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Tempi difficili per il funambolo Merz

23 Aprile 2026 Agostino Petrillo  629

Merz è sempre più in bilico, esposto a venti che soffiano da destra e da sinistra. Il cancelliere è un funambolo che cerca disperatamente di rimanere in equilibrio. La sua popolarità è verticalmente in calo, e la settimana scorsa – per quello che possono valere sondaggi di questo tipo – è stato dichiarato il leader meno popolare in Europa. Invano Merz ha invitato a più riprese i tedeschi ad avere pazienza, il malcontento cresce. Incalzato, ha provato a prendere tempo: non c’è stata alcuna decisione immediata sugli sgravi sull’energia, che parevano invece dietro l’angolo. I tedeschi, va detto, in questo momento sono molto poco pazienti, a differenza della passività italiana: il prezzo della benzina è schizzato in alto, già ci sono ricadute, e si prospettano mesi di aumenti generalizzati su beni e servizi, e sul costo della vita in generale, a causa della crisi energetica provocata dal conflitto in Medio Oriente: una crisi che, per il popolo tedesco, rischia di essere una replica elevata a potenza di quella già grave sopportata dopo la chiusura dei gasdotti russi.

La tensione quindi cresce nel Paese; e anche all’interno del governo non mancano frizioni e si profilano spaccature. Fra i primi a ignorare l’invito alla pazienza ci sono stati i Länder a guida socialdemocratica, che hanno chiesto una convocazione urgente della Conferenza dei ministri-presidenti regionali. Dentro la coalizione di governo, cresce la fronda. I malumori sono ben distribuiti: nella Spd sono ormai numerose le voci che invocano una restituzione dei plus-profitti realizzati dalle imprese petrolifere, ritenuti ingiusti e penalizzanti i consumi. Il primo ministro della Bassa Sassonia, Olaf Lies (Spd) ha chiesto un tetto massimo al prezzo della benzina, e vuole soluzioni rapide, non dibattiti sull’economia di carattere ideologico. Su questa stessa linea, si sono collocati il sindaco di Amburgo, Peter Tschentscher e il primo ministro di Brema, Andreas Bovenschulte, che ha denunciato senza mezzi termini come le compagnie petrolifere stiano accumulando enormi profitti a spese dei consumatori, mentre il governo resta inerte. Tschentscher ha chiesto al governo e ai Länder di mettere in comune le informazioni disponibili e di decidere misure concrete. “Aspettare non è una soluzione”, ha dichiarato. Manuela Schwesig, ministra-presidente del Meclemburgo-Pomerania, ha detto di non comprendere i motivi del traccheggiamento del cancelliere: ha chiesto una riduzione dell’imposta sull’energia, l’introduzione di una tassa sui profitti straordinari, e un tetto massimo ai prezzi al dettaglio. Secondo Schwesig, i cittadini e il sistema produttivo rischiano di subire un colpo durissimo in conseguenza dell’effetto domino di rincaro dei prezzi.

La Cdu, invece, in linea di massima frena, adeguandosi alla linea Merz: niente sgravi a debito. Anche se Tilman Kuban, deputato Cdu ed esperto di economia, ha dichiarato al quotidiano “Tagesspiegel” che per lo meno le maggiori entrate fiscali derivanti dall’aumento del prezzo del carburante dovrebbero essere restituite ai pendolari e alle imprese più colpite. La discussione ha assunto, nei giorni scorsi, toni sempre più accesi, e si sono delineate posizioni diversificate all’interno della stessa Cdu. Inge Gräßle, responsabile della politica di bilancio, ha escluso sgravi su larga scala: prima di concedere agevolazioni, occorre rivedere il bilancio corrente e guadagnare margini di manovra; ma Dennis Radtke, presidente dell’Unione dei lavoratori cristiano-democratici della Germania, si è invece schierato a favore di una politica di sgravi e di contenimento dei prezzi.

Uno scontro di violenza inusitata in Germania, dove in genere i toni non sono quasi mai esasperati, è quello che ha visto protagonisti i due ministri più importanti sulla questione: Katerina Reiche, ministra dell’Economia (Cdu) e Lars Klingbeil ministro delle Finanze (Spd). Merz aveva loro rivolto un invito a trovare un’intesa, ma sono volati gli stracci: venerdì scorso, mentre Klingbeil incontrava al suo ministero rappresentanti di sindacati e datori di lavoro, Reiche ha convocato una conferenza stampa con breve preavviso, nella quale ha definito la proposta del partner di coalizione di tassare gli extraprofitti “costosa, poco efficace e discutibile dal punto di vista costituzionale”. La reazione di Klingbeil è stata immediata, e il ministro socialdemocratico ha risposto per le rime. Qualsiasi tentativo di conciliazione si è rivelato vano. Merz però ha abbozzato, invitando la ministra Reiche alla moderazione. Reazioni durissime anche all’interno della stessa Cdu. Christian Bäumler, vicepresidente dell’ala dei lavoratori del partito, ha chiesto a Merz di rimuovere la ministra dal suo gabinetto. “Qualsiasi membro del consiglio di amministrazione di un’azienda che si comportasse così dovrebbe andarsene”, ha dichiarato, aggiungendo che chi rifiuta un compromesso con la Spd sui prezzi del carburante deve avere perso il contatto con la realtà della vita dei cittadini meno abbienti, e ha chiesto un sussidio per la mobilità dei lavoratori a reddito medio e una riduzione dell’Iva sui generi alimentari essenziali.

Il confronto rovente di questi giorni mostra come il governo tedesco si trovi quindi stretto tra la Scilla del debito già elevato, con i connessi problemi di bilancio, e la Cariddi dei crescenti rischi geopolitici ed economici cui non pare in grado di fare fronte.

Intanto, i sondaggi danno come ormai decollata la sempre più sorniona Alternative für Deutschland, che si limita a capitalizzare lo scontento crescente, ed è stabilmente avanti di quattro punti sulla Cdu-Csu nelle intenzioni di voto a livello nazionale. Certo, le prossime elezioni generali sono lontane, ma la questione sta diventando clamorosa in vista di quelle che si terranno in Sassonia-Anhalt, il prossimo 6 settembre. AfD è data attualmente come il primo partito del Land. Le viene attribuita addirittura una percentuale del 38%, che le permetterebbe di vincere largamente, superando di svariati punti il centrodestra della Cdu, dato al secondo posto, e la sinistra radicale della Linke data al terzo, stimate rispettivamente intorno al 25% e al 13%. L’estrema destra si prepara a celebrare un trionfo storico in un anno che appare sempre più politicamente decisivo per la Germania. Si tratterebbe della prima vittoria dell’estrema destra in Germania dalla fine della Seconda guerra mondiale. E la percentuale di preferenze attribuita a AfD, in Sassonia-Anhalt, non è un fenomeno isolato. Il partito oscilla stabilmente tra la prima e la seconda posizione in tutta la Germania, e, il 20 settembre, si vota a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania. L’erosione continua del centro, a favore di posizioni estreme, è un indicatore dello smarrimento e dei timori che attanagliano la popolazione. Il “contagio” della Afd, procedendo dai Länder dell’ex-Est, prosegue indisturbato a Ovest. Si parla sempre più insistentemente del riprodursi di Weimarer Verhältnisse, cioè di una situazione sociale che ricorda quella della Repubblica di Weimar, cambiate certo tutte le cose da cambiare. Se l’esito delle amministrative di settembre dovesse essere quello anticipato dai sondaggi, il funambolo Merz potrebbe precipitare prima del previsto, e, con l’eventuale ascesa al potere della AfD, si aprirebbe una stagione molto inquietante.

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TagsAfD Agostino Petrillo Friedrich Merz petrolio scontro Spd e Cdu tassazione extraprofitti

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