• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Stellantis riduce la produzione in Italia, nel silenzio del governo

Stellantis riduce la produzione in Italia, nel silenzio del governo

25 Maggio 2026 Paolo Andruccioli  861

Stellantis svela le sue carte. Ed è subito confusione nel mondo degli investitori e della politica. In molti sono in attesa di capire quello che succederà davvero nella guerra dell’automotive, ma intanto aumentano le preoccupazioni per il futuro degli stabilimenti in Italia. Dopo giorni di attesa, l’amministratore delegato Antonio Filosa, l’italiano che ha preso il posto di Carlo Tavares, ha presentato il piano quadriennale, FaSTLAne 2030, che dovrebbe portare il gruppo da qui ai prossimi anni a lanciare sul mercato sessanta nuovi modelli di auto, con un investimento previsto di sessanta miliardi. Il “60” come numero magico, e l’ottimismo della volontà come scelta per ridare fiducia alle Borse che, negli ultimi tempi, hanno mostrato una certa diffidenza. E che anche di fronte agli annunci sono sembrate rimanere molto diffidenti, sia sulla piazza italiana sia su quella americana. Dopo la conferenza all’Investor Day negli Usa di Filosa, il titolo Stellantis ha chiuso con una perdita media di due punti, anche se l’inizio della settimana segna un “rimbalzino”.

Dalle parole di Filosa, leggendo più o meno tra le righe, oltre agli annunci roboanti sui motori elettrici e sul ricorso sempre più massiccio all’intelligenza artificiale, si è capito che per ora la holding multinazionale con sede nei Paesi Bassi, nata dalla fusione tra i gruppi Fiat Chrysler Automobiles e PSA, e che oggi controlla quattordici marchi automobilistici (Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, Fiat, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot, Leapmotor, Ram Trucks e Vauxhall), ha intenzione per prima cosa di ridurre la produzione in Europa. Lo ha ammesso, con una certa schiettezza, Filosa, e lo hanno fatto notare subito i sindacati. “Il piano prevede per l’Europa la drastica riduzione della capacità produttiva installata, di 800mila veicoli. In Italia il piano non dà risposte alla crisi che vivono i lavoratori da anni, a partire dagli stabilimenti di Cassino e Termoli”, hanno spiegato in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom Cgil, secondo i quali l’annuncio del lancio di due nuove vetture Maserati, che verrà discusso solo a dicembre, “non è sufficiente a risollevare le sorti dello stabilimento di Modena”. Il segno della strategia del gruppo è chiaro: le aspettative aziendali e gli investimenti si concentrano fuori dall’Europa e dall’Italia.

“Non chiuderemo impianti in Italia e in Europa”, rassicura però Filosa, secondo il quale il gruppo è in grado di ridurre la capacità produttiva di 800mila unità senza chiusure “perché siamo in grado di condividere la capacità produttiva con i nostri partner”. “Abbiamo rilanciato la produzione di auto di massa a Mirafiori, a Melfi produrremo l’Alfa Romeo e le e-car a Pomigliano. Investiremo ad Atessa. Il piano Italia è sulla buona strada”.

Ma la buona strada di Filosa è accidentata, e sarà molto difficile percorrerla anche con i fuori strada di nuova generazione e con le nuove e-car. I sindacati sono molto preoccupati. E nella rassegna delle critiche non c’è solo la Fiom. Nei mesi scorsi il sindacato dei metalmeccanici della Cisl aveva lanciato l’allarme, anche se ora i cislini si mostrano prudenti. Il piano di Stellantis presentato da Filosa rappresenta per il sindacato cislino “un passo avanti rispetto a una situazione di forte difficoltà, caratterizzata da calo dei volumi e delle produzioni, con conseguenti ricadute negative sull’occupazione, tra riduzioni produttive e ricorso alla cassa integrazione”. Ci vogliono, insomma, risposte concrete alla crisi.

Critiche a valanga anche sulle riviste specializzate, che hanno fatto notare la cancellazione di modelli iconici. Una protesta a cui ha dovuto rispondere la stessa azienda con un comunicato successivo all’Investor Day dove si specifica che le attuali Giulia e Stelvio resteranno in produzione fino al 2027, mentre sul futuro del segmento D, la posizione ufficiale è cauta ma non rassegnata: non una cancellazione, quindi, ma nemmeno un piano. Un rinvio nell’ambiguità che difficilmente placherà le preoccupazioni degli appassionati e soprattutto dei lavoratori dello stabilimento di Cassino, rimasto totalmente fuori dall’Investor Day. Negli anni Novanta lo stabilimento laziale aveva 12mila dipendenti, oggi sono 2.100. Ogni posto di lavoro ne creava sei di indotto, oggi tre. Molto preoccupati per Cassino i sindacati metalmeccanici delle tre sigle Cgil, Cisl e Uil, in questo caso tutti dalla stessa parte.

Notizie positive, almeno così sembra, per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco. Il piano industriale FaSTLAne 2030 include, infatti, un ritorno sul mercato di un modello storico del marchio francese Citroën. Viene confermato per il 2028 il debutto di una piccola vettura ispirata alla leggendaria 2CV. Il progetto mirerebbe alla “democratizzazione” della transizione elettrica attraverso un veicolo definito semplice, versatile e abbordabile (15mila euro).

Di Stellantis parlano tutti: ceo, investitori, manager regionali, sindacati, operatori finanziari, osservatori e giornalisti. Ma nel grande coro manca ancora una voce che (in teoria) dovrebbe essere importante: quella del governo italiano. Di fronte agli annunci sui nuovi piani globali della multinazionale, erede della Fca di Sergio Marchionne, e soprattutto di fronte alla grave crisi produttiva degli stabilimenti presenti in Italia, la presidente del Consiglio e il suo ministro, Adolfo Urso (che dovrebbe tutelare il Made in Italy), rimangono per ora muti. Le battaglie “lancia in resta” contro Stellantis sono silenziate, e i ricordi tornano al 2024, quando Giorgia Meloni, in un impeto di nazionalismo, aveva accusato il gruppo dirigente dell’industria automobilistica di fare il gioco dei francesi. Tra la fine del 2022 e la metà del 2024, il ministro Urso e Meloni dissero più volte che pretendevano da Stellantis che tornasse a produrre almeno un milione di vetture all’anno, e che altrimenti avrebbero cercato di attrarre costruttori stranieri, in particolare cinesi. All’epoca, Stellantis produceva 750mila veicoli all’anno. Ora ne produce circa la metà.

“Riteniamo necessario – aveva dichiarato il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, prima dell’Investor Day – che la presidente del consiglio Giorgia Meloni convochi un confronto preventivo tra Stellantis e le organizzazioni sindacali per mettere in sicurezza gli impianti e garantire l’occupazione”. Per ora, quelle dei sindacati sono parole al vento. Il governo italiano non sembra in grado di mettersi al volante. Quello che dirige è sempre il mercato. D’altra parte, basta guardare dentro i pacchetti azionari dei gruppi automobilistici, a partire da Jaguar Land Rover, con cui Stellantis sta siglando accordi, per capire che anche questa volta in primo piano ci saranno i grandi fondi finanziari americani come BlackRock.

917
Archiviato inEditoriale
TagsAntonio Filosa automotive Investor Day Paolo Andruccioli piano FaSTLAne 2030 Stellantis

Articolo precedente

Carceri: tra chiusura, sovraffollamento e recidiva

Articolo successivo

L’assassinio di Lumumba, un passato che ritorna

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Tasse, il sistema inceppato

Le diseguaglianze in questione

Negli Usa ritorna il socialismo?

Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale

Dello stesso autore

Tasse, il sistema inceppato

Le diseguaglianze in questione

Negli Usa ritorna il socialismo?

Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA