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Messico, i successi di Claudia Sheinbaum

La presidente esponente di Morena, il movimento fondato da López Obrador, sta ottenendo notevoli risultati in materia di riduzione della povertà e delle diseguaglianze

18 Settembre 2025 Claudio Madricardo  1949

Mentre i suoi colleghi progressisti di Cile, Colombia, Brasile e Bolivia combattono giorno per giorno, e spesso inutilmente, per guadagnare qualche punto percentuale in più nel consenso degli elettori, la messicana Claudia Sheinbaum (vedi qui), stando a tutti i sondaggi pubblicati, gode di un gradimento che oscilla tra il 70 e l’80%. Un caso assolutamente unico nel panorama latinoamericano.

A poco meno di un anno dal suo insediamento, un sondaggio di fine agosto, condotto da Enkoll per “El País” e “W Radio”, le ha assegnato il 79% di consensi, premiando così i programmi sociali messi in atto dal suo governo; soltanto il 18% della popolazione l’ha bocciata a causa dell’imperversare della criminalità. Un problema che, peraltro, è riconosciuto dalla maggioranza dei messicani come il maggiore che il Paese si trovi ad affrontare. Secondo un altro studio, condotto nell’agosto scorso da Mitofsky, impresa leader in America nel campo dei sondaggi, Sheinbaum gode del 71,4% di approvazione dei cittadini; la percezione della sua azione di governo riscuote il favore del 93% dei messicani e il 65,8% ritiene che il Paese stia meglio rispetto all’inizio della sua amministrazione. Ancora secondo questo studio, il 58% degli intervistati afferma che Sheinbaum ha fatto più del previsto, mentre il 36% è convinto che abbia rispettato quanto promesso. Tra i principali risultati che le vengono riconosciuti c’è il sostegno sociale ai giovani e agli anziani, e i programmi a favore delle donne. Un altro aspetto importante riguarda la gestione della politica estera. Anche secondo questo studio, l’insicurezza e la criminalità rimangono tuttavia il problema principale del Paese per il 45,9% dei cittadini; il 9,7% ritiene che il suo più grande difetto finora sia stato quello di “non combattere il crimine”. Il 68% degli intervistati pensa che il Messico stia migliorando, in particolare per quanto concerne i diritti delle donne e il sostegno sociale. Inoltre, sette cittadini su dieci sono fiduciosi che la situazione migliorerà ulteriormente in questo semestre. Con la lotta alla corruzione che si fa ancora attendere, il 47% degli intervistati ritiene che non sia migliorato nulla con Sheinbaum, e l’11% dei cittadini la identifica come il problema principale del Paese.

Con questo livello di approvazione, Sheinbaum ha potuto figurare come uno dei presidenti messicani più apprezzati, quando, il 1° settembre scorso, ha presentato il suo primo bilancio di quanto fatto – dall’ottobre del 2024 al giugno di quest’anno –, superando Vicente Fox e Enrique Peña Nieto, e avvicinandosi, secondo Mitofsky, ai livelli registrati da Andrés Manuel López Obrador nel 2019, e anzi superandoli di sei punti stando al sondaggio di Enkoll. Prima donna a diventare presidenta del Messico, Claudia Sheinbaum si è posta, fin dall’inizio, in continuità col progetto del suo predecessore, López Obrador appunto, incentrando l’azione di governo sulle politiche sociali, la salute e l’economia. Alla fine, negli ultimi sette anni, il Movimiento regeneración nacional (Morena), che López Obrador aveva fondato nel 2012, ha fatto uscire più di 13,5 milioni di messicani dalla povertà estrema. “Amiche e amici: stiamo andando bene e andremo meglio” – ha detto Sheinbaum presentando il suo bilancio nel palazzo nazionale. E ha chiuso su un tono ottimista: “Con la forza del Messico, del nostro popolo, camminerò senza sosta, con rettitudine, con coraggio, e onorerò sempre la fiducia riposta in me”.

Il suo predecessore aveva lanciato, in campagna elettorale, l’ambizioso programma di una “quarta trasformazione” del Messico, dopo l’indipendenza dalla Spagna nel 1821, dopo la guerra tra liberali e conservatori – da cui emersero le Leggi di riforma, con la separazione tra Stato e Chiesa –, e dopo la rivoluzione contro il regime di Porfirio Díaz, che portò alla Costituzione attualmente in vigore. Un obiettivo che aveva conferito a López Obrador “quell’aria messianica che ha entusiasmato molti dei suoi seguaci” – come ebbe a scrivere lo scrittore e giornalista messicano Sergio Sarmiento sul quotidiano “Reforma”.

Riferendosi al suo governo e al primo bilancio della sua amministrazione, Sheinbaum ha parlato di “continuità con cambiamento”, suggerendo che quello da lei presentato può essere definito il settimo bilancio, dopo i sei relativi al mandato di López Obrador. Un modo per onorare il suo predecessore, in qualche modo distinguendosi da lui. Sheinbaum ha sostenuto che la sua gestione si basa su risultati tangibili, con particolare attenzione alla sicurezza, alla salute, al benessere sociale e alla crescita economica. E ha ricordato che il suo governo ha come asse centrale la giustizia sociale e il rafforzamento dello Stato per un Paese più equo, competitivo e sovrano. Tra i punti positivi, gli investimenti diretti esteri, che quest’anno hanno superato i trentasei miliardi di dollari, la disoccupazione, scesa al 2,7%, e l’inflazione, nel mese di luglio al 3,5%.

In politica sociale ha un forte significato il fatto che 20.358 comunità indigene e afro-messicane ricevano direttamente parti del bilancio pubblico, mentre circa il 2,3% del Pil è andato ai programmi di welfare destinati a più di trentadue milioni di famiglie. Per quanto riguarda la sanità, Sheinbaum ha ricordato di avere inaugurato quindici ospedali, e che nei prossimi quattro mesi ne saranno inaugurati altri sedici, per un totale di trentuno ospedali alla fine di quest’anno. Chiudono la lunga lista di realizzazioni l’aumento del salario minimo – del 12% – e la sicurezza sociale per i lavoratori delle piattaforme digitali.

Nel suo primo rapporto, Sheinbaum ha descritto un Paese in marcia, con un Pil superiore a quanto originariamente stimato, con un’inflazione contenuta, una moneta relativamente stabile, e con bassi tassi di disoccupazione. Tuttavia, sebbene la crescita sia positiva, è ancora notevolmente bassa. La stima dell’1,2% di crescita del Pil, indicata dalla presidente, è smentita dal rapporto trimestrale più recente del Banco de México, che ha stimato una crescita attorno allo 0,6%. Inoltre, il rapporto di Sheinbaum non ha parlato del calo degli investimenti, che, dall’inizio dell’amministrazione fino a maggio – ultimi dati disponibili –, sono diminuiti del 5,5%. Né ha detto qualcosa sulle necessità nel settore energetico e su una politica che regoli il mercato. Perché, come osservano alcuni critici, senza investimenti non ci sarà crescita sostenuta, e senza certezza normativa non ci saranno investimenti.

Sta di fatto che il peso non si è svalutato, come molti auspicavano, anche dopo la guerra commerciale di Trump. Al contrario, la valuta messicana si è apprezzata di quasi il 10% quest’anno. Se due decenni fa i più ricchi guadagnavano trentacinque volte di più dei più poveri, i governi di Morena hanno ridotto quel divario a quattordici volte, e hanno l’intenzione – ha assicurato Sheinbaum – di continuare a ridurlo. Obiettivo del suo governo è consolidare i progressi sociali del lavoro. E per raggiungere quest’obiettivo la presidente deve rafforzare l’economia. A tal fine, ha progettato una strategia a due vie. Da un lato, sostiene i negoziati con gli Stati Uniti, per evitare le temute tariffe doganali, difende i migranti messicani e ricorda la responsabilità di quel Paese nella diffusione delle droghe. Dall’altro, intende sostenere l’industria nazionale e diversificare lo scambio commerciale con altri Paesi e regioni del mondo, per diminuire la dipendenza messicana dagli Stati Uniti.

Nei rapporti con l’inquilino della Casa Bianca, Sheinbaum ha ripetuto più volte che bisogna avere la “testa fredda”, e che non ha intenzione di litigare. Ma non sta zitta di fronte alle intemperanze. Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale del Messico, e viceversa, ed entrambi i Paesi, insieme al Canada, sono ancora legati al T-Mec, un trattato che è in sospeso dal ritorno di Trump. Per un’economia interconnessa, la stabilità di questo legame è fondamentale. Sulle accuse mosse da Trump relativamente alla droga, Sheinbaum ha ricordato che gli Stati Uniti sono il Paese leader nel consumo, e gli ha suggerito di concentrarsi sulle cause, assumendo il problema come inerente alla sfera della salute, non circoscrivendolo alla sola repressione poliziesca. Gli ha chiesto di fermare il traffico di armi in Messico, e di ammettere che l’epidemia di consumo di fentanil sia stata causata dai laboratori statunitensi, come dimostrato dalle stesse indagini giudiziarie negli Stati uniti.

Con Sheinbaum è stato sepolto l’approccio conflittuale che caratterizzava le conferenze stampa mattutine di López Obrador. Lei non le ha interrotte, ma le ha rese più brevi, evitando gli insulti ai quali si lasciava andare il suo predecessore. Durante i suoi incontri con la stampa, la presidente si mostra più gentile, non enfatizza e dà risposte concrete. Non sono mancati critiche e scontri con i giornalisti, sempre evitando gli attacchi personali, e comunque non cadendo in un conflitto costante.

Un’altra delle grandi sfide che Sheinbaum affronterà, nel suo secondo anno di governo, è quella di attuare l’ambiziosa riforma elettorale. Di questo progetto non si sa ancora molto, ma ha già messo in guardia sia l’opposizione sia gli alleati di Morena, il Partito verde e il Partito del lavoro. Questo perché il governo mira a eliminare i deputati plurinominali e a ridurre i finanziamenti dei partiti, due mosse che penalizzerebbero alquanto i piccoli partiti.

L’opposizione non è ancora riuscita a rialzarsi dalla sconfitta, non riuscendo a costruire un contrappeso a Morena. Il Movimento non solo ha riconquistato la presidenza, ma ha ottenuto la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Dal 1° settembre ha anche una presenza decisiva nella Corte suprema di giustizia, dopo l’elezione di tutti i membri del potere giudiziario con voto popolare. Per la prima volta, la Corte sarà presieduta da un giudice indigeno, Hugo Aguilar. Sei dei suoi nove membri – cinque donne, quattro uomini – hanno avuto legami con il governo. La presidente è convinta che si tratti di una democratizzazione della magistratura, ma i dubbi sono tanti, e resta da vedere se questi organi agiranno in modo indipendente o se opereranno in funzione della volontà del governo.

In un panorama che non desta particolari preoccupazioni, i problemi per Sheinbaum provengono dalle file di Morena. Mentre lei, in linea con il suo predecessore, si spende ogni giorno sull’austerità, sull’umiltà e sull’onestà come princìpi per rimanere vicini al popolo, si moltiplicano gli scandali di esponenti del Movimento pescati a far viaggi di lusso. Nella rete è caduto persino Andrés López Beltrán, figlio del grande moralizzatore Andrés Manuel López Obrador. Segretario dell’organizzazione di Morena, in viaggio di piacere a Tokyo, ha soggiornato in un hotel a cinque stelle ed è andato a fare shopping in un negozio Prada. Casi come questi sono ormai all’ordine del giorno. Ma ciò che ha travolto Adán Augusto López Hernández, uno dei leader più importanti di Morena, supera qualsiasi altro caso di corruzione o di malcostume: il personaggio è stato coinvolto in un caso di narcopolitica. All’epoca in cui era governatore di Tabasco, López Hernández aveva nominato segretario alla sicurezza Hernán Bermúdez Requena, che, nel luglio scorso, è stato accusato di guidare la Barredora, un’organizzazione criminale alleata con il cartello della droga Jalisco Nueva Generación. Bermúdez Requena era uccel di bosco e inseguito da un mandato di arresto internazionale. È stato arrestato, lo scorso 12 settembre in Paraguay, e sta per essere espulso verso il Messico. Dato che López Hernández ha scelto di sparire per molti giorni per evitare le domande imbarazzanti della stampa, è toccato a Sheinbaum fronteggiare il fuoco dei giornalisti, durante le sue conferenze mattutine. “Non proteggeremo nessuno” – ha promesso Claudia. Vedremo se saprà tenere fede alla parola data.

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