• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Dalla Camera, terzo via libera al maggiore attacco alla Costituzione

Dalla Camera, terzo via libera al maggiore attacco alla Costituzione

La separazione delle carriere dei magistrati

19 Settembre 2025 Stefania Limiti  1179

La consolidata prassi, che prevede compostezza e niente battimani dai banchi al centro della Camera, quelli in cui siedono i rappresentanti del governo, è andata letteralmente in pezzi dopo il terzo voto di approvazione del disegno di legge costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. Niente quorum dei due terzi (che eviterebbe il referendum) ma un bel bottino di 243 sì e 109 no, e un tifo da stadio che ha attraversato sguaiatamente ministri e sottosegretari, mentre, fuori dall’Aula, il Transatlantico, generalmente desolato, veniva ravvivato da una folla di deputati/e della destra richiamati con un perentorio messaggino a rispettare la presenza; e dove quasi risplendeva il pallore di Marta Fascina, che di solito non ci pensa proprio a venire alla Camera, ma stavolta sì per onorare il suo Silvio, nel giorno del terzo via libera della legge “ammazza magistratura”.

Gongolava anche il ministero degli Esteri, Tajani, perché che vuoi che sia Gaza di fronte alla separazione delle carriere? E Nordio, e la sua fida capo di gabinetto Bartolozzi, facevano su e giù tronfi e incuranti del tribunale dei ministri, e del salvataggio assicurato al torturatore Almasri, perché tanto i numeri ci sono per rispedire al mittente la richiesta di autorizzazione a procedere arrivata dal tribunale per quell’osceno favore agli amici criminali.

La controriforma costituzionale, approvata tra l’entusiasmo rozzo della destra e la mestizia della sinistra, modifica il Titolo IV della Costituzione, con l’obiettivo di separare le carriere dei magistrati requirenti e giudicanti. Vediamo brevemente le novità:

 – Due Csm: vengono previsti due distinti organi di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura giudicante e il Consiglio superiore della magistratura requirente.

 – Composizione e sorteggio dei due Csm: la presidenza di entrambi i Csm è attribuita al presidente della Repubblica, mentre sono membri di diritto del Consiglio superiore della magistratura giudicante e del Consiglio superiore della magistratura requirente, rispettivamente, il primo presidente della Corte di cassazione e il procuratore generale della Corte di cassazione; gli altri componenti di ciascuno dei Csm sono estratti a sorte per un terzo da un elenco di professori e avvocati compilato dal parlamento in seduta comune, e, per i restanti due terzi, rispettivamente, tra i magistrati giudicanti e tra i magistrati requirenti: in quest’ultimo caso senza alcun riguardo per attitudine, volontà e capacità specifica, per gli altri viene stilato un elenco; l’asimmetria di trattamento è un proclama degli intenti punitivi verso i magistrati. Si prevede, inoltre, che i vicepresidenti di ciascuno degli organi siano eletti fra i componenti sorteggiati dall’elenco compilato dal parlamento. I componenti, designati mediante sorteggio, durano in carica quattro anni, e non possono partecipare alla procedura di sorteggio successiva; i componenti non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali né far parte del parlamento o di un Consiglio regionale.

 – Nasce l’Alta corte disciplinare: dopo la composizione, l’altra novità riguarda l’istituzione dell’Alta corte cui è attribuita la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati ordinari, sia giudicanti sia requirenti. L’organo è composto da quindici giudici così selezionati: tre componenti nominati dal presidente della Repubblica; tre estratti a sorte da un elenco compilato dal parlamento in seduta comune; sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti, in possesso di specifici requisiti; tre estratti a sorte tra i magistrati requirenti, in possesso di specifici requisiti. Il presidente dell’Alta corte deve essere individuato tra i componenti nominati dal presidente della Repubblica, e quelli sorteggiati dall’elenco compilato dal parlamento. Si prevede la possibilità di impugnare le sentenze dell’Alta corte dinanzi all’Alta corte medesima, che giudica in composizione differente rispetto al giudizio di prima istanza. I giudici dell’Alta corte durano in carica quattro anni, e l’incarico non può essere rinnovato. L’ufficio di giudice dell’Alta corte è incompatibile con quelli di membro del parlamento, del parlamento europeo, di un Consiglio regionale e del governo, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni altra carica e ufficio indicati dalla legge.

Questa nuova architettura della magistratura spezza l’unicità della giurisdizione finora garantita dall’impianto costituzionale: non si separano le carriere, si spezza la giurisdizione tra chi giudica e chi accusa, due sfere che sarebbero divise definitivamente, se fosse approvata la controriforma, in due mondi privi di cultura e visioni comuni. Il pubblico ministero potrebbe venire fuori più spavaldo e autoreferenziale, in cerca di notorietà e di “prede”, ma anche più facile da attrarre dentro una dimensione governativa che ne ucciderebbe l’indipendenza. Se rappresentiamo, in uno stesso quadro, la separazione delle carriere, l’abolizione dell’abuso di ufficio e l’imminente intervento legislativo sulla colpa erariale che azzoppa la Corte dei conti (il disegno di legge del governo è al Senato), la prospettiva di uno scudo penale per le élite dirigenti e i colletti bianchi è dietro l’angolo.   

Secondo i rumors del Transatlantico, la destra avrebbe l’intenzione di incassare la definitiva approvazione del Senato in tempi brevissimi, bruciando ogni passo regolamentare, come del resto ha fatto fin qui, per avviare la campagna referendaria alla quale anche l’Associazione nazionale magistrati si prepara ormai da tempo. “Abbiamo costituito un comitato a cui possono partecipare solo singole persone, senza un passato politico alle spalle, perché assolutamente non intendiamo apparire come fiancheggiatori di partiti politici”, ha detto Cesare Parodi, presidente dell’Anm, che mostra fiducia nell’efficacia di una campagna asettica dal punto di vista politico. Chissà se la fiducia è ben riposta; di certo ci sarà bisogno di una alleanza piena tra la politica e la società civile, perché la sfida è totale, diremmo definitiva. La destra, infatti, non intende solo vendicarsi di un potere dello Stato che si è trovato a svolgere un compito di contropotere contro corruzione e attitudine criminogena della classe politica – suo malgrado, e nonostante i suoi stessi esordi (la magistratura repubblicana è stata a lungo egemonizzata da persone di una cultura ereditata dal regime fascista) –, con questa manomissione costituzionale, Meloni e i suoi alleati intendono consumare la vendetta a lungo covata contro la Carta antifascista del 1948.  

1.196
Archiviato inArticoli
Tagsattacco Costituzione magistratura separazione carriere Stefania Limiti

Articolo precedente

Il futuro incerto dell’Indonesia

Articolo successivo

Conti in ordine? D’accordo, ma la giustizia sociale?

Stefania Limiti

Seguimi

Articoli correlati

Legge elettorale, scontro nella destra

Legge elettorale: destra in cerca di un accordo, centrosinistra in affanno

Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla

Legge elettorale: il testo base c’è

Dello stesso autore

Legge elettorale, scontro nella destra

Legge elettorale: destra in cerca di un accordo, centrosinistra in affanno

Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla

Legge elettorale: il testo base c’è

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Fronte ucraino, il rischio è quello di un allargamento della guerra
Giorgio Graffi    13 Luglio 2026
Ordine pubblico e democrazia
Guido Ruotolo    9 Luglio 2026
Meloni frustrata nella sua ricerca di un capo
Rino Genovese    7 Luglio 2026
Ultimi articoli
Una settimana nella vita di Nigel Farage
Agostino Petrillo    16 Luglio 2026
Myanmar, centomila morti e uno Stato fallito
Marco Santopadre    15 Luglio 2026
Il vertice Nato, i capricci di Trump, la Turchia
Eliana Riva    14 Luglio 2026
Remigrazione nel Paese che fu dell’apartheid
Luciano Ardesi    13 Luglio 2026
In Giappone il flop del riarmo
Marco Santopadre    8 Luglio 2026
Ultime opinioni
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Una casa per il circolo Gianni Bosio?
Paolo Andruccioli    3 Luglio 2026
Chiesa, i lefebvriani all’attacco
Rino Genovese    2 Luglio 2026
Elly Schlein e l’establishment
Rino Genovese    26 Giugno 2026
Dell’Utri 2, un’archiviazione che non archivia nulla
Stefania Limiti    11 Giugno 2026
Ultime analisi
La pelle del serpente: tutte le metamorfosi di AfD
Agostino Petrillo    10 Luglio 2026
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Ultime recensioni
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Genocidio del Ruanda, una “Lettera all’assente”
Katia Ippaso    29 Giugno 2026
Ultime interviste
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA