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Spostamenti progressivi del vicinato

Che cosa sta facendo, che cosa ha già fatto il Coronavirus alle nostre relazioni sociali, ai nostri rapporti di vicinato, alla nostre reti di...

L’America latina tra Covid e populismi

Come nella tragedia del Macbeth, la pandemia planetaria è oggi il “fantasma di Banquo” che siede minaccioso alla tavola di tutti i paesi latinoamericani....

Governo, scarso rigore sulla pandemia

Un anno fa, con il lockdown nazionale, venivano messe in atto per la prima volta in un paese europeo alcune strette misure di contenimento di un’epidemia. È vero, nessuno si sarebbe aspettato una cosa del genere in tali proporzioni (a parte pochi esperti, considerati però da tutti come delle cassandre), il sistema sanitario fu colto del tutto impreparato (mancavano, in maniera drammatica, i dispositivi di protezione non solo per i comuni cittadini ma anche per il personale medico e infermieristico). In Lombardia, epicentro della crisi, gli anziani morivano come mosche e nelle televisioni scorrevano le immagini delle colonne di mezzi militari che portavano via le bare. Dinanzi a un simile spettacolo fu possibile assumere, con un largo consenso, dei provvedimenti sotto certi aspetti perfino eccessivi nella mancanza di qualsiasi diversificazione territoriale: perché – se l’emergenza riguardava le regioni del nord – le stesse identiche restrizioni dovevano valere anche in Basilicata, dove i contagi erano scarsissimi?

Poco importa, il significato assolutamente nuovo di quella vicenda si riassume così: per la prima volta, in regime neoliberale, gran parte delle attività economiche fu interrotta, la produzione e il consumo, quindi la valorizzazione del capitale, non vennero più messi al primo posto e valore prevalente fu considerata la difesa della salute dei cittadini, seguendo in questo, del resto, il dettato costituzionale.

La Germania insegue la lepre inglese nella corsa ai vaccini

La Germania prova a mettere il turbo. La campagna vaccinale, avviata già nel dicembre scorso, e che finora ha proceduto con ritmi piuttosto sostenuti rispetto al nostro paese (quasi sette milioni di tedeschi hanno ricevuto la prima dose e due milioni hanno fatto anche il richiamo), è stata però giudicata troppo lenta dalle autorità. Il modello inseguito è chiaramente quello del Regno Unito, anche se la lepre inglese con 450.000 vaccinati alla settimana appare troppo lontana per poter essere raggiunta dalla tartaruga tedesca che viaggia al ritmo di 170.000. Ma, come ricordano ormai ossessivamente i media tedeschi, anche Israele ha fatto di meglio, somministrando almeno la prima dose a oltre metà della popolazione nel giro di pochi mesi, e persino gli Stati Uniti, pur partiti in ritardo, stanno procedendo con ritmi superiori.

La Merkel non è per nulla soddisfatta, si è pubblicamente lamentata dell’andazzo e ha aumentato le pressioni sulla STIKO (Ständige Impfkommission,commissione permanente sui vaccini) perché siano velocizzate le procedure. L’allarme per l’incombere di una terza ondata della pandemia, dai contorni difficilmente circoscrivibili data la moltiplicazione delle varianti, spinge il governo tedesco a imporre un’accelerazione. Uno studio della Università Humboldt di Berlino ha valutato che una prima tornata vaccinale di massa potrebbe salvare la vita di almeno 10-15.000 persone, salvaguardando principalmente le popolazioni maggiormente a rischio. Così anche la Germania pare propendere per una prima vaccinazione di massa a qualunque costo, sulla scorta del modello inglese. Questo nuovo orientamento sta portando progressivamente a superare anche le prevenzioni che ancora persistevano rispetto all’impiego del vaccino prodotto ad Oxford da AstraZeneca, il cui utilizzo, prima sconsigliato per gli over 55, è stato progressivamente esteso prima alla fascia 55-65, e da ultimo anche alle età superiori. E in effetti AstraZeneca era stato in un primo momento “snobbato” dai tedeschi sulla base di studi che denunciavano una limitata efficacia nei confronti della popolazione più anziana, e per questo motivo molte dosi giacevano inutilizzate nei refrigeratori.

Vaccini Covid: lo scisma dei vescovi statunitensi

Quando alla fine di gennaio di quest’anno i morti per Covid negli Stati Uniti hanno superato quota 405mila 399 tutti gli americani hanno realizzato...

Europa, l’epidemia può cambiare tutto

"Sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro, significa condividere la prospettiva di un'Unione europea sempre più integrata che approderà a un bilancio...

Perché Figliuolo

E guerra sia. La lotta contro il virus fa un salto di qualità con l’arrivo del nuovo commissario straordinario, il Generale di Corpo d'Armata Francesco Paolo Figliuolo. Originario di Potenza, Figliuolo, grande esperto di logistica, pluridecorato, raccoglie stima trasversalmente, tanto che il suo nome ha fatto parte di una rosa per un incarico al vertice quando era ministro della Difesa la pentastellata Elisabetta Trenta. Le bassezze della politica italiana hanno provato da subito ad inquadrare la decisione presa dal duo Draghi-Gabrielli come una sconfitta dell’ex commissario Arcuri, rivendicando alla propria ‘casacca’ la nuova nomina (da Renzi alla Meloni). Niente di più falso e stupido.

Arcuri, nominato commissario straordinario il 18 marzo 2020, ha avuto il compito di affiancare il Governo dall’inizio dell’emergenza, quando peraltro sarebbe stato assai arduo nominare subito un militare al posto di un civile: Arcuri ha dovuto procurare mascherine e attrezzature per le terapie intensive, tanto per cominciare, ma anche dispositivi di emergenza per gli ospedali o banchi per la riapertura delle scuole.  Si è impegnato in una fase disperata della pandemia, in quei mesi difficili che ovviamente ora tutti sono disposti a dimenticare, quando ci si muoveva in un terreno inesplorato, e in Italia scoprimmo l’importanza di avere, e di produrre, ventilatori e mascherine. In quei mesi Arcuri ha avuto il merito di coordinare sforzi drammatici, mentre sfilavano le bare e il virus mordeva i corpi come un cane rabbioso.

Pandemia, cavallo di Troia della Silicon Valley

Mentre trasferiva valore alle compagnie digitali, incrementando di quasi il 35 % il valore di Amazon e Apple, e, tanto per fare solo un...

Vaccini, pubblico e mercato: le frontiere della società del sapere

Martedì 23 febbraio, fra i titoli della prima pagina del Sole 24 ore, campeggiava la richiesta di una consultazione fra le aziende farmaceutiche italiane per valutare un piano nazionale di produzione dei vaccini. In poche settimane quella che sembrava una sparata isolata, dal vago sapore ideologico, di gruppi politico-culturali marginali è diventata una tecnicalità indispensabile per dare credibilità ed efficacia a un vero piano nazionale di vaccinazioni.

Il nodo che i vaccini hanno in poco tempo reso ineludibile è indistricabilmente figlio della società del sapere, ed era già stato evidenziato dalle prime, per quanto ancora sparute, scaramucce sulla potenza di calcolo: la scienza che oggi è sottesa a ogni attività umana e da cui dipende la nostra stessa sicurezza, come nel caso dei vaccini, può essere governata esclusivamente dal mercato? È una domanda che viene davvero da molto lontano, che sta alla base delle riflessioni che, dopo le ondate positiviste di metà dell’Ottocento, ritroviamo nei primi dibattiti del movimento socialista, grazie alle intuizioni contenute soprattutto nei Grundrisse di Marx, testo che, pur non scritto per la circolazione, aveva contaminato numerosi interventi del Moro.

Miracolo a L’Avana. Presto in produzione il vaccino anti-Covid

Cuba avrà presto un vaccino anti-Covid di propria fabbricazione, anzi potrebbe averne vari, con effetti e durata diversi. La notizia sta facendo il giro...