• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, il gioco dell’oca

8 Maggio 2026 Guido Ruotolo  1158

È lui il colpevole, il mandante e il becchino di una stagione di speranze, sogni, cambiamenti. Si chiama Adolfo Urso. È il ministro delle Imprese e del Made in Italy. E non ha attenuanti. Non può dire “sono appena arrivato e ho ereditato un disastro dai precedenti governi”. Per l’inerzia e gli errori dei governi e degli amministratori, il mostro di acciaio arrugginito, con le sue lingue di fuoco, sta colando a picco, come in un film catastrofico una piattaforma petrolifera in una tempesta oceanica. Destino, fatalità, errore umano? Di certo la tragedia che si sta consumando con la ex Ilva di Taranto, adesso è figlia dell’irresponsabilità del governo.

La “retata” giudiziaria del 2012, per disastro ambientale, poteva essere l’occasione per cambiare, per sanare l’ambiente e rendere green la produzione. Invece, solo per parlare degli ultimi anni, l’allora ministro Carlo Calenda (giugno 2017) spinse l’ex Ilva verso il baratro, consegnando l’ex acciaieria a ciclo integrale più grande d’Europa nelle mani del colosso franco-indiano ArcelorMittal. Oggi il governo Meloni è in causa con Arcelor-Mittal, per i danni provocati da una gestione che mirava solo a neutralizzare un concorrente straniero, cioè la stessa ex Ilva. Non immaginando che i “segreti” commerciali e di mercato dell’ex Ilva (“la rete di fornitori di materie prime”, soprattutto) erano la “ricchezza” che i franco-indiani volevano acquisire. E il gruppo siderurgico pubblico, diventato Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, oggi è in vendita al maggior offerente. Il paradosso è che la gara aperta dal ministro Urso si è trasformata in una strada senza uscita. Ma è mai possibile che i cultori del libero mercato infrangano loro stessi, e sempre di più, le regole del mercato? Se si fa una gara, si devono rispettare le condizioni e i termini di scadenza. Invece, nel caso di Taranto, si allungano i tempi delle gare, e gli stessi termini, le condizioni per garantirsi l’acquisto. La prima gara di vendita fu bandita nel luglio 2024. Nel luglio 2025, con la nuova Aia (Autorizzazione integrata ambientale), furono cambiati i termini (otto milioni di produzione di tonnellate di acciaio all’anno, con tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova. E gli impianti (3/4) di “preridotto” (il materiale metallico che nel forno elettrico si trasforma in acciaio).

Il termine della gara fu fissato a settembre. I tre concorrenti si ritirarono, così i termini della gara furono riaperti. E, per farla breve, l’ultima prorogatio scadeva ad aprile. Una settimana fa. I due concorrenti, il fondo americano Flacks e gli indiani di Jindal, non convincono, e il ministro Urso si è presentato due giorni fa in parlamento per rispondere a un question time. “La gara è aperta a nuovi soggetti e l’ipotesi di una cordata italiana (Arvedi) resta sullo sfondo”. Il giorno prima, il “Sole 24 ore” aveva annunciato “il piano B del governo”. La cordata italiana con Arvedi e il gruppo “Qatar Steel”.

Siamo al gioco dell’oca. Si ritorna al punto di partenza. Michele Riondino, attore, regista, coscienza critica di Taranto, non ci sta. La sua radicalità lo colloca in una posizione alternativa anche al movimento operaio e sindacale. E sembrano non esserci più margini di mediazione tra l’ambientalismo di una maggioranza di cittadini di Taranto, e le ragioni del movimento sindacale, che tuttavia tanta strada ha fatto sul terreno del diritto alla salute e all’ambiente sano. Mercoledì scorso, Michele Riondino – uno degli organizzatori del primo maggio (alternativo) di Taranto, un contro-appuntamento sempre di più nazionale – ha rilasciato un’intervista a “Radio Capital”. Tema, l’ex Ilva di Taranto: “È un catorcio di fabbrica che non produce acciaio, ma voti e tessere sindacali, materiale combustibile per campagne elettorali. Produce profitto individuale”. Si chiede Riondino: “A cosa serve una fabbrica che non produce? Sicuramente a non dare lavoro, visto che oggi abbiamo più di cinquemila cassaintegrati che paghiamo noi contribuenti. I cinquemila cassaintegrati sono genitori, padri che anche emotivamente non contribuiscono alla crescita della società”. “Bonificare Taranto porta lavoro per trent’anni”. Riondino chiede che i cassaintegrati partecipino a un programma di formazione, per essere i protagonisti della bonifica della città.

È vero che la posizione di Michele Riondino è “politicamente scorretta”. Ma non è nulla in confronto alle responsabilità del governo e del ministro Urso. Anche i sindacati sono esasperati dall’atteggiamento del governo. I tre segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm lanciano un appello: “Riteniamo incomprensibile l’assoluta mancanza di confronto e di coinvolgimento, vista la situazione sempre più drammatica in cui versano migliaia di lavoratori e la totale incertezza e confusione sul futuro. Per questi motivi, chiediamo la convocazione del tavolo ex Ilva a palazzo Chigi”.

1.107
Archiviato inEditoriale
TagsAdolfo Urso appello sindacati ex ilva gara vendita Guido Ruotolo Michele Riondino

Articolo precedente

Il governo ancora all’assalto degli spazi autogestiti

Articolo successivo

In India si rafforza la destra di Modi

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, ancora in attesa

Electrolux, il conflitto

Dello stesso autore

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La Francia di nuovo in fiamme
Rino Genovese    2 Ottobre 2026
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo
Guido Ruotolo    6 Ottobre 2026
In Brasile ballottaggio in salita per Lula
Claudio Madricardo    6 Ottobre 2026
La Spagna verso le elezioni anticipate
Agostino Petrillo    5 Ottobre 2026
Testimonianze dall’Ucraina
Giorgio Graffi    5 Ottobre 2026
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA