• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Guyana francese, tra narcotraffico e conati indipendentisti

Guyana francese, tra narcotraffico e conati indipendentisti

Il territorio, situato a nord del Brasile, fa parte dell’Unione europea, suo malgrado

6 Marzo 2023 Vittorio Bonanni  2201

Come si fa a non ricordare Papillon. Il film tratto dall’omonimo romanzo di Henri Charrière, che vide protagonisti due prigionieri interpretati da Steve McQueen e Dustin Hoffman,e i tentativi di fuga dalla famigerata colonia penale dell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese? Ma a parte il libro e il film, di questo piccolo Paese – ottantamila chilometri quadrati e circa trecentomila abitanti, vero e proprio pezzo di Unione europea in America latina –, non si ricorda proprio nessuno, a parte i francesi ovviamente. Questa terra, scoperta da Cristoforo Colombo il 5 agosto del 1498, è infatti uno dei tanti Drom-Com (Départements et régions d’outre-mer), veri e propri residui coloniali del vecchio impero francese, di fatto Francia a tutti gli effetti.

Si potrebbe immaginare che, essendo legata mani e piedi a Parigi e avendo l’euro come moneta corrente, la Guyana, una volta ricordata per la sua fama sinistra, goda di una maggiore tranquillità economica e sociale, come succede più o meno negli altri Drom-Com. Invece, per tanti aspetti, non ha nulla da invidiare ai suoi vicini Paesi del continente, a cominciare dal gigante brasiliano.

A Cayenne – è questo il nome, anch’esso sinistro, della capitale – e dintorni la fanno da padrone la criminalità, la povertà e il traffico di droga. Soprattutto, le modalità con le quali viene gestito questo commercio sono inquietanti. Se dalla Francia non arrivano aiuti di nessun tipo, dal proprio dipartimento sudamericano alla “madre-patria”, come si diceva ai tempi del colonialismo, arriva invece tanta droga, contro il cui commercio lo Stato francese riesce a fare poco o niente. In un anno, il traffico di droga tra i due Paesi ammonta a circa quattro tonnellate. Chi fisicamente è adibito all’organizzazione di questo commercio utilizza i cosiddetti “muli”, ovvero persone disposte a viaggiare con piccole quantità di droga utilizzando voli commerciali.

Prima della pandemia, che ha temporaneamente arrestato il commercio a causa della chiusura dell’aeroporto di Cayenne, tredici voli provenienti dalla Guyana francese atterravano ogni giorno allo scalo parigino. “Su ciascun volo – informa il sito “Milano Finanza”– salivano a bordo tra gli otto e i dieci corrieri. La droga veniva sia ingerita (nel 30% dei casi) sia nascosta tra i vestiti (30%) sia trasportata nei bagagli (40%). La quantità media di cocaina trasportata da ciascun corriere era pari a circa due kg nel 2019”.

Un commercio assolutamente redditizio, se consideriamo che per acquistare un chilo di cocaina nel piccolo Paese amazzonico ci vogliono 3.500 euro, e in Francia diventano 35mila. “Secondo l’ufficio antidroga – informa sempre la testata finanziaria –nel 2019 sono stati fermati 1.200 corrieri e sono stati sequestrati 2.500 kg di cocaina proveniente dal dipartimento francese. Ciononostante, il traffico rimane redditizio”. Inoltre,“ i trafficanti adottano una strategia di saturazione – aggiunge il senatore Antoine Karam, già presidente del Consiglio regionale della Guyana francese –,inviano un gran numero di corrieri, sapendo che noi non possiamo controllare tutto”.

Tuttavia, proprio lo scorso primo marzo, le autorità francesi hanno reso noti i risultati della lotta al narcotraffico del 2022, definendoli una “vittoria storica”. Come riporta la testata internazionale “Euroactiv”, promossa in Italia dal “Corriere della Sera”, il ministro Darmanin ha dichiarato che il sequestro di cannabis ha raggiunto il massimo storico di 128,6 tonnellate, con un aumento del 15% rispetto al 2021 e del 47% rispetto al 2017. Sono finite nelle reti della polizia e dei servizi doganali anche 27,7 tonnellate di cocaina, con un aumento del 5% rispetto al 2021. Il 55% della cocaina che raggiunge le coste francesi proviene dalle isole caraibiche e dalla Guyana, una zona di transito chiave per la produzione sudamericana.

Come dicevamo, malgrado l’appartenenza all’Unione europea, il Paese sudamericano non gode di quegli strumenti necessari per mettere un freno allo strapotere delle multinazionali, che si riempiono le tasche grazie alle grandi risorse di cui è ricco il territorio, come oro, piombo, manganese, uranio, bauxite, alluminio, diamanti, idrocarburi. È degna di interesse anche la sua collocazione geopolitica. Da un lato, considerando l’appartenenza della Francia alla Nato, la Guyana francese sarebbe verosimilmente, come sostengono alcuni analisti, un punto di osservazione importante per monitorare e controllare ciò che succede nei vicini Venezuela e Brasile, che, come tanti altri Paesi del continente, si sono smarcati più volte dalle mire egemoniche statunitensi. Dall’altro, non va dimenticato che nella piccola città di Kourou, considerata la porta europea verso il cosmo, è presente il più grande lancio di missili spaziali del vecchio continente.

Stiamo parlando del Centro nazionale di studi spaziali creato, nel 1961, dal presidente Charles De Gaulle. Il luogo venne scelto quando la Francia perse l’Algeria, divenuta indipendente. Dal 1973 è divenuta porto spaziale d’Europa e, due anni dopo, base operativa dell’Agenzia spaziale europea Esa, nella quale non ci sono tutti i Paesi europei, mentre ne sono presenti di extraeuropei. La superficie della base è di 650 chilometri quadrati. È collocata nel bel mezzo della foresta amazzonica, popolata danativi che, paradossalmente, vivono in una situazione di relativa tranquillità, visto che nella base può accedere solo personale specializzato e nessun altro.

La presenza di questa struttura avrebbe, secondo alcuni osservatori, anche un riscontro politico e dissuasorio contro velleità autonomiste di movimenti indipendentisti, che con la Francia non vorrebbero avere più nulla a che fare, visto che il Paese non trae vantaggio dall’essere parte del territorio francese ed europeo. Anzi. Per esempio, il livello dell’assistenza medica è lontanissimo da quello francese, potendo contare sulla metà dei medici generici presenti a Parigi e dintorni, e tre volte meno se si parla di specialisti. Le strutture sono fatiscenti e quasi tutti i beni di prima necessità arrivano dalla Francia, con costi molto più alti, malgrado l’appartenenza allo stesso Stato. La disoccupazione è del 22%,e arriva al 70 se parliamo dei giovani.

Contro questo stato di cose si batte il Mouvement de décolonisation et d’émancipation sociale (Mdes),il cui consenso nel Paese è relativamente basso, tra il 6 e l’8% nelle elezioni politiche. Ma il malcontento è molto più diffuso, e si esprime attraverso altre realtà sociali come il Cgd (Collectif Guyane Décollage), che riunisce spontaneamente tutte le categorie professionali e il sindacato Utg (Union des travailleurs de la Guyane française) che, pur mantenendo un forte legame con la Cgt, il principale sindacato francese, dal 1967 è di fatto indipendente. Tutte queste realtà hanno dato vita, nel 2017, alla vigilia delle elezioni presidenziali, a una mobilitazione sociale durata cinque settimane, senza precedenti, che ha costretto Parigi a firmare un accordo che prevedeva scuole superiori, collegi, ponti, una città giudiziaria a Cayenne, un tribunale e una nuova prigione a Saint-Laurent-du-Maroni. Infrastrutture in via di realizzazione.

Insomma, la società franco-guyanese è tutt’altro che sopita e ha detto la sua anche nella recente quanto insoluta questione delle pensioni, che il presidente Macron, come i suoi predecessori, vorrebbe riformare innalzando l’età pensionabile. Ebbene, anche a Cayenne la gente non è rimasta a guardare, in quanto quella decisione per forza di cose li coinvolgerebbe, rendendo ancora più complicata la vita di un popolo già molto provato. “È un problema che riguarda tutti noi” – ha detto Yannick Xavier, segretario generale dell’Utg che proseguirà la battaglia, in consonanza con quanto sta succedendo in Francia. Questa dipendenza dall’ex colonizzatore appare ancora più insopportabile, se consideriamo che rende praticamente impossibile ogni legame autonomo e di coordinamento regionale con gli altri Paesi del continente. Sganciarsi diventa così un imperativo categorico ma difficilmente realizzabile, considerando anche che in Francia, nella migliore delle ipotesi, si propone una maggiore cooperazione economica per migliorare la vita di quella popolazione. Ma nessuno sostiene che sia giunta l’ora di favorire l’indipendenza del territorio, il cui legame con la Francia è solo una palla al piede per ogni ipotesi di sviluppo armonico e di cooperazione con le realtà dell’America del Sud.

2.197
Archiviato inAmerica latina Articoli Dossier
Tagsdroga Francia Guyana Guyana francese indipendentisti malcontento narcotraffico Vittorio Bonanni

Articolo precedente

I 5 Stelle e l’effetto Schlein

Articolo successivo

Auto elettrica o città senza auto?

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

In Romania c’è vita a sinistra  

Fenomeno Silvia Salis?

In Bulgaria il vento soffia più a est

Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”

Dello stesso autore

In Romania c’è vita a sinistra  

Fenomeno Silvia Salis?

In Bulgaria il vento soffia più a est

Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
L’imbroglio del “salario giusto”
Paolo Andruccioli    4 Maggio 2026
Niente da fare, non si ferma la frana del governo
Rino Genovese    29 Aprile 2026
Guerra israelo-statunitense all’Iran: l’incubo dell’arma nucleare
Giorgio Graffi    27 Aprile 2026
Ultimi articoli
Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti
Marianna Gatta    7 Maggio 2026
In Romania c’è vita a sinistra  
Vittorio Bonanni    7 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)
Guido Ruotolo    4 Maggio 2026
Mali, la giunta militare in gravissime difficoltà
Luciano Ardesi    4 Maggio 2026
Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (3)
Guido Ruotolo    30 Aprile 2026
Ultime opinioni
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Fenomeno Silvia Salis?
Vittorio Bonanni    28 Aprile 2026
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
L’Italia a colori, viaggiando in camicia rossa
Luca Baiada    5 Maggio 2026
Ultime interviste
Economia pubblica o barbarie
Paolo Andruccioli    20 Aprile 2026
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA