A bocce ferme, dopo avere ricevuto la seconda mazzata elettorale nel giro di un mese, pare che la principale preoccupazione di Friedrich Merz sia quella di attaccare la Linke, che ha trionfato nella capitale con una candidata sindaca figlia di rifugiati politici turchi. Elif Eralp si è presentata con un programma decisamente radicale: la piattaforma cui deve la sua affermazione mette al centro il contrasto alla speculazione finanziaria in nome della emergenza abitativa, e propone inoltre una profonda riforma del sistema fiscale locale e nazionale. La Linke ha ripreso una questione molto sentita, e lasciata “in frigorifero” dalla giunta precedente, quella posta dal referendum sull’esproprio della grande proprietà immobiliare, approvato da quasi il 60% dei berlinesi nel 2021. Va chiarito che la questione della casa – ritornata alla ribalta, negli ultimi anni, in tutta Europa – è a Berlino particolarmente importante.
La capitale tedesca è una città di affitti, che in alcuni quartieri raggiungono l’85% del totale. Ma la proprietà, negli scorsi decenni, ha subìto un processo di rapida concentrazione in poche mani, anche per la folle pratica della “restituzione” di una parte considerevolissima del patrimonio pubblico della ex Berlino Est. La Eigentumsfrage – ricerca pignola e sostanzialmente inutile degli antichi proprietari pre-bellici di questi alloggi, sulla base del catasto del 1939 – ha finito per consegnare alle grandi immobiliari un patrimonio di 180.000 alloggi rimasti in cerca di padrone. Non sapendo bene che pesci pigliare, il governo post-riunificazione si è liberato dal fardello mediante la restituzione degli appartamenti agli eredi degli antichi proprietari. Il fatto che gli eredi non sempre fossero rintracciabili, o fossero spesso disinteressati al possesso di edifici in cattive condizioni, o comunque necessitanti di energica manutenzione, ha dischiuso un’opportunità storica alla grande proprietà immobiliare, che si è trovata nella condizione di potere operare massicce acquisizioni a prezzi bassissimi, conducendo a una concentrazione di alloggi senza precedenti nella storia della città.
Con la concentrazione della proprietà, si è scatenata una corsa ai rincari degli affitti e dei prezzi delle case, che ha assunto proporzioni vertiginose. I processi di finanziarizzazione del mercato immobiliare e della rendita, seguiti successivamente, hanno ulteriormente esacerbato la situazione. Le immobiliari Vonovia e Deutsche Wohnen controllano centocinquantamila appartamenti nella capitale, e sono arrivate a essere il primo operatore del settore in Germania. Complessivamente, la grande finanza e i fondi d’investimento privati gestiscono tra i duecentomila e i duecentocinquantamila appartamenti in città.
Il referendum prevede di avviare l’esproprio con indennizzo, e il progressivo ritorno in mano pubblica, di circa 220mila appartamenti appartenenti a società e gruppi privati che siano titolari di oltre tremila unità. L’idea dell’esproprio è corredata dalla proposta di un blocco degli affitti, che andrebbe applicato prioritariamente alle 380mila abitazioni di proprietà pubblica, con la creazione di un’autorità pubblica d’ispezione contro il caro affitti e con un’espansione programmata dell’edilizia sociale. La fame di case a costi accessibili si avverte acutamente a Berlino e in tutta la Germania: non a caso, già il programma elettorale (poi attuato solo molto parzialmente) della coalizione “semaforo” prevedeva, nel 2021, la costruzione di quattrocentomila alloggi pubblici.
Come se tutto questo non bastasse a spaventare i grandi proprietari, la Linke vorrebbe introdurre anche misure fiscali sia per disincentivare la rendita sia per reperire risorse fresche da destinare ai servizi. Eralp e il suo partito propongono una “tassa sulle ville di lusso”, che andrebbe ad applicarsi sui beni immobiliari di valore stimato superiore ai quattro milioni di euro. A questa misura, si andrebbero ad aggiungere l’innalzamento della tassa sulle seconde case non locate, e un’esenzione totale dell’imposta di acquisto per le famiglie a basso o medio reddito che comprano la prima abitazione.
Per la Linke il problema è che i grandi gruppi immobiliari privilegiano la logica del profitto rispetto al bisogno dei residenti di trovare un alloggio o mantenerlo a prezzi sostenibili. Nella breve intervista rilasciata al “Corriere della sera”, Luigi Pantisano – il figlio di immigrati italiani che è uno dei due attuali leader della Linke – ricorda che in città molte persone lavorano metà del mese solo per pagare l’affitto. Una realtà inaccettabile, che va modificata con interventi sostanziali. Nonostante la Spd sia sempre stata freddina sulla faccenda degli espropri, delle soluzioni vanno individuate. I socialdemocratici si sono dichiarati contrari alla cosiddetta “linea rossa” fissata dalla Linke, che subordina ogni possibile alleanza di governo proprio all’accettazione del principio dell’esproprio. Questa posizione dei socialdemocratici appare illogica a Pantisano, che sostiene, non senza ragione, che il referendum del 2021 sia stato massicciamente votato anche dagli elettori della Spd e dei verdi. Secondo la co-leader della Linke, Ines Schwerdtner, non si tratta affatto di una posizione radicale, ma di una questione fondamentale: quella del controllo sull’edilizia abitativa in un momento in cui affitti sempre più alti diventano inaccessibili a una fascia sempre più ampia della popolazione. E si tratta anche, come ha sottolineato Elif Eralp, di rispettare la volontà dei berlinesi, che, nel 2021, hanno parlato chiaro, chiedendo la socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari. Eralp ha sottolineato anche come diverse voci, in passato, all’interno della Spd e dei verdi, si siano dette favorevoli agli espropri, e si è dichiarata fiduciosa nella possibilità di trovare un compromesso. Se Pantisano ed Eralp riusciranno a raggiungere una mediazione con i socialdemocratici e i verdi, si potrebbe configurare per Berlino un governo rosso-verde-rosso. Quello che è certo è che la Linke non intende mollare senza adeguata contropartita l’argomento con cui ha vinto le elezioni nella capitale tedesca, e che non vorrebbe sacrificarlo neppure per varare una coalizione di governo.
A Merz tutto questo non piace affatto, e ha prontamente dichiarato di volere correre ai ripari, rendendo illegali gli espropri previsti, così da rassicurare i grandi investitori del settore immobiliare e di quello bancario, cui il solo impiego del termine “esproprio” fa rizzare i capelli. Se gli espropri previsti dovessero avere luogo, il Land Berlino passerebbe dal possedere il 20% del patrimonio immobiliare della città al 30%, e sarebbe così in grado di intervenire efficacemente sul mercato degli affitti, riducendo i margini di guadagno degli speculatori.
All’“Assicuratore” Merz una simile prospettiva leva il sonno, e per questo sta cercando, in tutta fretta, di fare approvare una legge per impedire che la sinistra berlinese, una volta acquisito il governo della capitale, possa portare avanti il progetto. Gli investitori internazionali, secondo la Cdu, vanno rassicurati sul fatto che la loro proprietà non verrà espropriata, altrimenti scapperebbero precipitosamente. Le prime bozze della nuova legge starebbero già circolando fra il ministero della Giustizia e quello dell’Interno, ma non è detto che siano destinate a tradursi in realtà. La ministra socialdemocratica della Giustizia, Stefanie Hubig, per esempio, ha già espresso i propri dubbi sulla possibilità di introdurre un divieto generalizzato agli espropri mediante una legge ad hoc. Tra l’altro, la questione era già stata lungamente dibattuta dai costituzionalisti, sin dai tempi del referendum, senza che si giungesse a un parere condiviso, e non è affatto certo che il governo centrale abbia il potere di imporre un simile divieto. D’altra parte, il problema della casa e della finanziarizzazione dell’abitare è un tema che attraversa tutte le grandi metropoli contemporanee, ed è uno dei segni più appariscenti delle profonde divisioni sociali che le caratterizzano. Anche il sindaco di New York, Mamdani, ha in cantiere il progetto di tassare pesantemente le seconde case vuote, dato che, cambiate le cose da cambiare, anche negli Stati Uniti i costi delle abitazioni sono alle stelle, e la carenza di alloggi è arrivata a livelli drammatici. Durante l’ultima campagna elettorale, ci fu uno scontro aspro tra Kamala Harris e J. D. Vance, che cercò di cavarsela scaricando sui migranti la causa della scarsità di alloggi disponibili a prezzi accessibili. Ma Berlino parla non solo al di là dell’oceano: basti pensare alla situazione di città come Milano e Roma, o come Barcellona e Lisbona. La crisi della casa adombra il crescere in Europa di una nuova questione sociale cui nessuna forza politica, per ora, sembra disposta a prestare ascolto – se non nei termini di quella repressione preventiva cui sta pensando l’“Assicuratore”.







