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Un Nobel di destra coi fiocchi

13 Ottobre 2025 Claudio Madricardo  1332

La scelta del comitato di Oslo di assegnare il Nobel per la pace a Maria Corina Machado, leader indiscussa dell’opposizione venezuelana, non ha sorpreso solo il mondo ma anche la diretta interessata che mai si sarebbe attesa una decisione del genere. Essa è giunta in un momento in cui si era andato affievolendo lo scontro che oppone Nicolás Maduro e la sua cerchia – accusati di avere stravolto il risultato elettorale del 2024 – allo schieramento dell’opposizione, a causa della dura repressione messa in atto dal regime contro ogni manifestazione di dissenso. Con l’anziano Edmundo González Urrutia, proclamatosi vincitore con il 67% dei voti, esule in Spagna, e con la stessa Machado costretta alla clandestinità per non essere arrestata.

Alla fine, il saccheggio di tutte le materie prime, la violazione quotidiana dei diritti umani, i circa nove milioni di esuli venezuelani, in buona parte costretti all’esodo dal governo di Maduro – e, per quanto riguarda noi italiani, la detenzione di Alberto Trentini – non hanno fatto più notizia. Da tempo le vicende del Venezuela avevano smesso di occupare le prime pagine della stampa mondiale, sostituite dal conflitto in Ucraina, e soprattutto dai crimini dell’esercito israeliano che, per la prima volta nella storia recente, ha scatenato una guerra contro una popolazione civile. Quando negli ultimi tempi si è parlato di quel Paese, ciò si deve soprattutto alle “stravaganze” a cui Maduro ci ha abituati: una su tutte, la consuetudine di anticipare il Natale di qualche mese. Oppure alla decisione di Donald Trump, in palese violazione del diritto internazionale, di scatenare la guerra ai narcotrafficanti: il che ha comportato il bombardamento e l’affondamento di alcuni natanti nel Caribe venezuelano, offrendo al regime l’occasione per una mobilitazione generale dei propri sostenitori in armi, al fine di fronteggiare il pericolo di una possibile invasione yankee.

Ora, il Nobel per la Pace, assegnato per la settima volta all’America latina, e toccato in passato a personaggi come Adolfo Maria Pérez Esquivel e Rigoberta Menchú, che per un momento ci aveva fatto vivere l’incubo di un possibile riconoscimento a Trump – ovvero a colui che è stato il primo sostenitore del massacro dei palestinesi da parte delle forze armate israeliane, il quale solo per l’indignazione mondiale contro i suoi crimini ha dovuto prendere le distanze da Netanyahu –, va a premiare una donna che per tanti versi gli assomiglia. Anche se perseguitata dal regime chavista, infatti, è la rappresentante di una destra radicale vicina alla spagnola Vox. Figlia di un industriale dell’acciaio, ammiratrice di Margaret Thatcher, è nota in Venezuela come la dama de hierro. Favorevole alla competizione e al mercato, che preferisce alla solidarietà e alle politiche sociali, le sue ricette prevedono privatizzazioni, riduzione drastica dello Stato e piena apertura ai capitali stranieri, in perfetta linea con il neoliberismo dell’argentino Javier Milei, le cui politiche hanno penalizzato i più deboli, a partire dai pensionati. Ed è favorevole alla privatizzazione di Petróleos de Venezuela S.A. (Pdvsa), la compagnia statale che contribuisce in modo significativo all’economia del Paese.

Del resto Machado, leader di quelli che vengono chiamati magazuelani (sull’esempio dei Maga statunitensi), fondatrice di Vente Venezuela, un partito sostenuto dalle classi medio-alte urbane e dai settori imprenditoriali più conservatori, non è un volto nuovo della politica venezuelana. Nel 2002, partecipò al tentato colpo di Stato contro Hugo Chávez, mentre oggi invoca l’invasione del suo Paese per poter scalzare Maduro. Alla fine, anche in una possibile e auspicabile transizione che possa portare a una pacificazione, la sua figura è divisiva, ben lontana da quella di una vera costruttrice di pace. E le sue posizioni filoisraeliane – che condivide con l’altro campione del radicalismo di destra, Javier Milei – l’hanno portata a giustificare i massacri compiuti a Gaza.

Il comitato di Oslo, con la sua scelta, ha evitato di accontentare il narcisismo di Trump, ma ha premiato una visione del mondo ampiamente condivisa da Machado, che non a caso ha dedicato a lui il premio. Facendo rimpiangere altri premi, assegnati in passato a persone che, con la loro azione, avevano saputo diventare simboli universali del dialogo e della riconciliazione.

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Archiviato inAmerica latina Dossier Editoriale
TagsClaudio Madricardo Maria Corina Machado Nobel regime di Maduro Venezuela

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