• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » “Ruby ter”: ma il sexygate accadde davvero

“Ruby ter”: ma il sexygate accadde davvero

L’assoluzione di Berlusconi al processo milanese è solo tecnica. La magistratura in questi anni ha fatto più della politica

20 Febbraio 2023 Stefania Limiti  1626

È finito tutto “a puttane”, per dirla con un’espressione poco elegante ma che va al sodo. Il processo “Ruby ter”, nato nel 2015 per valutare le accuse di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari contro Silvio Berlusconi e altre ventotto persone (quasi tutte ragazze), si è concluso con una clamorosa assoluzione, che non assolve proprio nessuno e dà il senso di quanto il berlusconismo abbia fatto sbandare l’Italia.

In buona sostanza, la faccenda è questa: il fondatore di Forza Italia organizzava nelle sue belle dimore “feste eleganti” – lui le chiamò così – nelle quali si consumava, in realtà, un rapporto di prostituzione con le invitate, tutte giovani donne inebriate da soldi e potere. Due processi lo hanno stabilito, “Ruby 1” e “Ruby 2”; ma se vogliamo uscire dal campo giudiziario ci può bastare quella scioccante protesta di Veronica Lario, allora signora B., la quale, avendo appreso che la vicenda era ormai pubblica, consegnò ai giornali la sua umiliazione e l’immagine del “Drago e le vergini”.

Nel “Ruby 2” sono stati condannati alcuni intermediari (il pingue Lele Mora, agente “artistico” messo al servizio delle giovani, Nicole Minetti, ex consigliere regionale, pagata dai contribuenti per organizzare le serate hot, e il fido Emilio Fede che è ancora lì a chiedersi se gli sia valsa tanta sollecitudine verso il padrone). La tornata processuale appena conclusa è finita con una assoluzione che sembra piena (“il fatto non sussiste”), ma non è così come appare.

È vero che la procura non è riuscita a dimostrare che i dieci milioni di euro sparsi a destra e manca dal generoso anfitrione servirono per convincere la sua corte a non dire la verità su quei consessi. Clamorosamente, si può dire, Berlusconi è stato assolto. L’ex presidente del Consiglio ha potuto vincere perché la sua difesa, nel 2021, presentò una istanza nella quale faceva notare che le ragazze indagate (perché accusate di aver mentito nei processi precedenti) non potevano essere sentite come testimoni della corruzione, semmai come indagate in reato connesso. Non si può accusare di falsa testimonianza una persona indagata, si può farlo solo con un testimone puro, estraneo all’impianto accusatorio: art. 384, comma 2, Cp: “La falsa testimonianza può essere commessa solo da chi legittimamente riveste la qualità di testimone. Se viene assunto come ‘testimone’ un soggetto che non poteva rivestire tale qualità perché sostanzialmente raggiunto da indizi per il reato per cui si procede o per altro ad esso connesso, la possibilità di punirlo per dichiarazioni false è esplicitamente esclusa dall’art. 384, comma 2, Cp”.

Gli indagati hanno la facoltà di mentire: un (importante) errore procedurale ed ecco che il castello cade giù. È così che accade in uno Stato di diritto. Il fu avvocato Ghedini, mente perversa dell’inghippo giuridico, se la starà ridendo, se da lassù vede. Dopo un processo durato cinque anni – per la sola udienza preliminare, tra certificati medici e legittimi impedimenti, ci sono voluti tre anni – è triste e gravissimo lo stato confusionale della maggiore tra le procure italiane, quella milanese, che tuttavia aveva visto giusto nel voler perseguire Berlusconi, pur alla fine di un lungo percorso, portando a processo le figure sbagliate. Ma la sostanza resta tutta. Quei soldi furono dati materialmente (prima ancora per pagare le prestazioni sessuali), ricostruiti i passaggi e ammesse le regalie anche in aula: per la difesa, appunto, solo liberalità, nessuna compravendita di favori.

L’assoluzione (non sappiamo se la procura farà ricorso, vedremo, intanto altri processi connessi vanno avanti in altre città), e il coro di entusiasmo della destra, che si riconosce profondamente e con voluttà nel senso del potere berlusconiano, hanno trasformato i fatti in un film. Ma sono pura e dura realtà: il sexygate di un presidente del Consiglio, l’uso sfrontato e rivendicato della ricchezza, l’abuso e la mercificazione del corpo di giovani donne assatanate, a loro volta, dai soldi, felici di offrirsi al magnate, sono tutte cose accadute e gestite dalla allora massima autorità politica del Paese.

La magistratura ha cercato di fare del proprio meglio, per stanare la diffusa e gravissima natura criminale dei comportamenti di Berlusconi: il Cavalierato, si diceva in un precedente pezzo (vedi qui), è stato segnato in fin dei conti da tre grandi filoni giudiziari: la condanna per falso in bilancio di Berlusconi, quella per frode fiscale di Cesare Previti e il concorso esterno all’associazione mafiosa di Marcello Dell’Utri. Una triade che racchiude la natura del potere berlusconiano, con il quale la magistratura si è trovata faccia a faccia in un drammatico scontro frontale e forse – è il caso di dirlo – ha fatto meglio della politica che a tratti tentò di venire a patti con il Drago. Al quale interessava poco di tutto: tranne che dei suoi raggiri e del suo impero, e della sua esibita virilità.

1.649
Archiviato inArticoli
Tagsassoluzione berlusconismo falsa testimonianza olgettine procura di Milano Ruby ter sexygate Silvio Berlusconi Stefania Limiti

Articolo precedente

C’era una volta la formazione degli insegnanti

Articolo successivo

A proposito di un libro di Stefano Fassina

Stefania Limiti

Seguimi

Articoli correlati

Da Caivano ai “maranza”

Cittadinanza, in arrivo norme aberranti

Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale

La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante

Dello stesso autore

Da Caivano ai “maranza”

Cittadinanza, in arrivo norme aberranti

Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale

La legge elettorale e la “terza Repubblica” di Almirante

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA