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Home » Recensioni » Un quadro espressionista, una lezione politica e morale

Un quadro espressionista, una lezione politica e morale

Graphic novel di Luz sulla persecuzione nazista dell’arte

24 Febbraio 2026 Luca Baiada  1744

Luz, molto più che un disegnatore, col graphic novel Due ragazze nude (Coconino Press-Fandango, 2025), ci accompagna nel cuore dell’espressionismo, ci fa sentire l’orrore della persecuzione nazista dell’arte e ci dimostra che proprio l’arte può essere un percorso di salvezza. Il dipinto Zwei Mädchenakte (“Due ragazze nude”), che dà il titolo al libro, è un’opera del 1919 di Otto Mueller, artista del gruppo Brücke. Luz segue la storia del quadro e delle persone coinvolte, grazie a un approfondimento meticoloso: la cura realistica avvicina questo volume sia a un saggio di storia dell’arte sia a una ricerca di storia contemporanea.

La resa in fumetto si regge sull’uso di una tecnica del cinema, la ripresa in soggettiva: il punto di vista è quello del quadro, che pende dal muro, è appoggiato per terra, si sposta nelle mani di qualcuno o riposa nella penombra. Ne risultano inquadrature insolite, con tagli di campo che arricchiscono e stimolano. Tecnica curatissima, risultato originale. Il peso politico e morale viene dal fatto che Zwei Mädchenakte, comprato da un collezionista ebreo poi colpito dalla persecuzione, fu messo in vendita ma, mentre era nella casa d’aste, fu sequestrato dai nazisti. Nel 1937 venne allestita e inaugurata la famigerata mostra sull’arte degenerata, Entartete Kunst, un’esposizione itinerante fatta per convincere il popolo delle caratteristiche patologiche, maliziose e insidiose della recente produzione artistica in Germania e in Europa. Naturalmente, il regime accusava di tare morbose l’arte infiacchita dalla democrazia, dai comunisti, dall’ebraismo eccetera. Soprattutto, nel nazismo, era disprezzata la cultura della Germania prima della “rigenerazione” e della “pulizia” hitleriana. Si potrebbe dire che l’arte, come la società, doveva diventare great again. La mostra proseguì per qualche anno, con tappe e varianti, ed ebbe notevole affluenza di pubblico.

Proprio nella mostra nazista fu esposto anche Due ragazze nude. In seguito, molti di quei tesori furono distrutti, ma il dipinto di Mueller finì per sopravvivere ai suoi censori e per essere esposto, molti anni dopo, al Museo Ludwig di Colonia, dove tuttora arricchisce la collezione.

Tutto questo è offerto da Luz con tratto sicuro e raffinato, colori caldi e tenui, capitoli brevissimi e incisivi. Una lettura godibile, inquietante e insieme toccante, perché vi risaltano la persecuzione degli oppositori, la caccia agli ebrei, il servilismo dei funzionari, però anche gli interni familiari e l’amore burrascoso fra il pittore e la sua Musa, cioè sua moglie Maschka; un amore capace di sopravvivere alla separazione e di intrecciarsi alla pittura. Si aggiungano le ambiguità dei mercanti d’arte, le fumisterie della lingua tertii imperii, le attenzioni occhiute dei nazisti selezionatori – acuta l’idea di alternare, intorno al quadro, le presenze diurne dell’umanità nazificata e quelle notturne, più rispettose, di topi e insetti.

Nel pubblico della mostra nazista, malgrado la dittatura, c’è l’interesse di qualche osservatore sensibile. Ed ecco il paradosso di Entartete Kunst. La mostra pensata dal regime, nata per esporre le opere all’esecrazione e poi venderle all’estero o distruggerle, costituisce – a dispetto dei suoi ideatori e quasi per rivalsa – un fatto artistico straordinario; certamente una delle più importanti esposizioni d’arte contemporanea del Novecento (peccato che i commenti favorevoli si dovessero fare a bassa voce).

Qualcuno, appunto, si rende conto dell’importanza delle opere. Succede per quel misterioso piccolo uscio dell’anima, attento alla bellezza, al fascino, all’eros che l’opera d’arte trasmette; è un uscio che permette di aggirare gli interdetti espressivi e vanificare i moniti dei funzionari. Ci sono momenti in cui nessuna agenzia di estetizzazione o antiestetizzazione può dare ordini al piacere artistico. Così, a Salisburgo, nella tappa del 1938, una visitatrice mormora: “A furia di guardarlo, il quadro mi ha sorriso”.

L’osservatore più simpatico si chiama Lothar. Nel 1937 è un bambino e a Monaco, all’inaugurazione della mostra nazista, vede il dipinto e pian piano si scioglie sino all’estasi: bisogna portarlo via. Nel 2001 Lothar ritrova il quadro al Museo di Colonia, lo riconosce e ammicca felice alle ragazze dipinte. Chi è Lothar? Il nome dev’essere di fantasia, eppure si ha voglia di credere a un omaggio. Forse a Lothar-Günther Buchheim, artista e scrittore, autore di un libro del 1963, Otto Mueller. Leben und Werk. Di questi tempi viene da pensare a Lothar Kreyssig, il magistrato coraggioso che si oppose al nazismo; sua fu l’affermazione, nel momento in cui gli fu mostrato l’ordine scritto di Hitler sul programma di sterminio “Aktion T4”, che quel documento non aveva nessun valore legale. Tutti lo sapevano, ma c’erano burocrati disposti a ubbidire. Kreyssig fu messo da parte e privato delle funzioni: colpire i magistrati e scardinare le garanzie di legalità è lo snodo tipico di ogni svolta autoritaria e antipopolare. Da tenere presente, al referendum: bisogna votare “no” per impedire la manomissione della Costituzione.

E adesso, sia chiaro. Non è la nudità o comunque non è il contenuto immediato a sconcertare i censori. Hitler stesso dipingeva. Per favore, non toccate le vecchiette (regia di Mel Brooks, 1968) ce lo ricorda col delirio di un tedesco nostalgico, a New York: “Hitler grande pittore: era capace di dipingere un appartamento in un pomeriggio, dando due mani!”. L’artista preferito dal dittatore era Adolf Ziegler, soprannominato Meister des deutschen Schamhaars (“maestro dei peli pubici tedeschi”), perché la produzione figurativa nazista e fascista non esclude affatto il nudo. Ma la nudità che piace alla svastica e al littorio è quella dei fantocci – si veda il Foro italico a Roma. A sconcertare il potere pervertito, a metterlo in agitazione, è un’altra nudità, quella vera, intensa e imperfetta, che coinvolge la persona. Non consiste per forza nel mostrare il corpo senza abiti, ma è fatta di un realismo intriso di umanità sincera, di sentimento, di conferimento di senso al vivere.

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TagsDue ragazze nude graphic novel Luca Baiada Luz

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