• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Piccolo viaggio dentro le fazioni palestinesi

Piccolo viaggio dentro le fazioni palestinesi

Ci sono i gruppi islamisti, quelli marxisti, l’Autorità nazionale palestinese dominata da Fatah. Barghouti è l’uomo che potrebbe riuscire a riunire le diverse forze

13 Ottobre 2025 Eliana Riva  1175

Prigioniero da oltre vent’anni, Marwan Barghouti resta il simbolo di una possibile unità palestinese. Leader carismatico di Fatah durante le intifade, figura rispettata anche da chi non condivide le sue posizioni, è l’uomo che potrebbe tenere insieme un popolo diviso tra Gaza e Cisgiordania. È in prigione dal 2002, quando Israele lo ha accusato di omicidio e condannato a cinque ergastoli. Dietro le sbarre, ha continuato a guidare le iniziative dei prigionieri, a mantenere contatti con la società civile, trasformando la sua condizione personale in una leadership condivisa. La sua popolarità attraversa fazioni e generazioni, collegando chi cerca rappresentanza politica e chi una guida morale, creando un consenso che nessuna divisione interna è riuscita a spezzare.

La frammentazione politica palestinese è storica, e Israele l’ha amplificata e sfruttata con calcolo. La separazione tra il governo della Cisgiordania, dominato da Fatah, e il controllo di Gaza, da parte di Hamas, indebolisce la società palestinese e complica le trattative internazionali. Ma, soprattutto, è utilizzata da Israele per giustificare operazioni militari con la scusa della lotta all’estremismo. È questa la narrativa che Tel Aviv sfrutta per difendere violenze, arresti e limitazioni della libertà.

Fatah resta il partito principale in Cisgiordania, radicato nelle istituzioni storiche dell’Olp e perno dell’Autorità nazionale palestinese, ma percepito come distante e corrotto, attento più a conservare le relazioni internazionali che a rispondere alle istanze popolari. Hamas governa Gaza con un controllo capillare, coordinando i servizi essenziali, e mantiene la lotta armata come elemento centrale della sua strategia. Il Jihad islamico palestinese è più militarizzato, concentrato su operazioni contro Israele e meno sulla gestione civile. I gruppi marxisti (il Fronte popolare per la liberazione della Palestina e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina) perseguono ideali di giustizia sociale e mobilitazione, ma hanno un peso limitato nella politica quotidiana. Sigle minori operano come opposizione locale o forza di resistenza, accentuando la complessità e rendendo qualsiasi tentativo di unità un equilibrio fragile tra interessi diversi, pressioni esterne e rivalità storiche.

Una rappresentanza politica forte e unitaria sarebbe utile a unificare i territori palestinesi occupati (Gaza e Cisgiordania), aumentando la legittimità della rappresentanza, che troverebbe nuova forza nella negoziazione e maggiore riconoscibilità internazionale. L’unità è ostacolata da Israele, che preferisce una leadership debole e divisa. Gli arresti e le uccisioni di intere generazioni di possibili leader servono a delegittimare le rivendicazioni e le legittime aspirazioni del popolo palestinese.

Ma la rottura è anche interna. La recente notizia dell’incontro tra il vicepresidente dell’Autorità nazionale palestinese, Hussein al-Sheikh, e l’ex premier britannico Tony Blair, per discutere i piani postbellici su Gaza e l’implementazione del piano di Donald Trump, mostra quanto l’Anp sia pronta a subordinarsi agli interessi esterni, pur di conservare potere e fondi. Al-Sheikh ha dichiarato disponibilità a collaborare “per consolidare il cessate il fuoco, consegnare aiuti, liberare ostaggi e prigionieri e avviare la ricostruzione”, sottolineando l’urgenza di recuperare i fondi palestinesi trattenuti e di proteggere la soluzione dei due Stati. L’Autorità è disposta più o meno a tutto pur di dimostrarsi partner affidabile agli occhi degli Stati Uniti e dell’Occidente. È il tentativo di tenersi stretto quel minimo di potere e, soprattutto, i finanziamenti di cui è oggetto.  Tutto ciò consolida la percezione di sudditanza ed è causa di perdita di fiducia e consensi tra i palestinesi. Da anni l’Anp ha accordi di collaborazione con Israele, rispondendo positivamente alle sue richieste: dagli arresti mirati alla limitazione della libertà di movimento, alle pressioni economiche e alle imposizioni politiche. La leadership palestinese appare più impegnata a conservare la propria esistenza amministrativa che a costruire un fronte unitario capace di rivendicare diritti e governance su tutta la Palestina. L’incontro con Blair, figura controversa per la sua responsabilità nell’invasione dell’Iraq nel 2003, simboleggia questo atteggiamento.

Barghouti è una figura in controtendenza rispetto a questa sudditanza. Aggrega consenso, media tra le fazioni e mantiene vivo il progetto di unità nazionale, opponendosi all’uso della divisione come strumento di controllo. La sua liberazione potrebbe rafforzare la rappresentanza palestinese, dare voce a una leadership credibile e creare le condizioni per un governo unificato capace di trattare con Israele e la comunità internazionale da una posizione di forza. Nonostante le richieste che Hamas ha fatto a Israele e ai negoziatori, Tel Aviv ha già annunciato che non intende liberare Barghouti, nello scambio di prigionieri e ostaggi previsto dal cessate il fuoco, confermando come l’occupante voglia continuare a indebolire la leadership palestinese più rispettata, per mantenerne il controllo e la divisione interna. Oltretutto, Barghouti di recente è stato vittima della violenza del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir. Il suprematista ebraico ha raggiunto il leader palestinese nella sua cella per minacciarlo e umiliarlo.

1.239
Archiviato inArticoli
TagsEliana Riva fazioni palestinesi Marwan Barghouti Palestina

Articolo precedente

Ex Ilva, verso lo sciopero generale

Articolo successivo

Se il “campo largo” va bene

Eliana Riva

Articoli correlati

Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?

E c’è poi la guerra tra il Pakistan e l’Afghanistan

In Israele una cittadinanza basata sul razzismo

In Cisgiordania è vendetta di Stato

Dello stesso autore

Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?

E c’è poi la guerra tra il Pakistan e l’Afghanistan

In Israele una cittadinanza basata sul razzismo

In Cisgiordania è vendetta di Stato

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA