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Home » Articoli » “Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in conferenza stampa e in piazza Barberini. Dall’esito del referendum un messaggio chiaro: la Costituzione non si stravolge, si applica. Il Paese chiede un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali.

24 Marzo 2026 Paolo Andruccioli  688

“Dal Paese oggi arriva la richiesta di un grande cambiamento. Per festeggiare la vittoria del No vediamoci tutti a piazza Barberini, alle 18”. Così ieri – durante la conferenza stampa a caldo del Comitato della società civile per il “no”, organizzata a Roma presso il Centro congressi di via dei Frentani, che è stato il quartier generale della campagna referendaria – il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini non ha nascosto la sua grande soddisfazione ed emozione per il risultato del referendum e ha voluto indicare subito un primo appuntamento di piazza, in vista di una importante manifestazione programmata per sabato prossimo, 28 marzo, contro le guerre, il riarmo e le politiche autoritarie.

Erano le 16,38 e le televisioni stavano dando ancora i dati provvisori, a scrutinio aperto. Ma la Cgil, l’Anpi, l’Arci e tutte le associazioni che hanno dato vita al Comitato “civile” erano ormai sicure del risultato finale. E si sono volute pronunciare subito per mandare un messaggio ai tanti militanti che si sono spesi senza riserve in questa gara, e a tutto un Paese sorprendente che domenica e lunedì ha detto massicciamente “no” all’ennesimo attacco alla Costituzione.

Poco meno di un’ora dopo, la Cgil era in una piazza Barberini già occupata da decine di ragazzi e ragazze, e dalle bandiere e cartelloni dei sindacati di base e della Rete degli studenti. Poi sono arrivate anche le bandiere dei partiti, dei sindacati di categoria della Cgil, soprattutto pubblici della Fp e metalmeccanici della Fiom, ma anche dell’Anpi e delle altre associazioni. Il clima era quello della festa per lo scampato pericolo. Su un grande striscione, la scritta: “L’Italia che resiste ancora”. Sui cartelli messaggi contro il governo e battute: “Amo vinto, ate perso, dimissioni”. “Grazie, ma No, grazie”. In fretta e furia, la costruzione di un piccolo palco per fare parlare gli oratori. Il primo è stato proprio il segretario della Cgil.

“Oggi è cominciata una nuova primavera”, ha detto al microfono Landini, che ha voluto sottolineare prima di tutto gli elementi politici di novità di questo voto: la grande partecipazione (in particolare dei giovani e giovanissimi) e la nettezza dei contorni nella radiografia del Paese. “Il governo Meloni non ha la maggioranza e pagherà questa scelta arrogante di procedere a una riforma costituzionale senza un dialogo con il parlamento”.

In conferenza stampa, rispondendo alle domande dei giornalisti, Landini aveva già spiegato che “c’è stato un ritorno al voto da parte di chi da anni non partecipava, che ha ritrovato le ragioni per tornare alle urne. Penso che se le forze politiche hanno l’umiltà di ascoltare il Paese, da questo voto possono ascoltare un messaggio chiaro: “La Costituzione la dovete applicare, non c’è bisogno di inventarsi altro”. Il governo deve abbandonare l’idea del “comando”. Devono confrontarsi con il parlamento e anche con i soggetti sociali. E non si tratta solo di questioni interne e di rapporto democratico con i partiti dell’opposizione e con i sindacati, e soprattutto con un parlamento continuamente umiliato da un modo di governare a suon di decreti legge. Secondo Landini, il messaggio arrivato dalle urne travalica i confini nazionali. Ha una portata internazionale, “perché noi diciamo no anche alla guerra”, e vogliamo che l’Italia faccia rispettare la Costituzione che ripudia la guerra. Il segretario Cgil ha fatto riferimento, ovviamente, all’aggressione di Trump e di Israele contro l’Iran e allo sterminio dei palestinesi. E poi, per tornare ai problemi reali dell’Italia, alle scelte di politica economica e sociale. “La maggioranza di questo Paese chiede un cambiamento delle politiche economiche e sociali. In questo voto, credo che, oltre alla difesa della magistratura e della democrazia, ci sia la richiesta di una diversa politica economica e sociale che rimetta al centro il valore del lavoro e la pace”. Per questo il risultato delle urne “può aprire una nuova primavera”.

Landini è stato però molto attento a non usare toni sopra le righe o vendicativi. Anzi, la riflessione proposta durante la conferenza stampa, e poi ancora in piazza, è stata tutta incentrata sulla necessità di tenere unito il Paese. Il governo ha scelto, con arroganza, una riforma che appariva sin dall’inizio divisiva. E ha condotto una campagna tutta all’insegna dell’attacco ai magistrati. Il segretario Cgil ha ricordato le parole pronunciate dagli esponenti di punta del governo (a partire dal ministro Nordio), ma anche dalla stessa presidente del Consiglio che non si è certo risparmiata. “Vi ricordate – ha ricordato Landini – quando la presidente Meloni aveva detto che, se avessero vinto i No, stupratori, delinquenti e assassini sarebbero stati lasciati a piede libero”.

L’altro elemento che emerge da questo voto riguarda quindi il bene della collettività, non delle fazioni. Dal voto, arriva molto chiara un’indicazione: per governare bisogna sapere prima di tutto unire. Tutto il contrario di quello che stanno facendo i partiti al governo, a cominciare da Fratelli d’Italia. La campagna contro i giudici è stata un’eredità di Silvio Berlusconi. E non è stato un caso che, appena approvata la riforma Nordio, a scendere in piazza sia stata proprio Forza Italia. Ma poi anche Fratelli d’Italia e la Lega sono saliti sul carro della crociata contro i magistrati.

Il Paese, però – ha detto Landini dal palchetto di una piazza Barberini sempre più piena e bagnata da una pioggia marzolina –, ha capito che la riforma del governo non c’entrava nulla con l’effettivo funzionamento della macchina della giustizia. Il punto vero era l’attacco ai magistrati che non devono ostacolare l’operato del governo, che dev’essere lasciato libero di fare senza essere controllato. “I cittadini – ha ribadito Landini – hanno ribadito quindi un punto politico essenziale, alla base della convivenza civile, la legge deve essere uguale per tutti”. Un segnale chiaro, ha aggiunto, che arriva da tutte le regioni: “Si è dimostrato che questo Paese dice in modo molto chiaro che la Costituzione non va né stravolta né cambiata ma va applicata in tutte le sue parti”. Un messaggio che il leader della Cgil definisce “di unità del Paese, non di divisione”, e che richiama la necessità di “rimettere al centro i bisogni delle persone”.

Nel suo intervento, Landini ha sottolineato anche il valore della difesa dell’equilibrio democratico: “La difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura pone il tema che una vera democrazia deve rispettare tutti i soggetti che la compongono”. Ma come si prosegue ora? Visto che la maggioranza del Paese chiede un cambiamento delle politiche economiche e sociali, e che c’è la richiesta di “rimettere al centro il lavoro, il valore della pace e dell’eguaglianza sociale”, la Cgil annuncia il prossimo avvio di due campagne nazionali molto importanti: una per la sanità pubblica, l’altra per la regolazione del sistema degli appalti. “Questo voto indica la necessità di proseguire su questo fronte e mettere in campo tutte le iniziative necessarie, dal diritto al lavoro al diritto alla salute, fino al diritto all’istruzione e a una giusta giustizia”.

Dopo l’intervento di Landini, sul palco improvvisato si sono alternati gli altri protagonisti di questa battaglia democratica: da Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi (che ha sottolineato la novità del voto dei giovani), a Rosy Bindi, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein, e infine c’è stato un appassionato saluto del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Nel frattempo, a sole calato, pioggia e freddo si stavano intensificando. “Ma oggi siamo talmente contenti che siamo disposti a tollerare tutto”, ha detto qualcuno. In fondo, è primavera.

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