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Home » Recensioni » Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano

Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano

E spiega “La guerra com’è”

27 Gennaio 2026 Katia Ippaso  1069

Può uno spettacolo teatrale contribuire a cambiare il corso delle cose? La questione è antica, e ovviamente irrisolta. Intanto, cominciamo dal togliere la parola “spettacolo” e fermiamoci al teatro. Sulla sua soglia, tutto è possibile. È stato possibile, per esempio, che Bertolt Brecht e Kurt Weill creassero, alla fine degli anni Venti del secolo scorso, agli albori della vicenda più nera del Novecento, l’Opera da tre soldi, che ancora oggi rappresenta un modello di teatro politico agganciato a un’estetica ribelle. Ed è anche stato possibile che un’anima tormentata e geniale come Antonin Artaud generasse, negli stessi anni, il “teatro della crudeltà”, in grado di piantarsi al centro della scena con la stessa forza simbolica e corporea di una retata di polizia: un teatro sacrificale e maledetto, che per sua natura abiura ogni tentazione rassicurante.

Di questi due grandi modelli novecenteschi, sopravvive, qua e là, la forma artaudiana, mentre si è quasi del tutto persa la capacità di generare un teatro “sinestetico”, di sicuro impatto politico e civile come quello di Brecht. Il fatto è che gli autori, oggi, preferiscono trattare temi più intimi, privati, scheggiati e frammentari monologhi, che li mettono al riparo dell’autofiction. Eppure, tutti noi abbiamo bisogno di contronarrazioni sincere, di performance non occasionali né superflue. Non parliamo di quel teatro-manifesto che si mette subito dalla parte del giusto, accusando il resto del mondo. Ma di un teatro che sappia farsi materia porosa, sensibile agli accadimenti del mondo di fuori. È quello che sta facendo, per esempio, Elio Germano, attore notoriamente engagé, che con La guerra com’è assume in scena una postura di grande dignità e nitore morale, dando voce alle parole di Gino Strada. Accanto a lui, il musicista Teho Teardo, compagno di tante avventure sceniche, grazie alle quali i due artisti si sono avventurati “fino al termine della notte” (Céline), cercando poi la luce del Paradiso dantesco (con il canto XXXIII).

Questa volta, Germano e Teardo hanno scelto di “dire” semplicemente, ognuno con il proprio strumento (voce e suono), le cose che aveva detto Gino Strada, anche prima della fondazione di Emergency, nel 1993 (veniamo a sapere che il nome completo suonava, all’inizio, “Emergency Life Support for Civilians War Victims”) fino al 2021, anno della sua morte. Solo nel 2022 la casa editrice Feltrinelli avrebbe pubblicato, postumo, il libro di Strada, con il titolo Una persona alla volta. Ed è da quel toccante e lucido documento che Germano e Teardo hanno attinto per creare La guerra com’è, un gesto frontale, e per certi versi scioccante, di disobbedienza.

Vale la pena intercettare questo doppio assolo  che sta girando l’Italia (tra le varie tappe: 6-8 febbraio al Piccinni di Bari, 22 febbraio al Diego Fabbri di Forlì, dal 3 all’8 marzo alla Pergola di Firenze, il 18 e il 19 marzo a Brescia, dal 20 al 22 marzo al Duse di Bologna), anche solo per annotarsi alcune immagini che la parola teatrale imprime con trasparenza: le mine costruite appositamente per deturpare e uccidere i bambini (fabbricate in Cina, in Russia, negli Stati Uniti e in Italia), i corpi devastati dei “civili” che hanno affollato gli ospedali di Kabul e di tutte le altre parti del mondo in cui Emergency ha operato  (“Neanche un ferito su dieci era un combattente (…). È statisticamente provato che è più sicuro essere un combattente che un ‘civile’”), le cifre spaventose della guerra (“Ogni F-35 costa 135 milioni di euro, quanto allestire mille posti letto in terapia intensiva”). Oggi che nuovi “nemici” sono stati fabbricati per scatenare nuove guerre (che arricchiscono solo le grandi industrie belliche), è importante voltarsi indietro e ascoltare quello che un testimone sempre in prima linea, come Gino Strada, ha detto in merito al dispositivo retorico della “costruzione del nemico”: per finanziare la guerra in Afghanistan, dopo l’attacco alle Torri gemelle nel 2001, “gli Stati Uniti hanno speso complessivamente oltre duemila miliardi di dollari, l’Italia 8,7 miliardi di euro. Una cifra indecente per due Paesi che in questi anni avrebbero avuto altre priorità, per esempio la scuola e la sanità”.

La guerra – ci dice Strada attraverso Germano – “non è inevitabile”; “la guerra è solo una pessima abitudine” che avvicina la fine del pianeta e a cui la sfida nucleare ha dato un’accelerazione. Gli scienziati atomici del “Bulletin of the Atomic Scientists” dell’Università di Chicago hanno inventato “un orologio dell’Apocalisse”. Originariamente, la mezzanotte coincideva con la guerra atomica, ma gli scienziati hanno da tempo inserito le epidemie e il cambiamento climatico tra le cause della fine del mondo. “In ogni caso, l’orologio non è mai stato così pericolosamente vicino alla mezzanotte. Nel 1947, data della sua fondazione, la distanza era di sette minuti. Oggi, mancano solo cento secondi alla fine”. Gino Strada lanciava quest’allarme nel 2021. Sono passati cinque anni. Quanti secondi ancora alla fine del mondo?

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TagsElio Germano Gino Strada Katia Ippaso La guerra com'è

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