• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Forza militare? Ciò che l’Europa potrebbe essere ma non è

Forza militare? Ciò che l’Europa potrebbe essere ma non è

16 Settembre 2021 Rino Genovese  1471

Von der Leyen, presidente della Commissione europea, sembra convinta che l’Unione debba dotarsi di una sua propria forza militare. Si parla di un piccolo esercito di cinque o seimila addetti, che – a differenza di quanto avviene con l’attuale battaglione dei millecinquecento, composto solo di forze di terra – dovrebbe potere intervenire nei cieli e nei mari, senza trascurare il cyberspazio, ovviamente, sempre più decisivo in qualsiasi scenario di guerra.

Ma è questa una buona proposta? Apparentemente sì, perché qualsiasi passo avanti nel senso di un’integrazione sovranazionale, dentro un processo politico iniziato nel lontano 1957 con i trattati di Roma, è da accogliere come una notizia positiva. Tuttavia, nel merito, le perplessità sono parecchie. Non è chiaro, per dirne una, quali sarebbero i rapporti di questa nuova forza militare con la Nato: se fossero “di sintonia”, come si è letto o sentito dire, l’Europa sarebbe di fatto ancora una volta al rimorchio della ben più consistente “protezione armata” offerta dagli Stati Uniti. Logica vorrebbe, se si procedesse verso una difesa integrata tra i paesi europei, che questa fosse del tutto separata dalla Nato, la cui funzione – è opportuno ricordarlo – si sarebbe esaurita già negli anni Novanta del Novecento, con la fine del mondo sovietico nei cui confronti la Nato avrebbe dovuto funzionare da ombrello protettivo.

C’è poi un altro punto da mettere a fuoco. La spinta verso una possibile forza armata europea (di cui peraltro si discorre da tempo, senza che mai si siano mossi dei passi concreti in questa direzione) è venuta da ciò che è accaduto in Afghanistan con la disordinata fuga degli americani, dopo un’occupazione durata vent’anni. Non sarebbe più giusto cominciare col dire che non soltanto il modo in cui è avvenuta la ritirata, ma l’intera “operazione Afghanistan” – a una riflessione ex post – risulta segnata dall’insensatezza? Che cosa avrebbe potuto l’Europa, pur dotata di una forza autonoma, in uno scenario così compromesso? Se ci si riferisce alle persone da salvare, con i mezzi militari già disponibili attualmente, da parte dei singoli paesi, sarebbe stato possibile fare di più e meglio. Se questi stessi paesi, però, non vogliono farsi carico di consistenti numeri di rifugiati, preferendo offrire denaro per ospitarli nelle regioni limitrofe (com’è accaduto con la Turchia riguardo ai siriani in fuga dalla guerra civile), a che pro una forza capace di pronto intervento per un ponte aereo tra l’Afghanistan e l’Europa?

Infine, un’altra considerazione, probabilmente decisiva. La costruzione europea è un processo in cui la politica è, o dovrebbe essere, al primo posto. Il vecchio e stracitato adagio secondo cui “la guerra è la politica continuata con altri mezzi” (il che era forse vero ai tempi di Napoleone, ma suona piuttosto falso oggi se solo si pensa al “complesso militare-industriale” protagonista delle guerre), di cui la presidente della Commissione di sicuro sarà a conoscenza, imporrebbe di procedere in senso inverso: prima ci si adopera per avere un’unica posizione in materia di geopolitica, dopo si pensa a sostenerla, semmai, con una forza militare integrata. Poiché in realtà l’Europa ha la coscienza divisa tra una retorica intorno ai “diritti umani” e la concreta non volontà di farsi granché carico dei rifugiati (a parte l’encomiabile eccezione della signora Merkel nel 2015, a fronte dei profughi provenienti dalla Siria), si può sostenere che il punto di partenza dovrebbe essere quello della questione delle quote: quante delle persone in fuga dai teatri di guerra, o dalla fame, vanno in questo paese, quante in quell’altro, e così via.

L’Europa nella sua storia recente ha spesso capovolto le priorità. Per esempio, non è che quella della moneta unica fosse una cattiva idea, tutt’altro; soltanto, la sua attuazione doveva essere preceduta, o almeno accompagnata, da un’integrazione sovranazionale a livello delle politiche fiscali e, soprattutto, dalla costituzione di una banca europea prestatrice in ultima istanza. È la tendenza verso una “sovranità condivisa” (per citare le parole di Mattarella) che va messa al primo posto. Se il metodo da seguire è quello dell’integrazione politica, si inizi a ragionare anzitutto sulle forme della politica. Anche a voler affrontare il tema militare, si cominci col dire cos’è, o cosa potrebbe essere, un’Europa di pace su una scena internazionale che vede il progressivo declino americano, l’emergere di una nuova grande potenza mondiale come la Cina, e i piccoli Stati europei sballottati tra i marosi e privi di bussola.

1.480
Archiviato inEditoriale
Tagsesercito Europa Rino Genovese Unione europea Ursula von der Leyen

Articolo precedente

Libano senza pace

Articolo successivo

Il capitalismo della mobilità e la gestione dei servizi

Rino Genovese

Articoli correlati

Rovesciare gli ayatollah?

Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa

L’Europa e il Putin dell’Occidente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dello stesso autore

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

2026, anno della verità

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Quell’antico amore per la Groenlandia
Vittorio Bonanni    8 Gennaio 2026
La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica
Agostino Petrillo    7 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA