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La scuola fuori dal bosco

28 Novembre 2025 Paolo Andruccioli  919

Jean-Jacques Rousseau, con la sua teoria del “buon selvaggio”, e Alberto Manzi con la sua scuola dove “non è mai troppo tardi”: per il caso della famiglia che vive in un rudere nel bosco a Palmoli (Chieti) senza elettricità, e che ha assunto una rilevanza mediatica e politica forse esagerata, sono stati scomodati nomi importanti, e si sono scatenate discussioni da bar e da social, ovviamente sfruttate immediatamente dalla politica. Due grandi temi sono infatti in ballo: la scuola e la giustizia. Fino a che punto lo Stato deve intervenire sulle scelte (private) delle famiglie? Che diritto ha un magistrato di separare i figli dai genitori per fare rispettare il diritto primario dei bambini? Fino a che punto è legittimo mettere sullo stesso piano l’educazione scolastica obbligatoria (conquistata con anni di lotte) e l’homeschooling, l’educazione parentale fatta in casa, una formula che pare si stia diffondendo in Italia, e soprattutto all’estero?

La vicenda dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham e dei lori tre figli, una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 anni, fa discutere dopo la decisione della presidente del tribunale dei minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, di allontanare i tre bambini da un luogo giudicato non adeguato e fuori da ogni standard di igiene e sicurezza. Un provvedimento che ha scatenato un putiferio. La magistrata è stata messa subito all’indice sul web, con tanto di indicazione del suo numero di telefono e dell’indirizzo per rintracciarla. Insomma, è scandalo, e per il 6 dicembre, a Roma, è stato organizzato un sit-in di solidarietà con i due coniugi davanti alla sede del ministero della Famiglia e delle pari opportunità. Nel frattempo, l’avvocato della famiglia, Giovanni Angelucci, ha deciso di lasciare l’incarico giustificando la sua scelta con riferimento a misteriose “troppe pressanti ingerenze esterne”. Chi lo avrebbe minacciato?

Sarebbe troppo facile commentare la faccenda utilizzando le parole del ministro Nordio, del ministro Salvini e della stessa presidente del Consiglio. Sarebbe troppo facile liquidare questa storia di cronaca come l’ennesima vicenda di propaganda politica contro la magistratura. Sembra un caso costruito ad arte in vista del referendum di primavera. Ancora una volta, la magistratura che straborda, che mette bocca sui progetti del ponte di Messina, sui centri di detenzione in Albania, e ora anche sulla famiglia che dal governo in carica è giudicata sacra e intoccabile. In questo caso, si tratta di attaccare una giudice arrogante, che decide di spezzare l’unità di un nucleo famigliare felice. Uno scandalo ancora più grave, perché non si tratta di una famiglia di immigrati dall’Africa o dall’Asia, ma di una coppia bianca anglo-australiana, che nell’immaginario della destra si può tranquillamente registrare sotto la categoria della “razza bianca”. Ovviamente un po’ esageriamo, ma è difficile immaginare gruppi di cittadini pronti a scendere in piazza per difendere un padre e una madre sinti o “camminanti”, ai quali vengano tolti i figli per il non rispetto dei diritti all’igiene, al buon vivere e all’educazione.

Non è possibile qui abbracciare tutte le questioni. Ci limitiamo a dire qualcosa solo sul problema dell’educazione dei figli. Il primo elemento che salta agli occhi è la difesa delle scelte dei due genitori da parte del governo Meloni. “Al ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti”: così il ministero dell’Istruzione. “Personalmente – ha detto invece il ministro della Giustizia, Carlo Nordio in parlamento – ho manifestato la mia perplessità sulla circostanza che, dopo anni e anni di bombardamento anche mediatico contro la civiltà dei consumi, contro la modernizzazione della vita, l’industrializzazione, poi quando una famiglia decide di vivere pacificamente, secondo i criteri di Rousseau, nella natura, si debba arrivare a provvedimenti così estremi”.

I genitori hanno (sempre) ragione, i magistrati sbagliano sempre e rovinano le vite delle persone. Ma per sostenere questa tesi sono necessari vari salti mortali. I genitori hanno veramente sempre ragione? Anche quando vedono che i loro figli non parlano e si rinchiudono nelle loro camerette per connettersi al web h24? Come si fa a esaltare il buon selvaggio di Palmoli, e al tempo stesso non criticare il genitore (selvaggio) che parcheggia il suo Suv in doppia fila o sul marciapiede quando va a prendere i figli a scuola? O difendere i genitori (selvaggi e violenti) che aggrediscono gli insegnanti che hanno messo un brutto voto al figlio?

“Un bambino ha bisogno di giocare, ma oggi il gioco è finito. Difendere la camera da letto con la playstation non ce la faccio. L’idea che la scuola non va bene, che possiamo fare tutto homemade non è vera. Si rivoltano sulla tomba Don Milani e Montessori”. Lo ha detto lo psicologo e sociologo Paolo Crepet, secondo il quale il fatto che non ci sia una tv in casa non è un buon motivo per strappare i figli ai genitori. Ma con la stessa logica – aggiungiamo noi – dovrebbero essere allontanati dalle famiglie (normali) quei bambini che non vengono seguiti (e forse poco amati) e che vengono parcheggiati davanti a cartoni animati violenti e smartphone senza protezioni.

Crepet non critica i due genitori di Palmoli, ma non capisce il motivo per cui non mandare a scuola i bambini. In Alto Adige, sottolinea lo psicologo, “mandano i bambini a scuola alle sette del mattino perché sono civili. La scuola non è abcd, è un posto di mediazione emotiva, a chi le racconti le cose, all’asino, alla quercia oppure ai compagni o alla maestra?”. In Italia, la scuola è obbligatoria fino a 14 anni, ma i genitori possono decidere di non farci andare i figli e di farli studiare a casa. Nel nostro Paese, dopo la pandemia, il numero di studenti in homeschooling è più che triplicato: secondo i dati ufficiali nell’anno scolastico 2024-2025 sono stati circa sedicimila. In altri Paesi l’istruzione parentale è ancora più diffusa. Nel Regno Unito, nell’anno scolastico 2023-2024, i bambini che studiavano a casa erano oltre sessantamila, mentre quattro anni prima, tra il 2019 e il 2020, erano poco meno di trentamila. Anche negli Stati Uniti il numero è aumentato. Come riporta il “Post”, secondo i dati del National Center for Education Statistics (Nces), nel 2022-2023, circa il 3,4% degli studenti di tutte le fasce d’età era istruito a casa.

In conclusione, il caso di Palmoli non è isolato ed è preoccupante proprio perché indica un fenomeno sociale denso di contraddizioni. Perché si arriva a scegliere la via dell’educazione domestica? Come si possono conciliare le scelte “individualistiche” con la convivenza sociale? Rousseau aveva parlato della natura buona dell’uomo che viene rovinata dalla società, ma aveva poi scritto il Contratto sociale. Don Milani si era battuto per dare la possibilità di studiare a bambini nati senza un futuro. Negli anni, centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo (non solo in Alto Adige, come dice Crepet) si sono alzati all’alba in tante località isolate per raggiungere le loro scuole, per studiare, capire il mondo. Secondo Antonio Gramsci, l’educazione e la conoscenza sono alla base della vita ed è giusto che la società affidi il compito più importante alla scuola pubblica. Anche secondo Luigi Pintor la scuola pubblica è il bene primario da difendere. A ogni costo. La storia sta andando però in tutt’altra direzione. Speriamo che abbia avuto ragione il maestro Manzi: non è mai troppo tardi.

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TagsAlberto Manzi Antonio Gramsci casa nel bosco giustizia homeschooling Jean-Jacques Rousseau Paolo Andruccioli scuola

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