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Guerra interna al Grande Oriente d’Italia (4)

“Don Ugo” e l’“internazionalizzazione del sistema Calabria”

4 Maggio 2026 Guido Ruotolo  4805

Ne ha fatta di strada “Don Ugo”, cioè Ugo Bellantoni. Una figura talmente carismatica, nel mondo della massoneria, che la sua influenza ha travalicato i confini regionali, nazionali. Il “moderno” eroe dei due mondi della nostra massoneria (insignito, infatti, delle stesse onorificenze massoniche di Giuseppe Garibaldi) ha iniziato la sua carriera come responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Vibo Valentia. Massone e trait d’union tra mondo di sopra e mondo di sotto, tra il mondo dei “profani” e i poteri massonici e mafiosi. Lo ipotizzavano anche i magistrati di Catanzaro, che lo avevano indagato per concorso esterno alla ’ndrangheta – ma era stato poi prosciolto.

Ne è convinto invece Leo Taroni, il candidato vincente per la carica di Gran Maestro del Goi, deposto da un “ribaltone” interno, che ha modificato l’esito delle votazioni del 2024, il quale, nella sua denuncia alla procura della repubblica di Roma, parla di “internazionalizzazione del sistema Calabria”. Ecco cosa scrive: “Si segnala che il sistema Calabria è stato altresì esportato, vista la circostanza che numerosi fratelli, prevalentemente di origine siciliana e calabrese, oltre che in minima parte sarda, hanno ottenuto l’affiliazione in logge pseudo-estere”. Taroni denuncia l’esistenza di una loggia “coperta”, ufficialmente formata all’estero ma composta sostanzialmente da massoni italiani. “Significativo è il caso della loggia Flos Mundi di Malta. La loggia Flos Mundi ha visto una crescita esponenziale dalla sua fondazione, fino a superare il centinaio di membri. Una crescita che si è intensificata da quando il Goi ha riottenuto il riconoscimento della United Grand Lodge of England (Ugle) attraverso Malta. La Flos Mundi non rende palese il proprio piè di lista (cioè i nominativi degli affiliati), configurandosi quindi come una loggia di fatto coperta, che si riunisce in Italia sotto le insegne del Goi, in Sicilia, a Ragusa, a Cagliari, a Taranto, a Lugano”. “Bisogna chiedersi chi abbia autorizzato le Tornate (riunioni), da ultimo nel Tempio Goi di Ragusa, e qual è la finalità della riunione di una loggia itinerante che si muove tra Italia, Malta e Lugano. Soprattutto, chi veglia sulla regolarità di queste riunioni. Il Gran Maestro del Goi in carica dovrebbe chiarire questi interrogativi. Ma naturalmente non perviene nessuna risposta”.

Leo Taroni sembra avere informazioni molto dettagliate: “Ospitare in un ‘tempio siciliano’ del Goi una loggia il cui piè di lista non è noto e che, a quanto pare, non lo rende accessibile nemmeno agli affiliati, non è un comportamento trasparente. Viola in pieno i dettami della legge Anselmi, che vieta le associazioni segrete sul territorio italiano”. È complicato seguire i suoi ragionamenti, le denunce, le chiamate in causa. Tutto quello che ha esposto, da un anno, è materia di approfondimento investigativo da parte della procura della Repubblica di Roma. In realtà, Taroni si è rivolto anche alla procura della Repubblica di Palmi, chiedendo di “procedere con estrema urgenza all’accertamento dell’avvenuta realizzazione di riunioni massoniche segrete in territorio italiano”. “Stante il carattere sostanzialmente occulto della loggia Flos Mundi, si imponeva ai vertici del Goi di impedire che si riunisse, il 23 marzo del 2024, nella sede Goi della loggia di Palmi”. “E nel settembre, furono ospitati nella cassa massonica del Goi di Ragusa, riunione rituale alla quale hanno preso parte numerosi affiliati alla loggia ‘San Giorgio e il Drago’ di Ragusa”.

Nella sua denuncia, Taroni ipotizza diversi reati da parte dei “golpisti” del Goi, che hanno annullato con brogli l’elezione dello stesso Taroni a Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: associazione a delinquere finalizzata alla distrazione, al riciclaggio e all’autoriciclaggio. E anche truffa aggravata ai danni dello Stato e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Taroni individua i responsabili nei vertici del Goi anche per la gestione dei fondi della parallela Fondazione onlus del Goi alle logge coperte. “Stranamente all’Oriente di Ragusa appartiene il fratello Antonino Recca, fedelissimo di Bisi-Seminario, la cui loggia si riunisce proprio nel tempio utilizzato dalla Flos Mundi. Ed il Recca, unitamente ad un gruppo di fratelli siciliani appartenenti allo Shriner International (associazione para-massonica di cui possono far parte esclusivamente i Maestri), ha recentemente fondato una loggia del Goi a Malta, che invero segue la numerazione maltese, quindi è soggetta alla legislazione massonica maltese, e quindi non si conosce il piè di lista, intitolata a Giuseppe Garibaldi, con il pretesto di onorare la permanenza dell’eroe dei due mondi nell’isola”. “Di fatto Garibaldi soggiornò a La Valletta per meno di sei ore, in attesa del piroscafo che lo riportò in Patria”. “Ma il Recca è attivissimo sul fronte estero. Attualmente, insieme al fratello Franceschini, è volato negli Emirati arabi al fine di ‘recuperare’ due milioni di euro. A cosa servono e da dove provengono questi denari? Allo stato non è dato saperlo”.

La protezione del medico massone del boss di “cosa nostra” Matteo Messina Denaro, l’esistenza di una loggia “coperta” a Roma, che ricorda la P2, “Loggia Conoscenza n.1432”, il ruolo e la presenza dei “calabresi” nelle logge italiane e anche estere. E poi, il sospetto della gestione parallela di fondi da parte dei vertici del Goi, attraverso una Fondazione. Sostiene senza mezzi termini Taroni: “Nella Fondazione girano più soldi di quelli che dovrebbero girare e soprattutto non si sa da dove vengono”.

Il gruppo Bisi-Seminario, il 13 dicembre del 2019, ha dato vita alla Fondazione Grande Oriente d’Italia Onlus, anche se la “valorizzazione dei beni immobiliari di rilevanza storico-artistica non è una finalità del Grande Oriente d’Italia”. In due anni il Goi ha trasferito alla Fondazione 7,4 milioni di euro, pari al 55% delle quote versate dagli affiliati. Con questi capitali, la Fondazione ha comprato e ristrutturato alcuni immobili di pregio a Cosenza, Pescara, Taranto, Bologna e Udine, concessi poi in uso a logge Goi. Insomma, la Fondazione ha ricevuto fondi dal Goi, dai suoi affiliati, ha acquistato e ristrutturato immobili, che poi ha concesso in uso agli stessi affiliati, da cui percepisce i canoni di locazione. È solo un’operazione “per usufruire del regime fiscale di favore concesso alle Onlus? Consentendo così vantaggi fiscali indebiti per eludere le norme?”.

C’è un particolare episodio che Taroni mette in luce nella sua denuncia alla procura di Roma, che ha come protagonista Don Ugo Bellantoni e la sua Vibo Valentia: l’acquisto di una casa massonica. Nella periferia del paese, in un seminterrato, viene comprato un locale che, un mese prima dell’acquisto, era un magazzino, e in pochi giorni diventa una biblioteca privata a esclusivo utilizzo da parte del circolo culturale “Michele Morelli” (la loggia di Vibo si chiama appunto così). Prezzo di vendita, 420.000 euro. Va da sé, siamo in Calabria, che l’edificio ha subito diversi lavori che ne hanno stravolto la struttura. Insomma, è stato trasformato in un edificio abusivo.

Chi è il proprietario del magazzino? Don Ugo Bellantoni. Nelle carte della vendita risultano versati solo 200.000 euro in due quote da 100.000 ai due proprietari, Ugo Bellantoni e Alì Barati, ambedue importanti massoni nella loggia “Michele Morelli” di Vibo. Ma, nel giugno del 2018, l’immobile viene comprato dall’allora cassaforte del Goi, la società Urbs, prima che passi il testimone alla Fondazione, per 420.000 euro. L’atto notarile invece attesta che la vendita è stata pattuita a 200.000 euro. Che fine hanno fatto – ci si chiede – 220.000 euro?

(Per le precedenti puntate, qui, qui e qui)

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TagsGoi Grande Oriente d'Italia Guido Ruotolo loggia Flos Mundi Ugo Bellantoni

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