicenda della spiaggia libera di Punta dell’Olmo trasformata in privata, e attribuita agli Spinelli dopo una serie di passaggi, e altre concessioni e favori in cambio di finanziamenti ritenuti illeciti. A Toti viene inoltre contestata una serie di accuse, che vanno dall’accesso a carte di credito intestate agli Spinelli fino ad altre regalie ricevute sotto varie forme, e gli vengono attribuiti anche contatti con la mafia per voto di scambio.

In città la notizia ha destato sorpresa. L’elettorato totiano superstite – il prestigio politico del presidente era da tempo in declino, anche per una serie di scelte di schieramento ondivaghe e discutibili, che lo hanno visto transitare per diverse formazioni, dopo avere abbandonato Forza Italia, fino alla creazione di “Noi moderati” – insorge contro la magistratura di sinistra, e parla di un arresto legato alla temperie pre-elettorale.

In realtà, al di là degli aspetti penali e delle strida scomposte di una parte della destra, l’impressione è che siano venuti al pettine i nodi mai risolti della gestione della Regione negli ultimi anni: l’investimento massiccio in comunicazione e in marketing ha a lungo mascherato le carenze sotto il profilo delle proposte. Toti ha proceduto a lungo su un doppio binario: in primo luogo, si è affidato ai grandi eventi e a progetti che sono apparsi dubbi, scarsamente commisurati a una realtà come quella ligure, segnata da un pauroso decremento demografico, da una fuga dei giovani qualificati, da un invecchiamento della popolazione che ne ha fatto la regione più anziana d’Italia. La nuova diga, che prevede un investimento gigantesco di denaro pubblico, è stata contestata anche dall’interno del mondo dello shipping, e ha suscitato inquietudini negli abitanti dei quartieri che saranno direttamente o indirettamente coinvolti dai lavori, prima, e successivamente dal funzionamento delle infrastrutture necessarie per il suo pieno funzionamento.

Il secondo aspetto, meno appariscente – ma forse la componente più importante e solida del “sistema Toti” – è stato un piccolo cabotaggio, un bricolage volto alla costruzione di relazioni personali e istituzionali con il mondo della imprenditoria locale e degli stakeholders, delle famiglie importanti della città. Una commistione di pubblico e interessi privati, che si sono tradotti in nomine, cambi di poltrone e incarichi, conflitti di interesse e maneggi.

Ma chi è Toti? Apparso in Liguria praticamente dal nulla, paracadutato come candidato da Berlusconi, di cui aveva diretto un telegiornale, per la sua resistibile ascesa il giornalista milanese ha sfruttato abilmente una situazione di vuoto di potere, il logorio delle vecchie amministrazioni di sinistra, progressivamente adagiatesi su una gestione dell’ordinario e incapaci di immaginare una svolta per una regione da decenni in difficoltà. Propostosi come alfiere del nuovo, fautore di una gestione manageriale e spregiudicata, supportata da slogan del tipo: “Facciamo di Genova un quartiere di Milano”, Toti è stato instancabile nel proporre affari e progetti, in rapida e continua moltiplicazione, per dare corpo alla promessa di rinnovamento e soprattutto per accrescere la credibilità del personaggio. Così sono giunti i ristoranti, le funivie, i battelli a forma di pesto e mortaio a spasso sul Tamigi; così si sono autorizzati il profluvio dei supermercati, le discusse infrastrutture, le gronde, mentre si allungavano le mani anche sulle banchine portuali.

Toti ha capitalizzato il malcontento che aveva sedimentato l’immobilismo delle paralitiche amministrazioni precedenti e, per quanto sostanzialmente estraneo alle culture e alle problematiche dei territori locali, è riuscito ad affermarsi come un riferimento per i ceti medio-alti, in particolare conquistando seguito nella fascia di età più alta dell’elettorato. Se il suo potere è apparso rapidamente consolidarsi, è però almeno dal 2018 che sono state avviate inchieste sui fondi che imprenditori e portatori di interesse hanno versato alle fondazioni strutturate a matrioska, che hanno finanziato la sua attività politica ed elettorale; così come sono note a tutti le sue relazioni – personali o istituzionali – con noti imprenditori, televisioni locali, Esselunga, WeBuild, Autostrade.

Tocca ora alla magistratura dipanare il filo tortuoso di queste relazioni, stabilendo fin dove arrivava il lecito e dove eventualmente cominciava l’illecito; ma certo non è rassicurante un sistema in cui la politica si lega strettamente a cospicui finanziamenti privati. Quando l’agire politico viene dettato da lobbisti e portatori d’interesse, lo sviluppo di una città e di una regione rischia di diventare ostaggio di società per azioni e comitati di affari, mentre divengono sempre più opachi i fondi ricevuti dai partiti, con le immaginabili conseguenze.

Il “sistema Toti”, nei suoi aspetti legali come in quelli censurabili, è comunque un metodo inquietante di fare politica, autoreferenziale e post-ideologico, votato unicamente alla propria sussistenza e alla propria riproduzione come automedonte politico. Un circolo vizioso che avvelena la democrazia, allontanando i cittadini dal voto e lasciando che le decisioni siano nelle mani di sempre meno persone. In questo senso, come scrivemmo per tempo su queste pagine (vedi qui), hanno lavorato le continue campagne politico-pubblicitarie, che tendevano sostanzialmente a identificare i destini della Liguria con quelli del politico di riferimento. In fondo, un progetto di de-politicizzazione e riduzione della sfera pubblica a mero mercato, con buona pace della partecipazione e dell’elaborazione di un progetto condiviso di sviluppo regionale. Il “sistema Toti” certo non è unicamente ligure, ha conosciuto una serie di riproduzioni e di varianti nel Paese: perciò, se si scoperchia il pentolone Liguria, è evidente che l’eco del botto si sentirà anche altrove.

Ora, nel clamore dell’evento, a Genova c’è già chi prende le distanze: “(…) in fondo è sempre stato un bauscia, un milanese arrogante, un foresto”. Rimane da capire che ne sarà del “gemello diverso”, il sindaco Marco Bucci, che di molti degli indagati è stato compagno di strada e sodale, e che spesso ha trovato una sponda nel presidente della Regione. Come dicevano i latini, l’impressione è che i due personaggi, Toti e Bucci, simul stabunt, simul cadent, o detto altrimenti: finché saranno insieme staranno in piedi, se divisi insieme cadranno.

2.202
Archiviato inCittà visibili Dossier Editoriale
TagsAgostino Petrillo arresto Toti Genova Giovanni Toti Liguria sistema Toti

Articolo precedente

Perché i movimenti studenteschi fanno paura

Articolo successivo

Sciopero Rai: ripensare il servizio pubblico minacciato dal governo

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Una settimana nella vita di Nigel Farage

La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD

L’“estremista” Merz e la patrimoniale

Regno Unito, le stelle cadenti e quelle (forse) nascenti

Dello stesso autore

Una settimana nella vita di Nigel Farage

La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD

L’“estremista” Merz e la patrimoniale

Regno Unito, le stelle cadenti e quelle (forse) nascenti

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
Ultimi articoli
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid
Luciano Ardesi    13 Luglio 2026
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ultime opinioni
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA