In Camerun, Paul Bya, 92 anni, al potere dal 1982, è stato rieletto presidente per l’ottava volta. Le elezioni presidenziali sono spesso truccate, come dimostrano anche le recenti elezioni in Costa d’Avorio e in Tanzania. Bya è riuscito a farsi rieleggere senza praticamente campagna elettorale, con una sola apparizione pubblica. Del resto, le lunghe assenze del presidente riconfermato sono state assai frequenti negli ultimi anni, sollevando molti interrogativi. Contrariamente ad altri casi, come vedremo, Biya aveva un vero concorrente, Tchirama Bakary. Secondo il Consiglio costituzionale, che il 27 ottobre ha pubblicato i risultati definitivi delle elezioni del 12 ottobre, Biya avrebbe ottenuto il 53,66% dei voti contro il 35,19% del suo rivale: non proprio quel plebiscito a cui pure le presidenziali in Africa ci hanno spesso abituati, ma comunque un risultato che è bastato per riconfermarlo.
A 92 anni, dunque, Paul Biya è diventato il capo di Stato eletto più anziano oggi in funzione nel mondo, quarto assoluto per longevità al potere, preceduto dal presidente della Guinea equatoriale, 83 anni, in funzione dal 1979, dal re di Svezia, 79 anni, sul trono dal 1973, e dal sultano del Brunei, 79 anni, dal 1967, che detiene il primato mondiale al potere tra i viventi. Il mandato presidenziale in Camerun è di sette anni, Biya potrà dunque restare alla testa dello stato fino a 99 anni, salute permettendo.
Il rivale, Tchirama Bakary, più volte ministro e membro del governo di Biya fino a giugno, subito dopo il voto si era proclamato vincitore con il 54,8% dei voti contro il 31,35% dell’anziano presidente. Ha accusato il potere di brogli e di manipolazioni, e i suoi sostenitori, già prima della proclamazione ufficiale dei risultati, erano scesi nelle strade. Le tensioni si sono accentuate all’annuncio del Consiglio costituzionale. Ci sono stati scontri tra manifestanti e polizia, nella capitale Yaoundé e in varie città del Paese, con blocchi stradali, barricate ed edifici pubblici dati alle fiamme, con diverse vittime, poiché le forze dell’ordine hanno sparato pallottole reali, senza contare i feriti e gli arrestati. Finora non è stato ancora possibile fare un bilancio delle violenze. Originario della città di Garoua, Tchirama Bakary si è visto circondare la sua casa nella città del nord del Paese, dove si è rifugiato dal giorno del voto, dai suoi sostenitori timorosi di una qualche ritorsione del potere nei suoi confronti, quando si erano diffuse voci su un imminente attacco della gendarmeria contro la sua residenza.
I doverosi dubbi sulla trasparenza dei risultati sono stati fatti propri non solo dalle opposizioni, ma anche dalle diplomazie di diversi Paesi: Stati Uniti, Canada, Svizzera, le delegazioni dell’Unione europea e di Paesi membri hanno boicottato la cerimonia dell’annuncio dei risultati ufficiali nella sede del Consiglio costituzionale a Yaoundé. L’Alto commissariato dell’Onu ai diritti umani ha affermato di avere ricevuto molte segnalazioni di morti e feriti. Ha fatto appello alla moderazione, e ha chiesto la cessazione delle violenze e l’apertura di un’inchiesta. Ci si domanda ora quale sarà l’atteggiamento dell’esercito in un Paese che, già prima del voto, sembrava governato unicamente dalla corruzione e dall’incertezza nella direzione del potere. Le manifestazioni di questi giorni hanno bloccato, fra l’altro, le attività economiche praticamente ovunque.
Il Camerun non è il solo Paese africano a conoscere un sistema elettorale non trasparente. In altri casi, l’elezione presidenziale è stata manipolata semplicemente eliminando la concorrenza. In Costa d’Avorio, il 25 ottobre, il presidente, Alasane Ouattara, 83 anni, si è assicurato il suo quarto mandato, impedendo ai suoi due principali rivali di presentarsi come candidati. I dati ufficiali lo hanno accreditato dell’89,77% dei suffragi. In Tanzania si è votato ieri per la riconferma della presidente uscente, Samia Suluhu Hassan. Come vicepresidente era arrivata al potere senza voto, succedendo al presidente John Magufuli, morto nel marzo 2021. Negli ultimi mesi, prima delle elezioni, aveva eliminato i suoi principali concorrenti potenziali attraverso accuse e manovre politiche. Le organizzazioni per i diritti umani e la società civile l’accusano di usare con metodo la repressione politica nei confronti delle opposizioni.
Insomma, tra costituzioni ad personam, spostamento o mancanza dei limiti al numero dei mandati presidenziali, brogli ed eliminazione della concorrenza, i presidenti in Africa si assicurano una lunga permanenza al potere proprio in quello che è il continente più giovane del pianeta.








