• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Allarme Gaza in Italia

Allarme Gaza in Italia

Manifestazione il 7 giugno a Roma indetta dalla sinistra. Si muove anche il mondo del giornalismo e della cultura

27 Maggio 2025 Vittorio Bonanni  1376

Ormai la diga è rotta. Dopo settimane, mesi di tentennamenti, timori di essere identificati come filoterroristi amici di Hamas, o antisemiti, dai sodali di Netanyahu in Israele e in Italia, ha preso il via una mobilitazione con proposte che dovranno costruire un grande raduno romano il prossimo 7 giugno, il giorno prima del voto referendario e dei ballottaggi alle amministrative.

Vogliamo precisare, però, che le forze di sinistra non sono state a guardare. In più di una occasione hanno organizzato delegazioni di parlamentari e militanti che si sono recati in Cisgiordania e nei pressi di Gaza per denunciare le atrocità in corso, oltre ad aver presentato in parlamento una mozione firmata da Pd, 5 Stelle e Alleanza verdi-sinistra. Ma grandi manifestazioni finora non ce ne sono state. Tra le ragioni si annovera l’aria pesante, tossica, che tira da qualche decennio a questa parte, e che ha reso Israele sempre più intoccabile, prevalentemente per ragioni di opportunità, sia da parte di una classe politica, in questo caso quasi trasversale, sia per via dei diretti interessati, ebrei o israeliani. Negli stessi ambienti di sinistra (chi scrive ebbe modo di constatarlo anche dentro l’allora quotidiano di Rifondazione, “Liberazione”, più di dieci anni fa) questo approccio è stato egemone. Perciò, una reazione adeguata a ciò che è successo e sta succedendo – in seguito alla strage del 7 ottobre per opera di Hamas, che provocò la morte di oltre mille israeliani e la cattura di decine di ostaggi – arriva solo ora, dopo una serie di proposte e dichiarazioni. A cominciare dallo scorso 22 maggio, quando – dopo avere lanciato un appello, in occasione della festa della Liberazione – la sindaca di Marzabotto, Valentina Cuppi, ex presidente del Pd, aveva proposto una marcia per la pace dal titolo “Save Gaza, fermate il governo di Israele”, che conduce una politica genocidaria nei confronti degli abitanti di Gaza. Data prevista, il 15 giugno. Una marcia che prenderà il via dalla cittadina per arrivare fino a Monte Sole, luogo della strage nazifascista del 1944, nel bolognese.

Per i partiti d’opposizione è dunque arrivato l’input che serviva. Schlein (non ci soffermiamo sugli scontati mal di pancia di pezzi del partito magari vicini ai sionisti: vedi qui), Conte, Fratoianni e Bonelli hanno lanciato una proposta per “una grande manifestazione nazionale” che ha registrato finora l’immediata adesione dell’Anpi e della Cgil, mentre la Uil mantiene una posizione più defilata, aderendo nei territori solo a macchia di leopardo. Un appuntamento che fa seguito ad altre proposte simboliche, come quella di esporre, con le bandiere palestinesi, lenzuoli bianchi per ricordare i sudari che avvolgono le migliaia di morti della Striscia, o, per fare un altro esempio, all’iniziativa messinese “Restiamo umani. Appello per Gaza”, che sta raccogliendo centinaia di firme.

Da registrare anche la grande manifestazione del 21 giugno, prevista in diverse città europee. Lo slogan che le unisce è “No Arms Europe”, organizzata in Italia da Arci, Ferma il Riarmo, Sbilanciamoci, Rete italiana Pace e disarmo, Fondazione Perugia-Assisi, Greenpeace Italia, Attac e Transform Italia, da tenersi a Roma a pochi giorni dal vertice Nato dell’Aia. Incentrata inizialmente su temi come “guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo” (incredibilmente la parola Palestina non compariva nella locandina), si è poi spostata su quanto accade in Medio Oriente, questa volta con lo slogan “fermare Israele”, divenuta così la principale parola d’ordine di un’iniziativa che, altrimenti, sarebbe stata un po’ ingombrante e poco attrattiva.

A queste proposte, concepite da forze politiche e da realtà associative, se ne sono aggiunte altre provenienti dal mondo della cultura e del giornalismo, alcune inaspettate. Il 24 maggio scorso è stato l’ex sindaco di Roma e fondatore del Pd, Walter Veltroni, a sottolineare nelle pagine del “Corriere” l’urgenza di una grande mobilitazione nazionale su Gaza. Il giorno seguente è stato Nanni Moretti, non nuovo a nette prese di posizione politiche, a denunciare su “Repubblica” i crimini di Netanyahu, e dunque a sottolineare la necessità di fare qualcosa. “Ma quanti palestinesi devono ancora morire perché tu sia soddisfatto?” – ha chiesto il regista al premier israeliano.

Le parole più sorprendenti sono state però quelle pronunciate dal direttore di “Repubblica”, Mario Orfeo. Com’è noto il giornale fondato da Eugenio Scalfari è stato diretto, fino al 6 ottobre scorso, da Maurizio Molinari, uomo legatissimo a Israele, poco incline, per usare un eufemismo, a criticare lo Stato ebraico. Più volte sfiduciato dalla redazione per altre ragioni, al suo posto è arrivato appunto il più autorevole ex direttore generale della Rai. Nel corso di un dibattito al Festival della tv a Dogliani con il direttore del Tg7 Enrico Mentana, Orfeo ha tentato invano di coinvolgere il collega nella preparazione di un’iniziativa su Gaza – da realizzare sulla falsariga di quella europeista proposta qualche mese fa da Michele Serra. Ma l’ex berlusconiano ha declinato l’offerta, non interessato a unirsi con chi vuole denunciare un massacro perpetrato dal peggiore governo della storia di Israele. La proposta, sia pure generica, ha smosso comunque le acque del giornalismo italiano. A prendere la palla al balzo, è stato proprio il comitato di redazione della testata, che ha lanciato un appello a tutti i giornalisti di “Repubblica” e alla stessa direzione. Sul quotidiano del 25 maggio, è stata pubblicata anche un’inserzione a pagamento, firmata da giornaliste e giornalisti, contro ciò che sta accadendo a Gaza. Si aggiunga l’appello delle giornaliste e dei giornalisti italiani promosso dal movimento “Giustizia e pace in Medio Oriente contro la congiura del silenzio”, reso noto da Articolo 21, che si batte per la libertà di stampa in Italia e nel mondo. E anche l’ordine dei giornalisti sta lavorando nella stessa direzione.

Insomma, nel giro di pochi giorni, molto è cambiato nei riguardi di Gaza e della Palestina. A questo punto, bisognerà capire come organizzare il tutto. I partiti e le associazioni che abbiamo citato dovrebbero dare vita a una manifestazione a Roma appunto il 7 giugno (anche Perugia era in lizza, grazie alla disponibilità della sindaca Vittoria Ferdinandi, ma il luogo è stato valutato come troppo piccolo), ed è evidente che il bis di una piazza del Popolo targata “Repubblica” potrebbe non esserci, e quel mondo della cultura e del giornalismo che abbiamo descritto potrebbe allargare l’orizzonte della manifestazione. Ciò che conta è riscattare un Paese in cui politici, opinionisti, giornalisti, per interessi di bottega o identitari, si sono finora voltati dall’altra parte di fronte a uno dei massacri più efferati, unico nella storia recente per le sue terribili modalità.

1.416
Archiviato inArticoli
TagsGaza manifestazione 7 giugno sinistra unita pro-Pal Vittorio Bonanni

Articolo precedente

A Genova un vento nuovo? Piuttosto la fine di un ciclo

Articolo successivo

Gaza, prosegue il massacro

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Anna Foa spiega cos’è l’antisemitismo

Ci mancava solo Onorato: l’assemblea di Progetto civico a Roma

In Armenia vince di nuovo l’Europa

Dello stesso autore

L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea

Anna Foa spiega cos’è l’antisemitismo

Ci mancava solo Onorato: l’assemblea di Progetto civico a Roma

In Armenia vince di nuovo l’Europa

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
L’“estremista” Merz e la patrimoniale
Agostino Petrillo    6 Luglio 2026
Meloni, il Colle nel mirino
Paolo Barbieri    2 Luglio 2026
Ultimi articoli
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ex Ilva, nuove iniziative di lotta
Guido Ruotolo    6 Luglio 2026
L’Albania rischia di allontanarsi dall’Unione europea
Vittorio Bonanni    6 Luglio 2026
Legge elettorale, scontro nella destra
Stefania Limiti    3 Luglio 2026
Il tribunale di Peter Thiel
Marianna Gatta    3 Luglio 2026
Ultime opinioni
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Diverso parere sull’archiviazione fiorentina
Guido Ruotolo    11 Giugno 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Anna Foa spiega cos’è l’antisemitismo
Vittorio Bonanni    25 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA