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Caso Apostolico, quel video più oscuro delle sue dimissioni

La giudice se n’è andata in pensione a soli sessant’anni, probabilmente a causa della tensione alimentata dalla destra per il suo non avere convalidato l’espulsione di tre migranti

9 Dicembre 2024 Stefania Limiti  1132

È un caso politico, solo un po’ affievolito dal silenzio della protagonista, almeno per ora. Si tratta delle dimissioni della giudice Iolanda Apostolico, sessant’anni, in pensione anzitempo e senza una motivazione dichiarata, dopo la gogna che l’ha colpita e ferita per avere rifiutato, nel settembre dello scorso anno, di convalidare l’espulsione di tre migranti tunisini trattenuti nel Cpr di Pozzallo, in base alle norme del “decreto Cutro”, un provvedimento feroce e simbolicamente molto importante per la destra. Così la magistrata che, invece, ha dato ragione ai tre migranti che avevano fatto ricorso, ordinandone la liberazione, è divenuta un simbolo di ciò che la destra vuole distruggere: una magistratura indipendente dal potere politico e libera di interpretare le leggi non secondo gli umori del Palazzo ma in base al diritto.

Il suo ordinario atto giudiziario ha assunto, per la destra, il sapore di un atto sovversivo contro cui è stata schierata la macchina del fango architettata dalla Lega: prese infatti a girare in rete, subito dopo l’ordinanza di Apostolico, il video di un sit-in di protesta sul diritto d’asilo organizzato nel 2018 da Caritas, vescovi e cittadinanza attiva, nel quale Apostolico era presente: non una manifestazione di scalmanati estremisti pronti ad assaltare i palazzi, ma un momento di raccoglimento della società civile, sgomenta e smarrita, in definitiva impotente, di fronte al nuovo assalto repressivo che metteva in discussione consolidati diritti umani, un luogo dove una cittadina-magistrata può stare senza rompere il suo patto di imparzialità. Ma bastò un attimo perché quel video divenisse il cavallo sul quale far galoppare l’accusa di politicizzazione, quasi un tic con cui le bande guidate dal vicepremier, Matteo Salvini, hanno insultato e schernito la magistrata, una nuova strega cui dare la caccia al tempo della destra meloniana, proprio com’è accaduto contro i suoi colleghi di Palermo del processo Open Arms, quelli della sezione immigrazione di Roma e poi di Bologna. Alcuni di questi magistrati e magistrate sono ora sotto scorta, perché è a rischio la loro incolumità.

Non sappiamo quali siano state le intime motivazioni che hanno portato Iolanda Apostolico a respingere la furia e la violenza mediatica contro di lei con le dimissioni: è persona riservata e schiva, sempre più chiusa nel suo silenzio dopo quanto le era accaduto, fanno sapere i colleghi ai giornalisti che cercano dettagli. Il Consiglio superiore della magistratura ha votato all’unanimità (una astensione), non essendo tenuto a discutere il merito della richiesta di dimissioni presentata senza motivazioni. Non è noto il motivo per cui la pratica è stata trattata dalla IV commissione competente tra le proposte di “particolare urgenza”: che urgenza c’era? Chi aveva fretta?

Vedremo se la diretta interessata vorrà dirne di più; mentre scriviamo, non risultano sue dichiarazioni, che del resto non sono essenziali per cogliere il cuore della vicenda, ma una nota dell’Associazione nazionale magistrati di Caltanissetta stabilisce un punto fermo, cioè il legame tra le dimissioni “volontarie” e la gogna:  “Deploriamo ancora una volta i toni sprezzanti e offensivi con i quali taluni esponenti della maggioranza politica del Paese e della stampa hanno ‘salutato’ la scelta di una nostra collega giudice, che si è trovata già esposta ad accanimento mediatico, di lasciare la magistratura, scelta personale e volontaria, che va semplicemente rispettata. Si è preferito scavare nelle vite private dei magistrati estensori, deplorarne la libertà di manifestazione del pensiero, e comunque, anche per criticarne le scelte, usare toni di stigma contro le loro persone con metodi aggressivi e intimidatori”.

La questione va oltre il caso Apostolico. Siamo di fronte a un piccolo laboratorio in cui si sperimentano modelli di giustizia nei quali chi applica la legge può essere pilotato, influenzato, finanche piegato agli interessi di una élite dominante priva di scrupoli: quel video da dove esce? Chi ha avuto interesse a conservarlo? Chi lo ha individuato cercava proprio lei, non certo gli esponenti della curia locale: qualcuno l’aveva messa sotto osservazione? Interrogativi inquietanti e destinati a non avere risposta, per ora. I rischi sono evidenti. Anche perché il Csm non ha voluto prendere una posizione di tutela al suo fianco: ha abbandonato Iolanda Apostolico, una collega che meritava solidarietà, forse così accelerando la sua scelta di abbondonare la toga.

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